L’interesse dell’intelligence si è concentrato anche su quelle strutture criminali straniere (in particolare quelle cinesi, nigeriane, albanesi e montenegrine) che presentano modelli organizzativi flessibili, una spiccata vocazione internazionale integrata con le consorterie italiane. Per questa ragione la conclusione del report è che i traffici illeciti restano la primaria fonte di alimentazione degli affari gestiti dalla criminalità
Il menù recita: droga, immigrati, armi. I Balcani come passaggio “obbligato” dall’est all’Europa per quei traffici illeciti che hanno come destinazione il centro del vecchio continente. La relazione dell’intelligence cerchia in rosso ‘quella’ parte all’estremità orientale dell’Europa (a un tiro di schioppo dall’Italia), non fosse altro perché dalla Turchia all’Austria si snoda una sorta di autostrada per cocaina, oppioidi, migranti e armi che va attenzionata e rapportata analiticamente al modus con cui la criminalità organizzata sfrutta quei territori. Il nesso fra Mar Nero e Adriatico è proprio cnetrato nel costone balcanico. Nel mezzo la consapevolezza che non c’è solo quell’aspetto a caratterizzare quelle terre, ma anche il dossier energetico, la geopolitica delle relazioni e l’aspetto geografico, sempre più dirimente, perché paesi di cerniera tra oriente ed Ue.
Droga e armi
Punto di partenza le droghe, come la cocaina, prodotta prevalentemente in America Latina che, secondo il rapporto, raggiunge i mercati europei principalmente attraverso il percorso marittimo dall’Oceano atlantico e il tragitto terrestre attraverso i Balcani occidentali quale zona di transito privilegiata, con epicentri criminali localizzati in Albania, dalla quale si dipanano numerosi flussi verso il territorio italiano e nord-europeo. Non solo cocaina, molta rilevanza dagli 007 italiani è data anche al traffico di eroina e oppioidi sintetici che segue percorsi provenienti dall’Asia (il cosiddetto triangolo d’oro Myanmar, Thailandia e Laos, passando per la mezzaluna d’oro ricompresa tra Afghanistan, Pakistan e Iran) e quindi transitando attraverso la Turchia e i Balcani, prima di raggiungere l’Europa. Il rapporto osserva però un cambiamento in questo senso, con una maggiore presenza delle metamfetamine e di altre sostanze sintetiche, le cui principali aree di produzione europee si attestano nei Paesi Bassi e in Belgio.
Di nuovo i Balcani in evidenza a questo proposito, grazie ad una sorta di collaborazione criminale tra gruppi balcanici, mafie italiane e reti asiatiche che potrebbe intensificarsi proprio nel segmento delle droghe sintetiche, dove costi di produzione bassi e margini di guadagno elevatissimi favoriscono una produzione difficilmente tracciabile, si legge nel rapporto. Le rotte principali nel settore delle droghe sintetiche puntano alla distribuzione verso l’Europa del nord. Oltre alle droghe, c’è un elemento di preoccupazione anche per quanto concerne il traffico di armi che è direttamente proporzionale ai teatri di guerra internazionali e alle tensioni geopolitiche: il rapporto mostra una tendenza all’incremento della circolazione di armi leggere e da guerra provenienti principalmente dall’Europa Orientale e dai Balcani occidentali.
Scenari
La spiegazione è data dal fatto che le guerre in corso, ovvero quella in Ucraina e quella in alcuni Stati africani “aumentano il potenziale rischio di diffusione di armamento di provenienza illecita e questo rende essenziale un attento monitoraggio delle catene di approvvigionamento e delle rotte del traffico”. Appare evidente che l’interesse dell’intelligence si è concentrato anche su quelle strutture criminali straniere (in particolare quelle cinesi, nigeriane, albanesi e montenegrine) che presentano modelli organizzativi flessibili, una spiccata vocazione internazionale integrata con le consorterie italiane.
Per questa ragione la conclusione del report è che i traffici illeciti restano la primaria fonte di alimentazione degli affari gestiti dalla criminalità organizzata, “costituendo una minaccia per la sicurezza globale e per il benessere dei Paesi”. In più tale minaccia prende nuova linfa da un ulteriore elemento: la capacità di adattarsi e rimodulare le strategie, modificando le rotte dei traffici, investendo sui beni maggiormente appetibili, insinuandosi nelle economie legali e creando mercati illeciti.
















