Dopo i ricorsi e la riapertura delle procedure, la fornitura di materiale sensibile sembra a un passo dall’essere (ri)assegnata a Tim. Tutti i dettagli e le preoccupazioni della politica per il ruolo dei colossi cinesi

Passati 15 mesi dalla presentazione delle offerte e dopo alcuni ricorsi, il bando miliardario per le telecomunicazioni delle forze di polizia sembra a un passo dall’aggiudicazione a Tim. La gara aveva alimentato preoccupazioni politiche per il possibile coinvolgimento di fornitori di tecnologia “ad alto rischio” (cioè le aziende cinesi Huawei e Zte). Rispondendo a un’interrogazione del Partito democratico, Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno, aveva citato la “cornice ordinamentale” composta da Golden power e Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica per rassicurare i deputati “circa i rischi di interferenza da loro stessi paventati”.

Il verbale redatto il 30 agosto 2022 dalla commissione della Direzione centrale dei servizi tecnico logistici e della gestione patrimoniale del Dipartimento della pubblica sicurezza del Viminale recita: “La Commissione propone l’aggiudicazione a favore della Società Telecom Italia Spa”. L’azienda guidata da Pietro Labriola, che ha nominato ad aprile Eugenio Santagata (amministratore delegato di Telsy) a capo della funzione Chief Public Affairs & Security Office, ha ottenuto 95,55 punti sui 100 attribuibili: 67,092546 su 70 per la parte tecnica, 28,460065 per quella economica. Il raggruppamento Wind3-Fastweb si è fermato a 71,49, mentre Vodafone Spa a 66,29.

A inizio novembre dell’anno scorso, la commissione giudicatrice incaricata della valutazione delle offerte tecnico-economiche aveva escluso le offerte di Wind3-Fastweb e Vodafone per “non conformità” delle stesse ai requisiti. Due settimane più tardi era stata pubblicata la proposta di aggiudicazione provvisoria a Tim per il servizio Lte Public Safety (anche 4G e 5G) a Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria in 11 province italiane. I deputati Enrico Borghi, responsabile sicurezza del Partito democratico, e Alberto Pagani, capogruppo dem in commissione Difesa, avevano sostenuto allora che “l’andamento dell’attuale gara sembra che possa andare nella giusta direzione. L’assoluta impenetrabilità non esiste, ma l’adozione delle migliori tecnologie e delle modalità operative più sicure è un prerequisito irrinunciabile”, aveva aggiunto.

Come dimostra un recente report del think tank Cefriel pubblicato ad aprile 2021, una buona fetta (a volte più della metà) dell’infrastruttura 5G dei principali operatori italiani è targata Huawei e Zte (definiti fornitori “non affidabili”).

A marzo, dopo i ricorsi al Tar del Lazio e la decisione del Consiglio di Stato, Vodafone e il raggruppamento WindTre-Fastweb erano state riammesse al bando facendo ripartire la gara da zero.

Ora, dopo le nuove valutazioni e con la recente proposta di aggiudicazione, il bando sembra tornare sulla via di Tim.

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