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L’Italia avanza sui biocarburanti. L’accordo Eni-Q8

Il gruppo italiano e la compagnia del Kuwait investiranno nel progetto per la costruzione di una nuova bioraffineria a Priolo, in Sicilia. Un altro segnale del progressivo aggiornamento del Green new deal, che con i soli veicoli elettrici non avrebbe portato da nessuna parte

Il Green new deal è stato messo in discussione da un pezzo. E ci voleva la tanto spietata quanto, apparentemente, invincibile concorrenza cinese sulle auto elettriche per capirlo. Alla fine, a Bruxelles hanno compreso che l’Europa non poteva vincere, non adesso almeno, la battaglia dei veicoli green, contro un Paese le cui linee produttive viaggiano al triplo della velocità e che piazza sul mercato auto dal prezzo ben al di sotto dell’asticella. E alla fine è caduto il primo dogma: benzina e diesel non andranno in pensione tra nove anni. Ci sarà spazio per un mix di elettrico e carburante, ovviamente il più rispettoso dell’ambiente possibile. In una parola, biocarburante.

In quest’ottica può inquadrarsi l’importante investimento strategico annunciato da Eni e Q8 nel progetto per la costruzione di una nuova bioraffineria a Priolo, in Sicilia. Il piano di trasformazione del sito Versalis (la controllata chimica di Eni) di Priolo ha ottenuto l’approvazione dei rispettivi board, a seguito dell’offerta vincolante presentata dalla stessa Q8. Il progetto congiunto tra Eni e Kuwait corporation Italia per la costruzione e la successiva gestione dell’impianto industriale rafforza ulteriormente la partnership trentennale tra le due società, iniziata con la raffineria di Milazzo nel 1996.

Nel dettaglio, la bioraffineria di Priolo avrà una capacità di 500mila tonnellate/anno e avrà un’ampia flessibilità operativa per la produzione Hvo-diesel (biocarburante rinnovabile di seconda generazione, prodotto da scarti organici, grassi animali e oli vegetali esausti) o di Saf-biojet, quest’ultimo destinato al settore aereo. Le nuove produzioni di biocarburanti per il trasporto su strada, marino e aereo contribuiranno, in linea con gli obiettivi Ue, a ridurre le emissioni di gas effetto serra di almeno il 65% rispetto al mix fossile di riferimento.

Il piano di trasformazione del sito industriale di Priolo, annunciato da Eni nell’ottobre 2024 e confermato dall’accordo firmato a marzo 2025 presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, consente infatti di riconvertire l’attuale sito in un progetto più sostenibile e di lungo termine, supportando al contempo gli obiettivi di Eni e di Enilive, che prevedono una capacità di bioraffinazione di 5 milioni di tonnellate/anno entro il 2030. Per il governo italiano si tratta poi di un nuovo passo in avanti verso una transizione meno cieca e più pragmatica verso l’industria. Battaglia, peraltro, fatta propria dallo stesso esecutivo di Giorgia Meloni.

“L’investimento annunciato da Eni e Q8 Italia rappresenta una scelta industriale strategica di grande valore per il polo di Priolo e per l’intera Sicilia. Un progetto fondato su basi finanziarie robuste e su una chiara prospettiva di lungo periodo, promosso da due grandi operatori già radicati con successo nell’Isola”, ha non ha caso sottolineato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “La nuova bioraffineria rafforzerà occupazione, competitività e riconversione sostenibile di un sito industriale storico, trasformandolo in una risorsa per il futuro energetico e produttivo nazionale”.


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