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Sicurezza nazionale, serve una cultura condivisa. La riflessione di Pagani

Di Alberto Pagani

La Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza letta da Alberto Pagani, esperto di intelligence e sicurezza, docente di Terrorismo Internazionale presso l’Università di Bologna. Al centro sovranità tecnologica, minacce ibride, criminalità transnazionale e radicalizzazione giovanile. Rizzi, Guerini e Mantovano sottolineano la centralità dell’innovazione e della competizione geopolitica nel ridefinire le priorità dell’intelligence italiana.

La Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presentata ieri mattina (4 marzo 2026) al Parlamento dal comparto Intelligence, offre una fotografia cruda e realistica della posizione dell’Italia in un mondo scosso dal conflitto in Iran e dalle tensioni persistenti sul fronte orientale. Il messaggio centrale è che la sicurezza nazionale non si difende più solo ai confini, ma nella capacità di resilienza tecnologica, energetica e informativa del sistema Italia. L’Intelligence segnala che l’Italia è bersaglio di una guerra non convenzionale che non si combatte solo con le armi, ma attraverso Cyber-attacchi russi e iraniani e Disinformazione, quindi Guerra Cognitiva.

Per contrastare queste minacce Ibride è necessaria l’adozione dell’architettura “Zero Trust”, che significa passare da una difesa perimetrale a una logica in cui ogni accesso alla rete pubblica amministrazione/aziende strategiche debba essere verificato costantemente. E’ suggerito il potenziamento dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, al fine di implementare team di Incident Response più rapidi e capaci di operare in coordinamento con l’intelligence per attribuire gli attacchi e rispondere in modo simmetrico. Infine, per potersi credibilmente dotare di una contro-narrativa strategica che permetta di affrontare gli attacchi di guerra cognitiva, si propone di creare una “cabina di regia” per il monitoraggio in tempo reale delle campagne di disinformazione, non solo per smentirle (debunking), ma per diffondere attivamente narrazioni basate su dati oggettivi prima che le fake news prendano piede. Con la guerra in Iran, la protezione delle rotte energetiche è diventata la priorità assoluta della sicurezza nazionale. La chiusura o l’instabilità dello Stretto di Hormuz è descritta come il rischio sistemico più grave per l’economia italiana nel 2026.

Il rapporto sottolinea la necessità di accelerare l’indipendenza non solo dal gas russo, ma anche dalle criticità mediorientali, puntando sulla difesa fisica di gasdotti e cavi sottomarini nel Mediterraneo. Per la mitigazione del rischio energetico si renderà necessario l’impiego della Marina Militare per operazioni di sorveglianza e protezione attiva dei mercantili e delle piattaforme estrattive nel Mediterraneo e forse anche la partecipazione a missioni internazionali per garantire il libero transito negli stretti. Bisognerà aumentare anche il pattugliamento sottomarino, tramite droni e sensori, per proteggere i gasdotti, come il Transmed, e i cavi dati che corrono sul fondo del Mediterraneo, soggetti a potenziali sabotaggi russi o iraniani. Sarà necessario elevare i livelli minimi di riserva nazionale di gas e greggio per garantire un’autonomia di almeno 4-6 mesi in caso di blocco totale delle rotte.

Per la prima volta, la Relazione dedica un ampio spazio al rischio finanziario sistemico. Viene segnalato il pericolo di “predazioni tecnologiche”, cioè acquisizioni ostili da parte di attori stranieri che approfittano della volatilità dei mercati causata dal conflitto. Inoltre, la carenza di materie prime critiche e semiconduttori è trattata come una vulnerabilità di sicurezza nazionale, non solo commerciale, ma in termini di sicurezza degli approvvigionamenti essenziali. Per ottenere un rafforzamento della resilienza economica del sistema Italia è dunque necessario rafforzare i poteri di veto e di monitoraggio dello Stato sulle aziende che operano in settori critici (AI, semiconduttori, difesa, agroalimentare di precisione) per impedire che capitali stranieri ostili acquisiscano sovranità tecnologica italiana. In secondo luogo, è suggerita l’adozione di una strategia di friend-shoring, finalizzata a riorientare le catene di approvvigionamento verso paesi alleati o geograficamente vicini, riducendo la dipendenza da partner volatili o politicamente ostili. L’intelligence finanziaria serve anche per monitorare i flussi di capitale insoliti che potrebbero indicare tentativi di manipolazione del mercato azionario o di attacco alla stabilità del debito pubblico durante le fasi più acute della crisi.

Il Dis conferma che l’instabilità in Medio Oriente sta provocando un effetto domino in Africa. Il conflitto iraniano sta sottraendo risorse e attenzione alla stabilizzazione del Sahel e del Nord Africa, aumentando il rischio che i flussi migratori vengano usati come arma di pressione politica contro l’Europa. Si monitora il rischio di una riattivazione di cellule radicali o “lupi solitari” che potrebbero sfruttare l’attuale fase di caos regionale. Ciò comporta la necessità di aumentare la presenza di “occhi e orecchie” nei paesi di transito (Libia, Tunisia, Sahel) per anticipare i movimenti migratori prima che diventino ingestibili o che vengano usati come strumenti di ricatto politico. Un’altra misura finalizzata ad affrontare il problema è la cooperazione per lo sviluppo mirata, che vincola gli aiuti economici ai paesi del Nord Africa a protocolli di sicurezza più stringenti nel contrasto al traffico di esseri umani e alla radicalizzazione. Secondariamente sarà necessario implementare anche tecnologie di controllo delle frontiere basate su IA per l’identificazione precoce di potenziali minacce terroristiche infiltrate nei flussi irregolari, garantendo al contempo il rispetto dei diritti umani.

La raccomandazione trasversale più importante che emerge però è la necessità di una maggiore diffusione della cultura della sicurezza, necessaria per ottenere anche una nuova partnership pubblico-privato. Lo Stato non può difendere da solo l’economia e le reti; è necessario che le aziende private condividano dati e vulnerabilità con l’intelligence in tempo reale per creare uno scudo nazionale coeso.


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