La sovranità digitale non si costruisce con la chiusura, ma con la capacità di scelta, controllo e fiducia. Apertura, interoperabilità e collaborazione pubblico‑privato sono elementi chiave per affrontare un contesto globale complesso e valorizzare le eccellenze italiane. L’intervento di Alessandro La Volpe, amministratore delegato Ibm Italia
L’Italia attraversa una fase cruciale della propria evoluzione economica e sociale. Le grandi transizioni in atto – digitale, ecologica e demografica – impongono scelte rapide ma anche profonde, capaci di incidere strutturalmente sulla competitività del Paese, sulla qualità dell’azione pubblica e sulla fiducia tra istituzioni, cittadini e imprese.
In questo contesto, la tecnologia non può essere considerata un ambito specialistico o di interesse per gli “addetti ai lavori”. È, a tutti gli effetti, una leva di politica pubblica. E come tale va esercitata: con visione, responsabilità e attenzione all’impatto reale sulla vita delle persone.
Si tratta di un processo in corso che ha visto già significativi progressi nella Pubblica Amministrazione, che ci proiettano in un percorso di ripresa e qualificazione nel contesto europeo.
A fronte degli importanti risultati raggiunti, tuttavia, si profilano altre sfide, come quella delle competenze, dove ancora si registra un divario rispetto alla media europea (secondo l’indice DESI 2025 solo il 45,8% ha competenze base) e nell’adozione completa e consapevole dei servizi pubblici digitali.
Quando il digitale funziona davvero, diventa invisibile. I servizi arrivano senza essere richiesti, le procedure si semplificano, i diritti vengono riconosciuti in modo automatico. È in questi casi che la tecnologia smette di essere un insieme di strumenti e diventa infrastruttura di cittadinanza, capace di rafforzare la relazione tra Stato e società.
Il Pnrr ha offerto – e continua a offrire – un’opportunità straordinaria per accelerare questo percorso. Tuttavia, l’obiettivo non può limitarsi all’attuazione di singoli progetti: è necessario costruire una capacità strutturale di innovazione, fondata su piattaforme interoperabili, dati governati in modo responsabile, competenze diffuse e sicurezza integrata.
Dall’analisi delle priorità nazionali emerge con chiarezza come il digitale possa incidere in profondità su quattro grandi direttrici strategiche.
La semplificazione, innanzitutto. Digitalizzare non significa riprodurre online la complessità esistente, ma ripensare processi, norme e interazioni. Il principio del “once only”, l’interoperabilità dei sistemi e l’uso intelligente dei dati sono condizioni essenziali per una Pubblica Amministrazione proattiva e realmente al servizio del Paese.
C’è poi la produttività. Una PA digitale, supportata da intelligenza artificiale, automazione e cloud, è un moltiplicatore di crescita: riduce tempi e costi, migliora la qualità delle decisioni pubbliche e crea condizioni più favorevoli per cittadini e imprese.
La terza direttrice è la sicurezza, oggi inseparabile dal tema della sovranità. Proteggere dati, identità digitali e infrastrutture critiche significa tutelare l’autonomia dello Stato e la fiducia collettiva. La cybersicurezza deve essere integrata “by design” nei sistemi e preparata anche alle sfide future, come quelle legate al quantum computing.
Infine, le competenze. Nessuna trasformazione tecnologica è sostenibile senza un investimento strutturale nel capitale umano. Formazione continua, reskilling e modelli inclusivi devono diventare una priorità nazionale, nella Pubblica Amministrazione come nel sistema produttivo.
I dati sono oggi l’asset strategico per eccellenza. Il loro valore, tuttavia, dipende dalla capacità di governarli in modo sicuro, trasparente e conforme ai valori democratici. Per questo come Ibm crediamo in un modello di intelligenza artificiale aperto, che consenta alle istituzioni e alle imprese di mantenere il controllo sui dati, scegliere i modelli più adatti e integrarli nei propri processi in modo responsabile.
Un’AI spiegabile, auditabile ed etica non è un freno all’innovazione, ma la condizione per renderla duratura e accettabile socialmente.
La sovranità digitale non si costruisce con la chiusura, ma con la capacità di scelta, controllo e fiducia. Apertura, interoperabilità e collaborazione pubblico‑privato sono elementi chiave per affrontare un contesto globale complesso e valorizzare le eccellenze italiane.
A supporto di questa visione abbiamo voluto sviluppare un paper che contiene spunti per riflessioni e progettualità concrete a supporto della trasformazione digitale dell’Italia, nella convinzione che la prospettiva di ciascun cittadino o comunità sia la bussola di riferimento di questo percorso.
Come Ibm, presente in Italia da quasi un secolo, sentiamo la responsabilità di mettere competenze, tecnologie e visione a disposizione del Paese. Il nostro impegno è accompagnare questa trasformazione in modo concreto, lavorando al fianco delle istituzioni, delle imprese e dell’ecosistema dell’innovazione. La tecnologia, da sola, non basta. Ma quando è guidata da valori condivisi e orientata alle persone, può diventare il motore per un’Italia più semplice, più sicura, più competitiva. Un’Italia che non subisce il cambiamento, ma lo guida.
















