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Un altro pezzo grosso di Pechino finisce nel mirino di Xi. Chi è Ma Xingrui

Ufficialmente è corruzione. Politicamente, però, il caso Ma Xingrui conferma come la campagna anti-corruzione di Xi Jinping continui a essere anche uno strumento di controllo, disciplinamento e regolamento di conti dentro il Partito

Un altro esponente di primo piano della leadership cinese finisce travolto dalle purghe promosse di Xi Jinping con la formale parvenza id campagna anticorruzione. Ma Xingrui, membro del Politburo ed ex-segretario del Partito nello Xinjiang, è stato ufficialmente posto sotto indagine per corruzione, diventando così il terzo componente dell’attuale vertice politico cinese (e primo non in divisa) a cadere nella nuova ondata di epurazioni lanciata dal presidente cinese. È anche il primo civile di questo livello a essere colpito.

La sua caduta non è irrilevante, poiché Xingrui non era un funzionario qualunque. Nato politicamente nel settore aerospaziale, aveva guidato alcune delle principali agenzie spaziali del Paese prima di essere spostato nella macchina politica del Partito. Successivamente aveva poi ricoperto incarichi di peso a Shenzhen, nel Guangdong e infine nello Xinjiang, una delle aree più sensibili e strategiche della Repubblica popolare.

E guardare al suo profilo fornisce delle possibili spiegazioni sul perché Ma sia finito sotto la macchina inquisitoria. Una prima possibile motivazione dietro la sua rimozione riguarda infatti il suo stesso peso politico: considerato un dirigente efficace e capace di gestire dossier complessi e delicati con disciplina e durezza, la conclamata “bravura” del membro del Politburo potrebbe essere stata la sua vulnerabilità, poiché nella Cina di Xi i quadri troppo autonomi visibili o ambiziosi rischiano più facilmente di essere percepiti come potenziali rivali o come centri di potere alternativi.

Una seconda possibile ipotesi riguarda il suo passato nell’industria aerospaziale, settore che negli ultimi anni è finito indirettamente sotto osservazione anche per via delle indagini che hanno colpito la Rocket Force, il ramo strategico delle forze armate cinesi responsabile dell’arsenale missilistico. Sebbene Ma abbia lasciato il comparto già nel 2013, alcuni osservatori ritengono possibile che i suoi vecchi legami abbiano contribuito a trascinarlo dentro un più ampio regolamento processo di conti interno.

C’è poi una terza chiave di lettura, forse la più concreta, cioè la sua esperienza nello Xinjiang. Durante il suo incarico nella regione, Ma ha operato in uno dei contesti più opachi e repressivi dell’intero sistema cinese, dove controllo politico, apparato securitario e gestione economica si intrecciano strettamente. In un ambiente del genere, caratterizzato da grandi flussi di risorse, espropriazioni e poteri straordinari, le occasioni di corruzione e arricchimento illecito non sono certo mancate.

Al di là delle cause specifiche, il caso Ma conferma ancora una volta come la campagna anti-corruzione di Xi continui a funzionare non solo come strumento di moralizzazione del Partito, ma soprattutto come leva di disciplinamento politico. In Cina, la lotta alla corruzione non serve soltanto a colpire chi ha abusato del proprio potere, ma anche a ricordare a tutta la classe dirigente che nessuna posizione, per quanto elevata, offre una protezione reale.


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