Adesso un rapido raddoppio dei flussi (come annunciato dal ministro Pichetto) permetterebbe all’Italia di far fronte alla crisi del gas con una concezione molto diversa. Roma in qualche modo c’è, soprattutto nell’obiettivo di mantenere l’area in equilibrio smorzando le tensioni e comunque promuovendo il proprio interesse nazionale

Al di là delle previsioni relative al 2023 sullo stoccaggio di gas, come inizia l’anno energetico italiano (ed europeo)? Le mosse dei big players, atlantici ed esterni, come impatteranno sullo stato dell’arte alla voce infrastrutture energetiche, in un momento in cui le nuove scoperte a Cipro (mescolate alle mire dei super players) fanno tornare di attualità l’Eastmed? Gli scenari energetici nel Mediterraneo Orientale, area in cui da tempo lavorano intensamente realtà come Eni ed Exxon, prendono le mosse dai ragionamenti su un’infrastruttura contestata, non solo dai movimenti pacifisti ma anche da certa politica, che invece si è rivelata un vero jolly per l’Italia: il Tap.

TAP

I numeri del gasdotto azero dicono molto: nel 2021 Tap ha trasportato in Europa 8,1 miliardi di metri cubi di gas. In quest’anno appena iniziato l’Azerbaigian conta di aumentare le forniture di gas all’Europa a 11 miliardi di metri cubi. A partire dal 2022, l’Azerbaigian ha esportato 9,3 miliardi di metri cubi di gas in Europa nei primi dieci mesi e si prevedeva che avrebbe fornito 11,5 miliardi di metri cubi di gas all’Europa entro la fine del 2022.

Dall’inizio della sua operatività, datata 31 dicembre 2020, Tap ha trasportato 18,5 miliardi di metri cubi di gas, di cui quasi 16 miliardi solo in Italia. Nel 2022 ne sono giunti 3 in più rispetto ai 7 miliardi dell’anno precedente.

Per cui non solo aver realizzato prima il Tap avrebbe portato ulteriori benefici al sistema Paese, ma adesso il raddoppio dei flussi permetterebbe all’Italia di far fronte alla crisi del gas con una concezione del problema molto diversa (e la visita a Baku del ministro della Difesa Guido Crosetto è una ulteriore dimostrazione di attenzione). Infatti sul punto il ministro dell’energia Gilberto Pichetto Fratin ha osservato che il Paese deve arrivare alla sicurezza e indipendenza energetica e per farlo servirà anche il raddoppio della capacità di trasporto del gas attraverso il Tap che porta il gas dall’Arzebajan in Puglia.

Mediterraneo orientale

Dopo l’isola-deposito di Revithoussa in Grecia, anche Cipro costruirà una unità galleggiante per il gas e per il Gnl in arrivo dagli Usa. DESFA, l’azienda greca partecipata da Snam, possiede Revithoussa che ha aumentato del 54% le importazioni rispetto al 2021, mentre a dicembre si sono posizionate al primo posto delle importazioni totali di gas, con una quota del 72%. Significa che, grazie a Revithoussa, la Grecia è stata meno dipendente dal gas russo per i primi dieci mesi del 2022 rispetto alla media dell’Unione Europea. Numeri da record.

Inoltre non va dimenticato che Snam e Eni hanno firmato un’intesa per gestire insieme il flusso dall’Algeria, così come l’EastMed continua ad interessare gli Usa che pure guardano con attenzione alle prossime elezioni a Nicosia, Atene ed Ankara. Il prossimo 5 febbraio si voterà a Cipro, poi ad aprile in Grecia e a giugno in Turchia. L’obiettivo è l’indipendenza energetica rispetto al monopolio di ieri.

Indipendenza

In questo senso vanno lette le parole del ministro svedese dell’Energia, Eba Busch, secondo cui l’Europa non può dipendere da un solo Paese per l’energia, per cui l’Europa deve imparare dalla guerra in Ucraina, ha precisato. “L’Europa non può dipendere da un singolo paese come lo era dalla Russia per il gas naturale. Questo è molto importante quando si tratta della transizione verde e della dipendenza che ora abbiamo dalla Cina. Il 90% delle terre rare di cui abbiamo bisogno sono prodotte o raffinate in Cina, il 60% del litio. Questo non è sostenibile. Dobbiamo aumentare la nostra indipendenza nell’Ue”.

Allo stesso tempo, riguardo alla scoperta di un deposito di terre rare a Kiruna, ha affermato che si tratta di una notizia importante perché è la più grande scoperta che conosciamo in Europa”. Ha anche osservato che “è importante se vogliamo poter procedere con la transizione verde. Tutti questi elementi delle terre rare sono importanti per le auto elettriche, per le turbine eoliche, per le nuove tecnologie che aprono la strada al futuro dell’Ue. Ecco perché abbiamo bisogno di questo tipo di scoperte”.

Scenari

Per cui ragionando in prospettiva sulle future evoluzioni tanto di Tap, quanto di Eastmed, senza dimenticare la visita del Segretario di Stato Anthony Blinken a Ramstein, ecco che tutti questi elementi sono idealmente lati dello stesso prisma. L’Italia in qualche modo c’è, soprattutto nell’obiettivo di mantenere l’area in equilibrio smorzando le tensioni e comunque promuovendo il proprio interesse nazionale, soprattutto attraverso il grande lavoro di Eni che ha annunciato l’ennesima scoperta nel pozzo esplorativo Nargis-1 nel Mediterraneo orientale.

@FDepalo

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