Gli Emirati sfruttano il viaggio di Biden in Medio Oriente per spingere i propri interessi internazionali, mentre si mostrano disponibili con Washington. Dopo la riunione del formato I2U2, Abu Dhabi stanzia 2 miliardi per l’India

Gli Emirati Arabi Uniti si sono impegnati a stanziare 2 miliardi di dollari per contribuire allo sviluppo di una serie di “parchi alimentari” in India. Progetto con cui affrontare l’insicurezza alimentare in Asia meridionale e in Medio Oriente. Un investimento che rientra nell’ambito delle sempre più intense relazioni che Abu Dhabi sta costruendo con Nuova Delhi (e con altri partner asiatici come l’Indonesia e la Cina), e che arriva a latere del vertice I2U2, la sigla che sta per Israele-India più Usa-Uae.

Parlando a Gerusalemme in occasione dell’incontro con i leader degli Emirati Arabi Uniti, di Israele e dell’India, lo statunitense Joe Biden — in questi giorni in Medio Oriente — ha detto che l’investimento, guidato anche dal convogliamento di realtà private israeliane e americane, potrebbe “triplicare la resa alimentare dell’India nella regione in soli cinque anni”. Gli Stati Uniti forniranno un miliardo di aiuti (investimenti) per la sicurezza alimentare del Golfo, mentre i Paesi della regione si sono impegnati a stanziare 3 miliardi di dollari nei prossimi due anni per progetti in linea con le partnership statunitensi in materia di infrastrutture e investimenti globali.

Per gli Emirati gli interessi sono multipli. Il collegamento con il lato indiano del Mar Arabico è un allargamento dell’orizzonte potenziale della loro proiezione internazionale (e anche della collana di porti che progettano come infrastruttura geopolitica). Contemporaneamente c’è il tema della sicurezza alimentare, fattore di valore reciproco, che avvicina il cliente (l’India) al forniture. Qui si tocca anche il tema dell’energia, su cui i due Paesi hanno in piedi accordi (uno quarantennale) e potenziali allargamenti in funzione della crisi energetica innescata dal conflitto russo in Ucraina.

Allo stesso tempo, i contatti con l’India permettono ad Abu Dhabi di bilanciare il coinvolgimento verso l’Oriente anche agli occhi degli Stati Uniti. Uno degli impegni a più lungo termine dell’amministrazione è infatti quello di convincere i Paesi del Golfo a sganciarsi dalle connessioni che hanno con la Cina. È uno sforzo complesso, qualcosa che potrebbe coinvolgere anche l’India (rivale cinese e parte dei sistemi di contenimento che gli Stati Uniti stanno impostando nell’Indo Pacifico).

In questo, gli Emirati hanno una recettività relativa, come dimostra la vicenda degli F-35. Abu Dhabi cerca il bilanciamento strategico, con una visione pragmatica. Di rilievo i commenti di Anwar Gargash, consigliere diplomatico del presidente emiratino, Mohammed Bin Zayed. Parlando con i giornalisti ha detto che gli Emirati stanno cercando una distensione con l’Iran e sono contrari alla costruzione di un asse regionale anti-Teheran (su cui Israele sta spingendo e trovando intersezioni con Stato Uniti e Arabia Saudita) e ha annunciato che presto nella capitale della Repubblica islamica ci sarà una feluca emiratina. Contemporaneamente però ha anche detto che Abu Dhabi sosterrà qualsiasi accordo tra Arabia Saudita e Stati Uniti, se dovesse venire concordata un’intesa durante la visita di Biden.

Da sottolineare anche che l’Iran ha annunciato venerdì la sua prima divisione navale di droni che sarà dispiegata su unità navali nell’Oceano Indiano. Questa presenza, che si inserisce nelle attività in allungamento est-0vest (verso il Mar Rosso) anche recentemente evidenziate da Israele, segna un fattore ulteriore anche per gli interessi muovono in quelle acque. Anche davanti a questo, Abu Dhabi sceglie di essere misurata.

Nel quadro di queste visioni pragmatiche e misurate emiratine c’è anche una considerazione riguardo a quei partner orientali. Già nel 2023 l’India potrebbe diventare la prima potenza demografica al mondo, superando appunto la Cina. Mentre dalle ultime informazioni Pechino registra un brusco rallentamento della crescita economica nel secondo trimestre, dopo che la politica “zero Covid” ha scosso le fabbriche e i consumatori. I dati indicano che il Prodotto interno lordo è cresciuto dell’1% nel periodo aprile-giugno rispetto a un anno prima, rallentando rispetto al ritmo del 4,8% del primo trimestre. La crescita prevista sarebbe la più debole dal crollo del 6,9% registrato nel primo trimestre del 2020, quando la pandemia esplose a Wuhan.

Le ricadute economiche della pandemia, del cambiamento climatico, dell’insicurezza alimentare e della volatilità dei mercati energetici, ha detto Biden, sono state “aggravate dall’attacco brutale e immotivato” della Russia all’Ucraina. “Tutti questi problemi richiedono cooperazione e coordinamento, e nessuno di noi può dare una risposta completa da solo”, ha aggiunto. E su questo gli Emirati fanno segnare la loro presenza.

Oltre a favorire gli agricoltori locali, i parchi alimentari contribuirebbero a ridurre le barriere commerciali e a unificare gli standard di sicurezza alimentare, ha dichiarato il segretario agli Esteri indiano, Vinay Kwatra. I parchi alimentari potrebbero offrire all’India l’opportunità di effettuare il benchmarking dei suoi prodotti alimentari deperibili per l’esportazione globale e consentirebbero ai prodotti indiani di accedere ai mercati strategici del Golfo, a partire dagli Emirati Arabi Uniti. Ha detto che gli Stati indiani del Gujarat e del Madhya Pradesh – entrambi governati dal Bharatiya Janata Party del primo ministro Narendra Modi – stanno già effettuando le analisi di fattibilità di questi parchi, che inizialmente coltiveranno banane, patate, riso, cipolle e spezie.

Le agenzie delle Nazioni Unite hanno avvertito che la guerra in Ucraina e i cambiamenti climatici potrebbero portare la fame e le migrazioni di massa a livelli senza precedenti. Gli Stati arabi del Golfo importano l’80-90% dei loro prodotti alimentari e, sebbene la loro ricchezza petrolifera li renda meno vulnerabili all’aumento dei prezzi alimentari globali rispetto ai Paesi più poveri della regione, le interruzioni minacciano le loro catene di approvvigionamento e rischiosi contraccolpi sul piano della tenuta interna. Su questo l’India ha possibilità di integrarsi alle necessità della regione rispetto differentemente alla Cina che cerca (come succede in Africa) spazi per allargare la propria catena di approvvigionamento alimentare.

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