In occasione del Forum sulla mobilità e la resilienza militare a Vilnius sono emerse due esigenze: snellire le procedure che ancora oggi impediscono la rapidità di truppe su suolo europeo e legare politicamente i tre temi in ballo (Nato, difesa europea e atlantismo). Presenti anche gli italiani Raffaele Fitto e Mario Mauro. “Quando investiamo in infrastrutture a duplice uso – corridoi ferroviari, terminal, ponti, porti – non scegliamo tra difesa ed economia. Rafforziamo entrambe” ha detto l’ex ministro della difesa italiano.
In passato è accaduto che i funzionari doganali di uno Stato membro hanno impedito ai carri armati alleati di attraversare il confine perché erano più pesanti di quanto consentito dalle norme europee sulla circolazione stradale. Quindi quei mezzi hanno dovuto usare il mare, impiegando molti più giorni del previsto. Questo esempio, portato dal commissario Ue alla difesa Andrius Kubilius al Forum sulla mobilità e la resilienza militare di Vilnius (alla presenza degli italiani Fitto e Mauro), racconta come l’Ue che guarda alla sua nuova difesa deve accelerare un percorso di riforme che non si basa solo su più mezzi e più uomini, ma sulla lotta alla burocrazia che, in tempi non pacifici, è ago della bilancia per mettere in campo una strategia di prevenzione.
Meno burocrazia, più mobilità
La mobilità militare in Europa non può che rapportarsi alla cosiddetta ora X, ovvero a quando alcuni analisti hanno fatto cadere un ipotetico attacco russo al Vecchio continente: il 2030 è l’anno in cui i servizi segreti affermano che la Russia sarà pronta e disposta a testare la Nato, con 100.000 soldati russi che potrebbero radunarsi al confine europeo proprio come fecero al confine ucraino quattro anni fa. Per questa ragione Kubilius si chiede se sia possibile ancora impedire il giorno X, o dissuadere l’attacco, ma serve una premessa. “Prima di tutto, ciò che dobbiamo capire è che non esiste deterrenza credibile senza mobilità militare. La mobilità militare determina se la solidarietà europea e la difesa collettiva siano teoriche o operative. Determina se i rinforzi siano credibili o ritardati. Determina se la deterrenza sia convincente o incerta. La solidarietà deve muoversi. Senza mobilità, la solidarietà rischia di diventare simbolica. Ciò significa solidarietà e difesa collettiva”. Il tema è strategico, dal momento che alcuni Stati membri chiedono un preavviso di 45 giorni per i movimenti di truppe e le norme sui movimenti militari sono frammentate non solo a livello nazionale, ma a volte anche regionale.
Verso una strategia d’insieme
Il commissario europeo, quindi, chiede che quei ritardi dettati da norme e procedure diverse per ogni Stato membro non siano più gestite in parallelo o una dopo l’altra, ma vengano armonizzate per evitare ritardi che potrebbero avere conseguenze molto gravi. Al momento il regolamento europeo in tempo di pace non è adatto alla mobilità militare, sentenzia Kubilius, né lo è la nostra infrastruttura in tempo di pace dal momento che potrebbero volerci settimane o addirittura mesi per spostare truppe da un capo all’altro dell’Europa. “Questo non scoraggerà Putin, anzi, lo inviterà. Per poter scoraggiare Putin, stiamo portando unità alla nostra mobilità militare creando uno Schengen militare”.
All’interno del Pacchetto sulla Mobilità Militare presentato lo scorso novembre infatti vi sono nuove regole vincolanti che dovranno sostituire “un caotico mosaico di 27 diverse norme nazionali con un unico e chiaro regolamento europeo”. In sostanza ci saranno formalità doganali semplificate, un unico processo di notifica, meno tempi per lo spostamento truppe, un protocollo comune di emergenza che rientra in un unico permesso europeo valido per tutta l’Unione Europea da rilasciare entro tre giorni al massimo. Il tutto sotto l’ombrello di una nuova piattaforma digitale per i permessi di trasporto transfrontalieri e le formalità doganali che dovrà fungere da regia unica.
Difesa, Nato e atlantismo
DIFESA, NATO E ATLANTISMO
A proposito di regia, sarà il fi rouge politico a dover legare Nato, nuova difesa europea e atlantismo. Un aspetto, questo, messo in luce dal vicepresidente esecutivo della commissione europea Raffaele Fitto e dall’ex ministro della difesa Mario Mauro, quest’ultimo attualmente Coordinatore europeo del Corridoio di trasporto Baltico-Egeo-Nero, nominato dalla Commissione europea per supportare lo sviluppo e l’attuazione coordinati di questo corridoio chiave della Rete Transeuropea di Trasporto (TEN-T). Riflessioni che gioco forza devono legare Nato, difesa europea e relazioni transatlantiche ad un anno dall’inizio della presidenza di Donald Trump e a quattro anni dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia.
Il punto, secondo Mauro, è come collegare lo sviluppo dell’industria della difesa con gli investimenti infrastrutturali e la crescita economica, in modo da rafforzare sia la sicurezza che la competitività. La risposta tocca la guerra in Ucraina, che ha mostrato tre realtà: la logistica vince o perde le guerre; la ferrovia rimane la spina dorsale del trasporto militare pesante; la profondità industriale determina la resistenza. L’ex ministro della difesa ritiene che investimenti nella difesa e nella mobilità non sono solo un imperativo di sicurezza, ma anche un’ opportunità economica, dal momento che sviluppando le imprese dell’industria della difesa lungo il confine orientale dell’eUe porterà una serie di risultati interconnessi: il rafforzamento della deterrenza, la creazione di posti di lavoro altamente qualificati, l’attrazione di innovazione tecnologica, il potenziamento delle catene di approvvigionamento regionali, l’ancoraggio delle industrie strategiche all’interno dell’Unione. “E quando investiamo in infrastrutture a duplice uso – corridoi ferroviari, terminal, ponti, porti – non scegliamo tra difesa ed economia. Rafforziamo entrambe”, ha concluso Mauro.
















