“Pronti a risollevare l’Italia” è il titolo del programma del partito di Giorgia Meloni, con priorità che vanno dal fisco al Pnrr, dalla sanità all’energia. Dove si annuncia subito un’unità di crisi per contrastare il caro bollette che arriverà tra l’autunno e l’inverno. Ecco il programma raccontato dalle voci di Fratelli d’Italia

Le elezioni politiche hanno decretato un vincitore su tutti. Fratelli d’Italia con il 26,1% è il primo partito del Paese, sia alla Camera che al Senato. Il centrodestra si attesta quindi intorno al 44%.

“Pronti a risollevare l’Italia” è il titolo del programma del partito di Giorgia Meloni con priorità che vanno dal fisco al Pnrr, dalla sanità all’energia, dove si annuncia subito un’unità di crisi per contrastare il caro bollette che arriverà tra l’autunno e l’inverno.

Prendendo spunto dalle interviste fatte da Formiche.net agli esponenti del partito uscito vincitore dalle urne, ecco i punti che sono stati toccati durante la campagna elettorale. La revisione del Reddito di cittadinanza, ma anche il digitale, il presidenzialismo (“è una battaglia che molti italiani sposano, ben oltre il perimetro del centrodestra”, ha detto La Russa), la politica estera e la flat tax raccontati dai diretti interessati.

ECONOMIA E FISCO, I PUNTI DEL PROGRAMMA

Riduzione delle tasse sul lavoro con il taglio del cuneo fiscale e contributivo, a vantaggio di lavoratori e imprese, e una revisione del Reddito di cittadinanza.

Come spiegato da Marcello Gemmato  il partito ritiene che il Rdc “debba essere percepito da chi ne ha diritto, vale a dire le persone inabili al lavoro, le persone che vengono espulse dal circuito lavorativo. Ma il diciottenne noi lo dobbiamo mettere nelle condizioni di poter lavorare e di non vivere con la paghetta di Stato”.

Sul lavoro e sul fisco, FdI punta all’alleggerimento del carico fiscale e burocratico ai lavoratori e imprenditori, mentre per la questione flat tax è “un obiettivo a medio termine, per i redditi fino a 100mila euro”, ha spiegato il responsabile Finanza di FdI, Maurizio Leo.

Sul fronte dell’approvvigionamento energetico italiano rispetto al mercato internazionale, mira all’autonomia del Paese dopo anni di acquisto dall’estero. E inoltre ritiene che in un periodo di emergenza, per sostenere l’economia bisogna intervenire, stando attenti a fare altro debito, perché “non è etico fare debito lasciandolo alle future generazioni”, ha detto Luca Sbardella.

ESTERI, EUROPA E DIFESA – TRA ATLANTISMO E REVISIONE DEL MEMORANDUM CINESE

“L’Ue è un gigante burocratico ma un nano politico”, ha detto Elisabetta Gardini, sostenendo che sì l’Italia ha bisogno di Europa, ma di un’altra Europa, “che cambi il proprio paradigma”.

L’ambasciatore Giulio Terzi sulla politica estera del partito e quindi sulla difesa ha confermato altresì l’atlantismo e l’europeismo che sono “due dimensioni strettamente correlate”. Inoltre, “l’integrazione delle strutture della difesa è un percorso comune europeo ineludibile, pur solidamente inserito come parte dell’Alleanza Atlantica, ma il tempo perso va rapidamente recuperato”, ha detto Terzi. L’ambasciatore ha anche sottolineato la coesione europea riguardo il tema energia, “andare da soli non è un’ipotesi. Vorrebbe dire, per ogni singola nazione, tornare inevitabilmente a comprare il gas russo”, ha affermato. Non dimenticando anche la questione del Memorandum della Via della Seta, firmato sotto il governo Conte, che merita secondo Terzi una “revisione approfondita e una stretta consultazione con i partner europei ed atlantici, al fine di riequilibrare i pesi con Pechino”.

SANITÀ, TERRITORIO LA PAROLA D’ORDINE

La parola d’ordine per la sanità è tornare sul territorio. Il partito, con Gemmato, responsabile del dipartimento Sanità di FdI, punta il dito sul “definanziamento di 37 miliardi nel decennio antecedente – al Covid (ndr) – che ha portato alla desertificazione e alla razionalizzazione più deleteria della rete ospedaliera, con la chiusura di pronto soccorsi e ospedali con il conseguente mancato apprezzamento del territorio”.

Negativa è stata la riforma del titolo V della Costituzione secondo il partito che ha portato al regionalismo sanitario.

La prima misura a cui si guarda è il “coinvolgimento profondo nella sanità dei medici di medicina generale e delle farmacie pubbliche e private convenzionate che, essendo uniformemente presenti sul territorio, evidentemente rendono una sanità territoriale importante”. Importanti inoltre saranno i fondi del Pnrr destinati alle 1350 case di comunità, con 605 centri operativi territoriali e 400 ospedali.

CLOUD ITALIANO E DIGITALE – SI PUÒ FARE DI PIÙ

Sul 5G con riferimento ai cosiddetti fornitori “ad alto rischio” cinesi, Alessio Butti, deputato di FdI, vicepresidente dell’VIII commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) ha detto che “è scattato un muro contro muro che ha affossato il 5G. Si è fermata la corsa tecnologica internazionale, si sono fermate le cooperazioni tra università e ricercatori dei vari Paesi. Molte parti del mondo hanno fermato le macchine sul 5G, che vuol dire innanzitutto internet industriale ovvero Industry 4.0. Vedremo che contraccolpi ci saranno su industrie grandi e piccole. Ne va della crescita economica e dell’occupazione e l’Italia deve riflettere su un tema così complesso. Al contrario vedo che altri Paesi europei continuano a cooperare e fare affari commerciali con la Cina e mi pare che lo stesso vale per molte società americane. Il tema non è ideologico e va affrontato con la ricerca delle reciproche convenienze, guardando innanzitutto agli interessi dell’Italia”.

Sulla rete unica le idee sono molto chiare. Il partito sostiene un modello di rete pubblica, unica e wholesale only, ma non supporta il progetto di Tim e Cassa Depositi e Prestiti “che prevede lo scorporo della rete e la sua acquisizione da parte di Cdp, che ingloberebbe nel progetto le strutture di Open Fiber”. FdI porta avanti il Progetto Minerva che “prevede attraverso una serie di passaggi mirati, una ‘nuova Tim’ che a quel punto sarà una società della rete, pubblica, unica e wholesale only, quotata in Borsa e con un titolo che riceverà una spinta propulsiva senza precedenti. Il tutto senza perdere un solo occupato e con Cdp che invece di spendere ingiustificatamente decine di miliardi di euro si ritrova anche euro in più”, ha affermato Butti.

E sui provvedimenti della Commissione europea presi nei confronti di Big tech, come Dma, Dsa, Data protection Act, Data Act, AI Act, che colpiscono le società americane (e molto meno quelle cinesi) il deputato ha detto che sono “norme studiate per dare ruolo e autonomia all’Europa e renderanno non soggiogabile da altre potenze, siano esse americane o cinesi. Noi tutti dobbiamo difendere le prerogative di sovranità digitale e industriale dell’Europa e, per coerenza, del nostro Paese. Pensare che queste norme europee colpiscano le società americane e non quelle cinesi è fuorviante. Gli europei sono da anni perfettamente profilati anche nelle emozioni di grandi Big Tech americani. Non farei distinzioni in un mondo multipolare. L’Europa deve cercare la sua strada”, ha concluso Butti.

 

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