Due settimane fa gli Stati Uniti, azionisti di riferimento dell’istituzione, hanno candidato Ajay Banga a successore di David Malpass. Ma Mosca non ci sta e prova il colpo di mano, con l’appoggio della Siria​

Il sapore è quello del blitz. Alla Russia non deve andare proprio giù la nomina, per mano degli Stati Uniti, di Ajay Banga, presidente di Exor, al vertice della Banca Mondiale. E poco importa che Washington sia l’azionista di riferimento, con il 16% dei diritti di voto in mano. Mosca punta a boicottare il passaggio di testimone con David Malpass, a sua volta alla guida dell’istituzione internazionale per volere di Donald Trump.

E così, come racconta la Cnn, il Cremlino sta tentando il colpo di mano, facendo leva su altri soci minori della Banca Mondiale, ma suoi alleati. Come, per esempio, la Siria. Mosca si starebbe insomma consultando con i suoi Paesi amici per sfidare il candidato statunitense. Una mossa che potrebbe complicare quello che doveva essere un regolare processo di successione. La Russia, nonostante l’invasione dell’Ucraina e la guerra in atto, rimane un membro effettivo e con diritto di voto della Banca mondiale.

E questo nonostante la stessa istituzione con base a Washington abbia interrotto tutti i programmi di finanziamento in Russia e Bielorussia lo scorso marzo. Roman Marshavin, il direttore esecutivo della Banca Mondiale che rappresenta in seno all’organismo Russia e Siria, ha spiegato a Reuters che “l’elenco dei potenziali candidati e le consultazioni sono ancora in corso”, ma non ha fornito dettagli. Da parte sua, lo stesso Banga, che sta viaggiando in Africa dal momento che la Banca Mondiale si occupa essenzialmente di finanziare i Paesi in via di sviluppo, ha fatto sapere di aver già ottenuto il sostegno di India, Ghana e Kenya.

Ma anche di Francia e Germania. Ora, non è chiara la portata della sfida russa. Quello che è certo è che c’è tempo fino al 29 marzo, giorno entro il quale si chiuderà la finestra per presentare le candidature. Non è un mistero che la Russia, attraverso una nomina in suo favore, punti ad aumentare il grip e l’influenza proprio su quelle economie africane molto fragili. Ma sarà difficile spuntarla, visto il peso degli Stati Uniti nella Banca Mondiale.

E poi c’è il cursus honorum di Banga. Il quale è d’altronde noto per essere uno dei business leader di maggiore esperienza a livello mondiale, con particolare competenza nell’ambito dei dati, della tecnologia, dei servizi finanziari e dei beni di consumo. In Mastercard ha guidato il processo di trasformazione sotto il profilo strategico, tecnologico e culturale, oltre al fatto di essere stato anche consigliere delle società Kraft Foods e Dow Inc.

Ma non è finita. Prima di entrare in Mastercard, Banga è stato numero uno di Citigroup Asia Pacific, l’apice di una carriera di tredici anni trascorsi svolgendo incarichi di responsabilità in una delle maggiori istituzioni finanziarie del mondo, mentre la sua carriera è cominciata nel settore alimentare e delle bevande con Nestlé in India. Nei trascorsi di Banga spicca poi anche il rapporto con la vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, in quanto membro di un gruppo di dieci dirigenti aziendali che hanno lavorato con il suo ufficio per raccogliere 1 miliardo di dollari per arginare l’immigrazione dall’America centrale. Una collaborazione che ha finora raccolto circa 4 miliardi di dollari per sostenere le comunità latine.

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