“Non c’è nessuna crisi di governo, la sinistra italiana vive solo di testimonianza ma è divisa su tutto e invidia il governo. I nostri numeri raccontano di un’Italia totalmente differente rispetto a quella del 2022, dopo dieci anni di catastrofici governicchi che si sono succeduti senza passare dalle urne. Abbiamo fatto tanto: la riforma fiscale, il dossier ITA, il piano Mattei, l’immigrazione clandestina. E l’Ue ci dà ragione. La sinistra? Oggi non rappresenta alcuna alternativa al governo”. Conversazione con Francesco Filini, responsabile del programma di FdI
La riforma della giustizia era nel programma di governo con cui il centrodestra ha vinto le elezioni politiche. È stata approvata dal governo e dal parlamento, ma poi non è stata confermata dal voto popolare. Abbiamo fatto ciò che avevamo promesso. Ora intendiamo andare avanti, per portare a termine tutti i punti del programma e dare continuità e profondità a ciò che di buono è stato fatto in tre anni e mezzo di governo Meloni.
Questo il principale passaggio che Francesco Filini, deputato e responsabile del programma di Fratelli d’Italia, affida a Formiche.net nell’ambito di un’ampia riflessione, che parte dal voto ma che deve gioco-forza allargarsi a quell’elemento pragmatico che ha permesso di ottenere risultati concreti in svariati ambiti, nazionali ed internazionali. “Non c’è nessuna crisi in atto”, spiega, “mentre la sinistra quando ha tirato fuori mezzo contenuto, si è divisa, come dimostrano alcuni voti in politica estera. Oggi non rappresenta alcuna alternativa al governo Meloni”.
Il risultato del voto rischia di oscurare il lavoro dell’esecutivo. Ma ieri, ad esempio, Ita Airways ha comunicato di essere in utile, per la prima volta. Non era un risultato scontato, vero?
Assolutamente no. Chi vuole dare questa lettura lo fa in maniera totalmente falsa e tendenziosa. Sono critiche che rimandiamo al mittente: più che parlare, per noi contano i numeri che ci raccontano di un’Italia totalmente differente rispetto a quella del 2022, dopo dieci anni di catastrofici governicchi che si sono succeduti senza passare dalle urne. In troppi oggi lo stanno dimenticando. Possiamo fare l’elenco dei dati a partire dall’occupazione, dalla Borsa italiana e così via discorrendo, come si può leggere nei report che abbiamo realizzato a ogni scadenza di annualità da quando si è insediato il Governo. I cittadini li possono analizzare e rendersi conto che sono fatti oggettivi. Per cui la ricostruzione che vorrebbe cavalcare politicamente l’onda lunga del referendum è da rispedire al mittente, perché non ha veramente alcun senso.
Sempre ieri sono stati diffusi anche i dati del contrasto all’evasione fiscale: oltre cento miliardi in tre anni.
Questo record ci dà la misura di come l’approccio tra lo Stato e il contribuente sia totalmente cambiato. Un risultato frutto anche della riforma fiscale, portata avanti dal governo Meloni e attesa da più di 50 anni. È una delle grandi riforme che avevamo promesso, e che abbiamo mantenuto. Vorrei ricordare che è uno dei primi provvedimenti messi a terra dal Governo e che ha ridisegnato totalmente il rapporto tra contribuente e cittadino, dedicando finalmente anima e corpo alla vera evasione fiscale, tant’è che poi sono arrivati i risultati.
Quali?
Beh, è aumentato il gettito ed è aumentato il recupero del sommerso.
Su due punti del programma, come contrasto dell’immigrazione illegale di massa e più sicurezza interna, molte delle norme attuate sono state indebolite da decisioni prese dalla magistratura?
Il Parlamento ha il potere di fare le leggi, dopodiché c’è chi le deve far rispettare e se queste vengono ogni volta messe in discussione perché interpretate a proprio piacimento dal giudice di turno (che purtroppo in alcuni casi si è dimostrato più che ideologizzato) allora diventa tutto più difficile. Su questo aspetto, insomma, si dovrebbero prendere un po’ di responsabilità. Per quanto ci riguarda, noi continuiamo a portare avanti la lotta all’immigrazione clandestina e gli ultimi risultati che stanno arrivando ci fanno ben sperare, perché quest’anno c’è un enorme riduzione dei flussi migratori.
Giorgia Meloni ieri ha anticipato gli altri partner europei ed è stata in Algeria: sfruttando l’autostrada geopolitica del Piano Mattei, l’Italia non accuserà alcun problema alla voce gas?
Guardi, stiamo parlando di un problema che ha tutto il mondo perché quando un quinto, ovvero il 20% del gas mondiale, si ferma nello stretto di Hormuz, tutti ne risentono. Detto questo, però, la visita in Algeria del Presidente del Consiglio ci dice una cosa molto chiara: mentre in Italia la sinistra si perde in discussioni ideologiche e legate solo agli interessi di partito, il Governo continua a lavorare per rafforzare la posizione internazionale dell’Italia e per garantire benefici diretti e risposte concrete per famiglie e imprese. Meloni è andata in Algeria e ha concordato con il Presidente Tebboune l’aumento delle forniture di gas verso l’Italia. È un risultato molto significativo, soprattutto in questa fase particolarmente delicata complessa, di volatilità dei mercati energetici e di instabilità crescente, generata dal conflitto in Iran.
L’Algeria è stata decisiva, in questi anni, anche sul fronte della diversificazione negli approvvigionamenti.
Questo Governo in materia di energia ha saputo muoversi sicuramente meglio degli altri governi d’Europa sin da subito, sin dal 2022, quando c’è stata la stessa crisi energetica dovuta alla dipendenza russa. In quel frangente mi piace ricordare a chi, forse, lo sta dimenticando colposamente per mero tornaconto elettorale, che l’Italia ha saputo diversificare, tant’è che non ha mai diminuito le sue importazioni di gas, cosa che invece ha fatto la Germania. E Berlino, va osservato, ha passato questi anni pressoché in recessione anche perché non riusciva a diversificare. Noi l’abbiamo fatto e continuiamo a farlo.
Tra le direttrici della politica estera di questo Governo c’è il focus sull’Africa e sul Mediterraneo.
Il Piano Mattei è uno dei fiori all’occhiello di questo Governo e ci racconta di un’altra postura che l’Italia sta avendo nel dialogo con le Nazioni africane e sta facendo anche qui da apripista con l’Europa, così come anche in materia di immigrazione clandestina. Tornando alla domanda precedente, c’è tutta Europa che guarda all’Italia. Qui da noi è rimasta soltanto la sinistra italiana, senza ricette per l’immigrazione clandestina, a criticare quello che fa il governo.
A proposito di Ue, oggi il Parlamento europeo ha votato favorevolmente per favorire gli hub per i rimpatri, sulla scia del modello nato dopo l’accordo Italia-Albania. Ma le opposizioni sostengono che da Roma non c’è nessun ponte con Bruxelles. Dove sta l’errore?
L’errore sta nella visione distorta e ideologica che l’opposizione ha dinanzi ai successi del Governo, che vengono riconosciuti da tutti, anche dalla sinistra europea di cui fa parte la sinistra italiana. La differenza sta nel fatto che la sinistra italiana, per spirito di testimonianza, sembra impegnata a continuare a imbastire la sua narrazione per far vedere che esiste ancora. In realtà la sinistra non ha idee, non ha progetti, non ha programmi. Noi l’abbiamo sfidata ogni volta sui contenuti. E tra l’altro, quando ha tirato fuori mezzo contenuto, si è divisa come dimostrano alcuni voti in politica estera. Oggi non rappresenta alcuna alternativa al governo Meloni.
La riforma della giustizia era nel programma di governo, è stata approvata dal Parlamento ma non dal referendum. Basta questo per parlare di crisi di governo, come sta facendo l’opposizione?
Non c’è nessuna crisi. Meloni ha detto fin dal primo giorno che il destino del governo non era legato all’esito del referendum. Oggi l’opposizione sta cercando di intestarsi un risultato che è convinta di replicare alle prossime politiche, ma la democrazia è un’altra cosa. E noi la rispettiamo sempre, a differenza loro. Detto ciò, noi abbiamo semplicemente portato avanti il nostro programma: era doveroso farlo. Certo, resta il rammarico per una grande occasione storica di modernizzare l’Italia, ma questo non inciderà sul nostro impegno. Che andrà avanti, con ancora maggiore costanza e determinazione.
















