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La Slovenia come laboratorio dell’hybrid warfare? Il caso Black Cube

Una campagna elettorale trasformata in un’operazione sotto copertura tra identità fittizie, incontri riservati e video registrati di nascosto. Il caso sloveno mostra come le interferenze non passino più solo dalla disinformazione online ma anche da sofisticate operazioni ibride

Una campagna elettorale trasformata in un campo di operazioni sotto copertura, dove investitori inesistenti, incontri in hotel di lusso e video registrati di nascosto diventano strumenti di lotta politica. È questo quanto emerge dalla denuncia del governo sloveno, secondo cui una società privata israeliana avrebbe tentato di influenzare le elezioni legislative tenutesi la scorsa domenica nel Paese.

Secondo le autorità di Lubiana, due operativi legati alla società di intelligence privata Black Cube (società già nota per operazioni controverse condotte per clienti privati) sarebbero arrivati in Slovenia già nel dicembre 2025, con il compito di delegittimare il Freedom Movement, partito di governo guidato dal premier Robert Golob. E facendolo seguendo il copione tipico, che inizia con il creare identità fittizie, per costruire una copertura credibile e indurre così i bersagli a esporsi.

Gli agenti si sarebbero presentati come investitori internazionali interessati a finanziare progetti di data center nei Balcani. Attraverso questa copertura, avrebbero contattato figure politiche e istituzionali vicine al governo, invitandole a incontri riservati tra Vienna, Londra e Zagabria. Durante questi colloqui, registrati senza il consenso degli interlocutori, avrebbero cercato di orientare la conversazione verso temi sensibili, come il lobbying, i rapporti con l’esecutivo e possibili facilitazioni politiche.

A poche settimane dal voto, frammenti video di questi incontri sono comparsi online. Le clip, brevi e decontestualizzate, sembravano mostrare esponenti legati al Freedom Movement intenti a discutere pratiche opache o al limite della legalità. L’opposizione guidata da Janez Janša le ha utilizzate per denunciare una presunta corruzione sistemica. Il governo, invece, le ha definite parte di una campagna orchestrata per screditare l’esecutivo.

Uno dei casi più emblematici è quello di Dominika Švarc Pipan, ex ministra della Giustizia che, dopo essere stata contattata da un presunto fondo d’investimento con sede a Londra, ha accettato una serie di incontri convinta di trovarsi di fronte a interlocutori reali. Maturando solo in seguito il sospetto che si trattasse di un’operazione costruita ad hoc. Secondo il suo racconto, gli interlocutori avrebbero insistito per ottenere indicazioni su come “sbloccare” progetti attraverso canali politici, spingendola implicitamente verso comportamenti che potessero essere interpretati come illeciti.

Il governo sloveno sostiene di aver identificato gli operativi grazie alla collaborazione con partner europei, tra cui l’agenzia francese Viginum, specializzata nel contrasto alle interferenze straniere. Grazie ai registri aeroportuali, gli agenti in questione sarebbero stati identificati come Giora Eiland, ex dirigente del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano, e Dan Zorella, ex ufficiale dei servizi segreti militari israeliani. Resta però un punto cruciale ancora senza risposta, ovvero chi avrebbe commissionato l’operazione. Le autorità slovene ritengono che il contratto possa avere origine interna, ma non hanno fornito elementi conclusivi.

L’episodio si inserisce in un contesto politico particolarmente polarizzato. Il Freedom Movement ha assunto posizioni critiche nei confronti di Israele, arrivando a riconoscere lo Stato palestinese, e mantiene una linea di forte sostegno all’Ucraina. L’opposizione, al contrario, guarda a un riallineamento con l’asse politico rappresentato da Viktor Orbán e, più in generale, con la destra europea e statunitense.

Al di là dell’esito immediato, il caso sloveno offre uno spaccato significativo dell’evoluzione delle dinamiche di competizione politica in Europa. Non più solo propaganda o disinformazione online, ma operazioni ibride che combinano tecniche di intelligence, manipolazione mediatica e uso di attori privati. Una zona grigia sempre più affollata, in cui i confini tra sicurezza, affari e politica diventano difficili da tracciare.

 


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