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Diplomazia e intelligence per muoversi nel mondo di oggi. La lezione di Valensise

In occasione del Master in intelligence diretto da Mario Caligiuri all’Università della Calabria, Michele Valensise riflette sui nuovi equilibri globali e sul ruolo crescente dell’integrazione tra diplomazia e intelligence. Dalla fase revisionista aperta dalla guerra in Ucraina al mutamento della postura americana, fino alle sfide per l’autonomia strategica europea

Bussole per orientarsi nel caos globale che caratterizza lo status quo, ma anche due mestieri storici che vanno a braccetto tra loro, oggi torna centrale il rapporto tra diplomazia e intelligence. Questo quanto emerso dalla lezione “Diplomazia ed Intelligence: l’analisi delle informazioni per l’interesse nazionale”, tenuta all’Università della Calabria dall’ambasciatore Michele Valensise, oggi presidente dell’Istituto Affari Internazionali (Iai) ed ex Segretario generale della Farnesina, nell’ambito del Master in Intelligence diretto dal professor Mario Caligiuri.

Il mondo oggi

Valensise ha ricostruito l’evoluzione degli equilibri globali partendo da tre passaggi storici chiave: il mondo bipolare della Guerra fredda, l’illusione di un ordine occidentale stabile dopo il 1989 e, infine, la fase aperta dall’invasione russa dell’Ucraina, che segna l’emergere di spinte revisioniste da parte di potenze come Russia e Cina.

Pechino, ha osservato il presidente dello Iai, rappresenta per l’Europa un interlocutore complesso: partner, ma anche concorrente e rivale. Il suo peso economico e tecnologico la rende un attore imprescindibile. Mosca si muove invece lungo una traiettoria diversa, più esplicitamente conflittuale. Se la Cina persegue una proiezione graduale, la Russia punta apertamente a ridefinire gli equilibri di sicurezza, come dimostra il conflitto in Ucraina e le preoccupazioni diffuse tra i Paesi dell’Europa orientale e settentrionale.

Una via d’uscita dalla guerra, secondo Valensise, non può che passare dal negoziato. Il sostegno occidentale a Kyiv ha avuto l’obiettivo di rendere possibile un confronto meno squilibrato, mentre per Mosca il conflitto rappresenta anche un mezzo per mettere in discussione l’assetto internazionale esistente.

Il quadro delineato durante la lezione si complica ulteriormente, secondo Valensise, con il mutamento della postura statunitense. Washington mostra oggi una minore fiducia nel multilateralismo e privilegia un approccio più diretto e transazionale: l’America first si traduce in relazioni bilaterali fondate su interessi concreti.

Una dinamica che chiama in causa l’Europa, spingendola a interrogarsi sul proprio ruolo, dalla difesa alla tecnologia, fino al commercio. L’autonomia strategica resta un obiettivo difficile, che richiede coesione e consapevolezza dei margini di dipendenza ancora esistenti dagli Stati Uniti. Una maggiore unità d’azione diventa quindi essenziale, tanto nei teatri di crisi, dal Medio Oriente all’Africa, quanto nelle aree di opportunità come l’America Latina.

In questo scenario, ha concluso Michele Valensise, il coordinamento tra chi analizza e chi decide assume un valore decisivo: “Diplomazia e intelligence devono andare a braccetto”. L’intreccio tra informazione, sicurezza e decisione politica è destinato a diventare sempre più strutturale, in un contesto internazionale dove la complessità cresce e i tempi della scelta si accorciano.


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