Dopo il passo indietro di Msc, il destino dell’ex Alitalia torna ad essere avvolto nella nebbia. Ora in pista rimane solo Certares, ma per l’economista del Bruno Leoni è ora di finirla con la magia industriale: serve una soluzione definitiva al più presto

Forse il passo indietro era da metterlo nel conto, visto l’andazzo delle trattative con Certares, una vaga aria di stallo industriale post elezioni e il ribaltone al vertice con l’addio improvviso di Alfredo Altavilla. E così, il destino di Ita continua ad essere avvolto nella nebbia. Continuano infatti i colpi di scena e i cambi di prospettiva nella privatizzazione dell’ex Alitalia, dossier ora nelle mani del nuovo presidente Antonino Turicchi.

Nella serata di ieri Msc, il leader crocieristico mondiale, ha deciso di sfilarsi definitivamente dalla partita, riaperta circa tre settimane fa dal Tesoro passato sotto la guida di Giancarlo Giorgetti con la fine della trattativa in esclusiva con il consorzio Certares, che oltre al fondo americano comprende la compagnia Air France-Klm. Il gruppo di Gianluigi Aponte, che a maggio insieme a Lufthansa aveva presentato un’offerta non vincolante, 850 milioni per l’80% di Ita, ha fatto sapere di aver già informato le autorità competenti di non essere più interessato a partecipare alla privatizzazione. Ora sulla carta rimane solo l’offerta di Certares, che sul piatto di milioni ne ha messi 350 per l’acquisto della quota di maggioranza di Ita (60%), più 650 milioni da versare successivamente per la ricapitalizzazione.

Dopo il rinnovo del consiglio di amministrazione di Ita da parte del Tesoro, azionista unico, il neo presidente avrà le deleghe sulle operazioni strategiche e quindi sulla vendita della newco, oltre a quelle sul settore finance, legale, su comunicazione e rapporti istituzionali. Ma l’addio di Msc deve porre delle domande sulla gestione, ancora una volta discutibile, relativa alla cessione di un asset più o meno strategico che sia, o al suo salvataggio. Non è che il palazzo e la sua manina ci sono andati ancora una volta giù pesanti? Il silenzio calato su Ita dopo il voto del 25 settembre, non è un mistero, ha più volte avuto il sapore dell’attesa, della stasi, arrivando a non fluidificare come avrebbe dovuto la vendita di Ita.

Formiche.net ha chiesto un commento a Carlo Stagnaro, economista dell’Istituto Bruno Leoni. “L’uscita di Msc dalla cordata con Lufthansa per l’acquisto di Ita è l’ennesimo colpo di scena in una vicenda tragicomica. Il problema, bisogna essere onesti, nasce nel momento stesso in cui si è scelto di non abbandonare Alitalia al suo destino: il continuo trattare come strategica un’impresa che di strategico non ha nulla e che trasporta solo una piccola minoranza dei viaggiatori italiani ha alimentato comportamenti opportunistici da parte dei sindacati e ha inflitto costi non necessari ai contribuenti”, spiega Stagnaro.

“Aver etichettato come strategica Alitalia, e continuare a trattarla come tale, ha prodotto i continui rinvii e buchi nell’acqua che dal 2017 ci hanno portato fino a qui. In particolare, i vari governi che si sono succeduti – al di là delle diverse accentuazioni – non si sono mai rassegnati a cedere interamente Ita. Addirittura, l’avvio del negoziato con la cordata Certares-AirFrance-Delta aveva premiato l’offerta che lasciava un maggiore pacchetto azionario al Tesoro, e che quindi evitava di recidere il cordone ombelicale tra la compagnia di bandiera e lo Stato. Poi il quadro si è nuovamente aperto con l’arrivo del nuovo governo”.

E adesso? L’economista ha pochi dubbi. “A questo punto bisogna capire se Lufthansa rilancerà oppure no. In ogni caso, è necessario che il governo fissi una data per la vendita di Ita, decorso il quale, in assenza di un accordo, l’azienda dovrebbe essere liquidata. Forse è politicamente difficile muoversi in questa direzione, ma è l’unica via per chiudere quell’eterno ritorno dell’uguale che è la storia dei salvataggi di Alitalia e succedanei”.

Condividi tramite