Skip to main content

Semplificazione, flessibilità, competitività. Cosa è emerso dall’Annual Meeting di Connact

Nel secondo appuntamento dell’evento che intende fare da raccordo tra istituzioni e privati sono stati toccati vari temi dell’agenda Ue. A cui si chiede maggiore proattività e concretezza, per affrontare l’incertezza del momento. Presenti, oltre circa 50 aziende, anche le vicepresidenti del Parlamento europeo Antonella Sberna e Pina Picierno e il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto

“Lo sviluppo digitale è una condizione essenziale per la crescita economica e per l’inclusione sociale in ogni Paese europeo. Tuttavia, il settore delle telecomunicazioni in Europa sta attraversando una fase di profonda difficoltà. Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a una progressiva riduzione della redditività e della capacità di investimento”. A dirlo è Alberto Boffelli, Chief Corporate Officer di FiberCop, a margine della seconda edizione dell’Annual Meeting di Connact, un appuntamento importante con cui si vuole rafforzare la presenza italiana a Bruxelles rafforzando il rapporto tra soggetti privati e istituzioni attraverso il dialogo. Erano presenti circa 50 aziende, che rappresentano il 44% del Pil italiano, e altre associazioni e organizzazioni del terzo settore. “Come FiberCop riteniamo fondamentale un intervento rapido e deciso dell’Unione europea a sostegno del settore, al fine di restituire competitività a beneficio dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni”, aggiunge Boffelli.

Sul tavolo c’erano diversi dossier. Tredici, per la precisione: agroalimentare, economia circolare, difesa, democrazia e diritti, energia, finanza, food, industria e mercati, media, logistica, tecnologia, farmaceutico, ricerca e innovazione. In altre parole, l’agenda europea. La discussione è urgente perché, come sottolinea la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, “l’Europa in questo momento sta affrontando la sfida più difficile, collegare la concretezza con la realtà e la visione per dare un domani al nostro sistema economico”. Sulla stessa linea l’omologa Pina Picierno, che sottolinea l’incertezza del momento nelle relazioni transatlantiche. “Quello che abbiamo di fronte non è un quadro di prosperità e di crescita. Noi dobbiamo essere consapevoli di quello che va fatto per reagire. Non abbiamo di fronte una crisi as usual, perché non usuali dovranno essere le scelte e le decisioni. Non abbiamo bisogno di dichiarazioni di intenti. Per ciascuno degli aspetti di cui si è discusso è necessario già da domani fare qualcosa”.

Al vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, pone l’accento su questo punto. “L’Unione Europea si è trovata ad operare in un contesto profondamente cambiato e in costante mutamento. Conflitti armati alle nostre porte, tensioni commerciali crescenti, una competizione globale sempre più intensa. Uno scenario che ci ha imposto di rivedere priorità, strumenti e modalità di intervento. L’Europa ha dovuto rafforzare il proprio impegno sulla sicurezza e sulla difesa, ma soprattutto sulla competitività del proprio sistema economico e produttivo”. Durante l’ultimo anno, a Bruxelles sono state due le parole chiave che hanno guidato le azioni: semplificazione, “per rendere il mercato interno più competitivo”, e flessibilità, “per utilizzare le risorse in modo più efficiente ed efficace”.

L’altra parola d’ordine che deve riecheggiare in tutta Europa è competitività. Nel momento in cui ci sono ostacoli da superare e sfide da vincere, essere attrattivi è un imperativo per chiunque, specie chi cerca di emergere. A pronunciarla durante l’evento sono stati sia Carlo Corazza, direttore dell’ufficio del Parlamento europeo in Italia, e Vincenzo Celeste, rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue. Il concetto espresso da entrambi è chiaro: servono più investimenti e serve attirarli. Per Celeste, il modo migliore prevede “più semplificazione normativa, che significa eliminare regole inutile ma anche un approccio diverso al modo di scrivere quelle nuove. Dobbiamo arrivare a una semplicità by design, di innovazione e di una rivitalizzazione delle industrie tradizionali energivore maggiormente toccate dalla crisi”. Un esempio concreto lo pone FiberCop ed è quello delle differenze infrastrutturali all’interno dell’Ue. Il divario tra gli Stati membri è troppo largo. Cominciare a ridurlo può essere un primo passo verso una maggiore competitività.


×

Iscriviti alla newsletter