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Un “cavallo di troia” cinese in Iran? Così le telecamere di Pechino hanno aiutato il Mossad

Dalle telecamere intelligenti ai sistemi di monitoraggio del traffico dati, l’infrastruttura repressiva iraniana si basa in larga parte su tecnologie cinesi. Ma proprio questa architettura si è rivelata esposta a infiltrazioni e sfruttamento da parte di attori ostili

In pochi avrebbero detto, fino a poche settimane fa, che uno dei pilastri su cui la Repubblica islamica ha costruito negli anni il proprio sistema di controllo interno si sarebbe trasformato in una vulnerabilità strategica di prima grandezza. E invece è proprio grazie alle telecamere stradali e parte dell’infrastruttura di sorveglianza urbana di Teheran che i servizi israeliani hanno potuto raccogliere informazioni sui vertici iraniani, informazioni che poi ha impiegato per pianificare ed attuare le sue operazioni mirate, come quella che ha portato all’uccisione di Ali Khamenei il 28 febbraio scorso. E, forse, a Tel Aviv dovrebbero ringraziare Pechino per questo.

L’architettura di controllo del regime iraniano non è infatti nata in modo autarchico. Secondo un report dell’organizzazione per i diritti umani Article 19 sostiene che una parte rilevante dell’infrastruttura iraniana di censura e sorveglianza digitale sia stata costruita grazie a tecnologie e forniture cinesi. Il quadro delineato è quello di una convergenza tra due visioni compatibili della “cyber sovereignty”, cioè dell’idea che lo Stato debba esercitare un controllo pressoché totale sullo spazio informativo domestico. In questo contesto, la tecnologia cinese avrebbe fornito a Teheran strumenti per filtrare il traffico internet, identificare individui, monitorare folle e rafforzare la capacità repressiva durante le proteste.

Tra le aziende citate con maggiore frequenza c’è Tiandy Technologies, indicata come uno dei fornitori più sensibili. L’azienda in questione avrebbe messo a disposizione di strutture legate ai Pasdaran, alle forze armate e alla polizia iraniana delle telecamere con riconoscimento facciale, sensori termici, software di analisi video e funzioni di rilevamento automatico di assembramenti, movimenti e comportamenti sospetti. Un tassello importante di questo flusso sarebbe stato il distributore iraniano Radis Vira Tejarat, colpito da sanzioni europee.

Accanto a Tiandy compaiono anche Huawei e Zte, associate soprattutto alla dimensione infrastrutturale del sistema di controllo. A queste aziende sono attribuite la fornitura di apparati di rete e strumenti di deep packet inspection, cioè tecnologie che consentono di analizzare il traffico dati, filtrare contenuti, bloccare servizi e rafforzare i blackout informativi. Un elemento cruciale nel sistema di repressione e controllo, perché trasforma la sorveglianza da semplice osservazione visiva a capacità integrata di controllo delle comunicazioni. Nello stesso ecosistema rientra anche Hikvision, gigante globale delle videocamere, indicato come uno dei fornitori di dispositivi diffusi nello spazio urbano iraniano. Il Guardian osserva inoltre che tra le tecnologie entrate nel perimetro repressivo iraniano figurerebbe anche BeiDou, l’alternativa cinese al Gps statunitense.

Non è un caso che molte delle aziende coinvolte nella costruzione dell’apparato di sorveglianza iraniano siano le stesse già viste in altri contesti autoritari, a partire dal Venezuela. Anche lì la tecnologia cinese ha svolto un ruolo centrale nel rafforzare il controllo del regime, attraverso forniture e infrastrutture sviluppate da attori come Ceiec, Zte e Huawei. Il risultato è stato la creazione di un sistema integrato capace di combinare identificazione digitale, monitoraggio delle comunicazioni, videosorveglianza e censura dello spazio informativo. Il Carnet de la Patria ne rappresenta forse l’esempio più emblematico, trasformando la raccolta dati in uno strumento di pressione politica e di accesso selettivo al welfare. Tutti elementi di un’infrastruttura costruita per rendere più capillare la repressione, ma che invece si è rivelata, almeno nel caso iraniano, un’arma a doppio taglio.


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