Il presidente di Farmindustria, incontrando la stampa, rivendica l’eccezionale tenuta dell’industria del farmaco, che lo scorso anno ha raggiunto i 38 miliardi in termini di valore della produzione. Ma la politica non deve dimenticare che le aziende, per quanto sane, non possono essere abbandonate al proprio destino

Le imprese italiane, si sa, sono resistenti all’urto e resilienti. E quelle farmaceutiche lo hanno dimostrato negli anni più difficili della grande pandemia e del sistema sanitario messo sotto pressione. La cifra è stata fornita dal presidente di Farmindustria, Marcello Cattani (qui l’intervista concessa qualche settimana fa a Formiche.net), nel corso di un incontro con la stampa. Lo scorso anno, che tra postumi pandemici e cavalcata dell’inflazione, non è certo stato semplice per il tessuto industriale italiano “il settore farmaceutico ha registrato una crescita anno su anno di circa il 10%”, ha rivendicato non senza orgoglio Cattani.

TRA RESISTENZA E RESILIENZA

Per questo motivo “sfonderemo i 38 miliardi di valore della produzione, con un grande traino dell’export”. Tutto bene? Non proprio. Perché dare prova di tenuta non vuol dire che in futuro la politica debba rendere difficile la vita alle imprese più di quanto non lo sia (le aziende biomedicali e dei dispositivi medici stanno combattendo ancora la battaglia del payback). E Cattani questo lo sa fin troppo bene. “Abbiamo bisogno di riforme, via il payback, via le logiche di taglio dei prezzi e di investimento, in un’ottica di valorizzazione dei farmaci per la salute dei cittadini, per dare sviluppo e accesso rapido ai farmaci e all’innovazione a livello centrale e regionale. Questi sono i nodi fondamentali da sciogliere, per dare più salute ai cittadini e più sviluppo industriale al Paese, laddove la nostra industria è rimasta una delle poche eccellenze”.

IL GOVERNO NON DIMENTICHI LE IMPRESE

Il numero uno di Farmindustria non le ha certo mandate a dire, richiamando il governo a prestare la massima attenzione a un settore tra i più innovativi in Europa. Con l’inflazione che continua a mordere e il costo dell’energia ancora elevato, produrre costa il doppio se non il triplo degli anni passati. Il che impatta, inevitabilmente, non tanto sui ricavi, quanto sui margini. “Siamo un bersaglio in guerra, l’Italia ha perseguito logiche e politiche allucinanti, abbiamo i prezzi medi dei farmaci rimborsati più bassi d’Europa. La sostenibilità di alcune produzioni è molto difficoltosa a causa degli aumenti delle materie prime, nel 2022 abbiamo avuto aumenti del 50%. Oggi c’è una difficoltà degli approvvigionamenti e ai cittadini bisogna spiegare che, come sono aumentati pane e bollette, così possono aumentare i farmaci. Non siamo in un mondo parallelo.

L’AIFA CAMBIA PELLE. MA…

Cattani è intervenuto poi sulla delicata questione della riforma dell’Aifa, l’Agenzia per il farmaco, di cui l’esecutivo ha semplificato la governance, anche in questo caso non risparmiando appunti a Palazzo Chigi. “Ci stiamo confrontando per dare il nostro contributo, ricordiamo che l’Aifa è l’agenzia più sotto organico in Europa, quindi la logica di semplificazione della governance dovrebbe tenere conto anche di questo. L’agenzia dovrebbe anche garantire il sostegno dello sviluppo e della valorizzazione dell’industria farmaceutica”. Per Farmindustria, però, c’è un altro fronte oltre a quello della riforma. “Oggi è importante tenere sotto controllo anche il fenomeno di export parallelo, che ancora non esiste per l’Italia ma il Paese potrebbe essere esposto se si perseguono ancora tagli dei prezzi”.

IL FRONTE DEL LAVORO

Ultimo capitolo, ma non meno importante dei precedenti, l’occupazione. Un settore che vuole crescere e, soprattutto, competere, ha bisogno di cervelli e buona formazione, prima di tutto. E per le imprese del farmaco la caccia è aperta. “Siamo molto fiduciosi rispetto ai trend legati all’occupazione, dal 2016 al 2022 abbiamo registrato una crescita del dieci per cento nelle assunzioni, percentuali che sale a quindici se si considerano gli inserimenti di giovani under 35. Continueremo con un trend robusto di assunzioni verso le nuove competenze digitali e scientifiche, che possano rafforzare ulteriormente la transizione verso la piena digitalizzazione della produzione, ma anche il sostegno delle attività scientifiche di ricerca e commerciali delle aziende farmaceutiche”.

Ma quali sono, nel dettaglio, i profili più ricercati? “Ingegneri elettronici, ingegneri di processo, biotecnologi, farmaco-economisti, data science manager, sono tutte competenze che ricerchiamo con grande forza nel mercato italiano e nei giovani”, ha chiarito Cattani. Per il quale “oggi l’industria farmaceutica assume più ingegneri e meno operai. Dentro le aziende siamo alla ricerca disperata di competenze legate all’intelligenza artificiale, che ormai è già parte del nostro lavoro”. Una specializzazione che potrebbe essere fondamentale anche nell’affrontare eventuali nuove crisi future.

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