“Il governo ha deciso di muoversi con efficacia con l’obiettivo di assicurare nel breve periodo una autonomia energetica e una mitigazione del rischio immediato di aumenti insostenibili per i nuclei familiari a medio basso reddito. Una lucida visione del problema che tiene conto di tante variabili e io collegherei a questo anche il Piano Mattei. Siamo in presenza di una strategia integrata e di buon senso”. Conversazione con l’esperto diplomatico, Gabriele Checchia, già ambasciatore in Libano, presso la Nato e presso le Organizzazioni Internazionali (Ocse, Esa, Aie)
“Il tridente Golfo-Algeria-Azerbaigian messo in pratica da Giorgia Meloni riflette una strategia di lungo periodo che precede le vicende in atto a Hormuz e punta ad attenuare le difficoltà energetiche. Il governo ha deciso di muoversi con efficacia con l’obiettivo di assicurare nel breve periodo una autonomia energetica”. Lo dice a Formiche.net l’esperto diplomatico Gabriele Checchia, già ambasciatore in Libano, presso la Nato e presso le Organizzazioni Internazionali (Ocse, Esa, Aie), che analizza la postura di Palazzo Chigi anche in riferimento alle dinamice europee.
Dopo il Golfo e la Tunisia, il presidente del consiglio Giorgia Meloni tra qualche giorno si recherà in Azerbaigian per il nostro approvvigionamento energetico: in 5 anni grazie al gasdotto Tap è stata assicurata la capacità di 10 miliardi di metri cubi annui (passata a 11,2 miliardi da gennaio scorso). Come si traducono politicamente questi numeri per il fabbisogno italiano?
Direi che si traducono in maniera decisamente positiva. Riflettono il senso di urgenza che il governo e Giorgia Meloni hanno voluto conferire al dossier approvvigionamenti energetici, in una fase per molti versi drammatica non solo sotto il profilo geopolitico, ma anche per quanto riguarda il tenore di vita delle famiglie, con aumenti di bollette importanti che si profilano all’orizzonte. E dunque, giustamente, il governo, sensibile alle problematiche di nuclei familiari e imprese, ha voluto mettere in piedi una strategia ad ampio raggio, con una sorta tridente Golfo-Algeria- Azerbaigian, volta ad attenuare per quanto possibile queste difficoltà. Valuto positivamente queste missioni energetiche che non sono neanche tutte riconducibili alla crisi iraniana e a quanto avviene nel Golfo.
Perché?
Perché riflettono una strategia di lungo periodo che precede le vicende in atto, ma che queste ultime sicuramente hanno accelerato. Il governo ha deciso di muoversi con efficacia con l’obiettivo di assicurare nel breve periodo una autonomia energetica e una mitigazione del rischio immediato di aumenti insostenibili per i nuclei familiari a medio basso reddito. Una lucida visione del problema che tiene conto di tante variabili e io collegherei a questo anche il Piano Mattei, ovvero l’attenzione che il Presidente del Consiglio rivolge anche a fornitori di gas provenienti dal continente africano con tutte le iniziative che il Piano sta mettendo in pista. Mi sembra quindi che siamo in presenza di una strategia integrata e di buon senso.
I tre viaggi, stimolati dalla crisi a Hormuz, cosa significano in termini di strategia politica e rapidità decisionale?
Riflettono un’attenzione particolare del Governo al dato energetico e riflettono anche una capacità di risposta rapida. Se non erro Giorgia Meloni è stata la prima leader a capo di governo di un Paese del G20 e dell’Unione Europea e anche della Nato a recarsi nel Golfo dopo lo scoppio della crisi. Quindi mi sembra che questa sia la filosofia di insieme, sapendo quanto noi dipendiamo da fonti energetiche estere e si tratta senza dubbio di difendere al meglio gli interessi nazionali. L’energia, come la vicenda di Hormuz sta dimostrando, ormai è diventata una delle variabili e una delle leve geopolitiche fondamentali per assicurare a un Paese una politica estera autonoma, non condizionata da soggetti esterni spesso ostili.
Il Tap si è dimostrato un’infrastruttura chiave per l’Europa e un nodo strategico per la diversificazione dell’approvvigionamento: il suo eventuale raddoppio come si intreccerebbe con le scoperte nel Mediterraneo orientale e con l’esigenza di un eventuale altro gasdotto tra Israele, Cipro e Italia?
Vedere un Tap a pieno regime rafforza l’indipendenza energetica nazionale italiana e se poi ci sarà anche uno sblocco del progetto EastMed, che è in una fase interlocutoria per le note criticità di natura geopolitica che si registrano nel Mediterraneo orientale, legata in larga misura anche al contrasto greco turco, tanto meglio. Però il Tap non è a mio avviso riconducibile a elemento essenziale dell’EastMed: sono due progetti distinti ma per molti versi complementari. Il governo si sta muovendo, laddove possibile, per fare passi avanti rapidi e tra questi appunto il raddoppio del progetto Tap punta a circa 20 miliardi di metri cubi annui, che sarebbero pari a un quarto del fabbisogno nazionale. Superare come mi auguro sia possibile nel medio periodo, le difficoltà di natura politica che ostacolano il decollo dell’EastMed, significherebbe avere una leva di più per mostrarci come Paese indipendente sotto il profilo energetico e in grado quindi di far sentire la nostra voce senza temere condizionamenti o ricatti da soggetti terzi, verosimilmente non nostri amici.
Quale il peso italiano all’interno dell’iniziativa europea sull’Iran?
Considerevole, che si muove di raccordo con i grandi Paesi europei in particolare Francia, Regno Unito, Germania. La nostra Presidente del Consiglio ha partecipato alla conferenza dei 40 paesi disponibili a inviare propri dragamine nello Stretto una volta che saranno terminate, speriamo presto, le ostilità. Quindi siamo in asse con le grandi capitali europee, con l’Europa nel suo complesso. Una smentita per quanti sostengono che l’Italia in Europa sia isolata: anche questa è una scelta saggia e lungimirante, senza per questo rompere i legami, come alcuni invece da noi auspicano, con l’alleato americano che resta imprescindibile. La grossa competenza italiana nel settore dello sminamento sarà senza dubbio preziosa.
A Hormuz non si gioca una partita che riguarda solo l’Italia…
Lo abbiamo visto per quanto riguarda i commerci mondiali dei fertilizzanti: per noi è quindi fondamentale essere della partita. Roma sta mettendo in atto una politica di equilibrio basata sul rispetto, sulle nostre eccellenze tecnologiche che nessuno ci contesta. E come ha recentemente spiegato il premier, l’instabilità è diventata non più eccezione ma consuetudine. Per cui vanno reperite soluzioni praticabili e pragmatiche.
















