Skip to main content

Canada interessato al Gcap? Ecco il primo test della Leonardo di Mariani. Scrive Serino

Di Pietro Serino

Il programma Gcap entra in una fase decisiva con l’ipotesi di allargamento a nuovi partner internazionali, tra cui Germania, Polonia e soprattutto Canada. Una prospettiva che apre interrogativi complessi sulla condivisione tecnologica, la ripartizione industriale e la gestione della sovranità tra i Paesi già coinvolti. Per l’Italia, si tratta di una prova cruciale. La riflessione del generale Pietro Serino

Il governo e la nuova leadership di Leonardo hanno davanti un’opportunità straordinaria per dimostrare la capacità dell’Italia e della sua industria della difesa e dell’aerospazio di recitare un ruolo da protagonista nella costruzione di un’autonomia tecnologica e militare dell’Europa; un’Europa capace di aggregare entro e oltre i suoi confini geografici, ad includere nazioni che condividono autenticamente con essa il riconoscimento dei valori della democrazia liberale e del rispetto dei diritti civili e sociali degli individui.

Questa opportunità è rappresentata dalla gestione dell’allargamento dei partecipanti al Programma Gcap, il progetto di caccia di sesta Generazione dai contenuti tecnologici ambiziosi, che dovrà avvalersi, per raggiungere le capacità previste dai requisiti operativi definiti dalle Forze Aeree committenti, di tutte le tecnologie che oggi sono definite disruptive, come la AI, la quantistica, l’automazione e la robotica, e integrare risorse che risiedono nei domini aereo, spaziale e cibernetico, nella nuova frontiera dell’ingegno umano.

Negli ultimi mesi si parla di interesse ad entrare nel Gcap da parte di Nazioni come la Germania, la Polonia e il Canada. Il loro eventuale ingresso porrà, ovviamente, problemi che abbracciano la condivisione delle tecnologie e delle informazioni, la ripartizione del lavoro, i ritorni industriali ed economici. Tutti aspetti estremamente delicati, che incidono sulla sovranità delle Nazioni che hanno dato vita al progetto (Italia, Giappone e Regno Unito) e sugli interessi industriali delle Aziende ad oggi coinvolte (Leonardo, Mitsubishi e BAE). Sono gli stessi temi che hanno reso difficile la costruzione in Europa di un sistema di difesa e sicurezza realmente sovranazionale e di un efficace pilastro europeo della Nato.

Proprio per queste ragioni, l’allargamento rappresenta una sfida epocale e un’opportunità da cogliere. La situazione internazionale particolarmente complessa, caratterizzata dalla ricerca di nuovi equilibri e alleanze e dominata dalle tentazioni egemoni e sovraniste di Cina, Russia e Stati Uniti, può rappresentare una spinta al superamento di problematiche apparse finora come ostacoli difficilmente sormontabili.

L’Italia ha, in tale prospettiva, un vantaggio attitudinale. Dalla fine del Secondo conflitto mondiale, ha sempre perseguito una convinta politica di partecipazione ai consessi multilaterali e sovranazionali, specie nel campo della difesa; un’attitudine che ha le proprie solide radici nell’art. 11 della  Costituzione. La sovranità tecnologica e la gestione delle informazioni che riguardano lo sviluppo del progetto Gcap hanno il valore che 80 anni fa avevano il carbone e l’acciaio. Così come dalla condivisione di quelli si forgiò l’ambizione di un’Europa unita e senza più guerre interne, la condivisione di tecnologie e informazioni deve diventare il motore di un rilancio di quell’idea, una nuova Unione di democrazie liberali, autonome strategicamente, in grado di garantire la sicurezza dei cittadini e dei propri interessi e capaci di rilanciare il multilateralismo. I grandi cambiamenti hanno bisogno, per affermarsi, di un’esigenza, di un contesto e di uno strumento e questi difficili tempi ce li offrono. L’Italia, se dimostrerà visione e leadership e se saprà vincere le sempre possibili resistenze interne, ancora una volta ha l’opportunità di essere parte del nucleo iniziale di un grande progetto sovranazionale. È un’occasione di un reale rilancio che non possiamo perdere.


×

Iscriviti alla newsletter