Mentre l’Europa consolida le tutele dei diritti con l’AI Act, la città-Stato asiatica presenta un proprio framework focalizzato su pragmatismo e competitività, con un modello di governance quale volano per l’innovazione. L’analisi di Andrea Stazi, ceo e co-founder di Techno Polis
Nel panorama globale della tecnologia, il 2026 segna un punto di svolta per l’Intelligenza Artificiale Agentica – quei sistemi capaci non solo di elaborare dati, ma di agire autonomamente per raggiungere obiettivi complessi.
In questo contesto, Singapore ha scelto di non rincorrere i modelli normativi altrui, ma di presentare una propria via: il Model Governance Framework for Agentic AI.
Una governance intesa come “abilitatore”
A differenza dell’approccio europeo, che pone l’accento sulla protezione dei diritti fondamentali tramite l’AI Act, Singapore interpreta la governance come un’infrastruttura di supporto al business.
Il suo modello non è un regolamento sanzionatorio, ma un toolkit consultivo co-creato con l’industria. Questa scelta strategica punta a offrire alle imprese una chiarezza operativa immediata, riducendo le incertezze che spesso frenano il passaggio dalla sperimentazione al mercato.
Il primato nell’IA Agentica e il concetto di “Bounding”
Il cuore della proposta di Singapore risiede nel saper gestire la capacità d’azione delle macchine. Mentre la normativa generale tende a essere orizzontale, il framework MGF introduce soluzioni verticali e tecniche per la competitività:
- Perimetri d’azione (Bounding): invece di limitarsi a una supervisione umana generica, il modello suggerisce di definire limiti tecnici precisi. Si stabilisce a priori cosa un agente possa fare, ad esempio leggere un database, e cosa gli sia precluso, ad esempio autorizzare un pagamento, permettendo all’IA di correre veloce entro binari sicuri.
- Sincronia con i processi aziendali: le linee guida sono pensate per integrarsi direttamente nei flussi di lavoro, rendendo l’IA un partner prevedibile e affidabile, capace di scalare la produttività senza derive impreviste.
Cooperazione al posto della prescrizione
Il successo del modello di Singapore risiede nel suo dinamismo. Essendo un framework basato sulla collaborazione volontaria:
- Evita l’obsolescenza: le regole evolvono in tempo reale con i feedback delle aziende tech, garantendo che la norma non diventi mai un ostacolo al progresso tecnico.
- Attrae investimenti e talenti: posizionandosi come un “porto sicuro” per l’innovazione, Singapore attira capitali e ricercatori che cercano un ecosistema dove la responsabilità è condivisa e la sperimentazione è incoraggiata attraverso “sandbox” protette.
Due modelli, un unico ecosistema globale
Il modello di Singapore, d’altronde, non deve essere letto in contrapposizione a quello europeo, date le caratteristiche evidentemente diverse dei rispettivi contesti politici, sociali ed economici.
Se l’approccio europeo è ispirato alla coscienza etica e alla solidità legale, quello di Singapore ne incarna il pragmatismo competitivo. Esso risponde alla vocazione di promuovere il suo sviluppo quale hub tecnologico globale ad alta velocità.
Nello scenario dell’IA Agentica la sfida per le istituzioni e le imprese non è scegliere tra un modello o l’altro, ma saper integrare la visione dei diritti europea con la capacità di Singapore di rendere le regole un carburante per la crescita.
Nella nuova era dell’intelligenza ibrida, la competitività non si misura solo sulla potenza dei calcoli, ma sulla capacità dei governi di rendere la fiducia tecnologica un asset economico tangibile.
















