Mentre Washington e Bruxelles restano concentrate sul Medio Oriente, Mosca rafforza i rapporti con la nuova leadership militare del Madagascar. Un avvicinamento che intreccia sicurezza, risorse critiche e controllo delle rotte marittime
Mentre l’attenzione di Washington e delle capitali europee è assorbita dalla crisi mediorientale, la Russia aggiunge un nuovo tassello alla sua rete di influenza in Africa, includendo al suo interno anche il Madagascar. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Mosca starebbe infatti rafforzando rapidamente i propri rapporti con la nuova leadership militare dell’isola, approfittando dell’instabilità politica interna e della distrazione strategica dell’Occidente.
Al centro della manovra c’è il colonnello e attuale presidente malgascio Michael Randrianirina, salito al potere dopo il colpo di Stato militare dell’ottobre scorso, che non esita a evidenziare la sua vicinanza al Cremlino. Come dimostrato in occasione di una recente consegna di elicotteri da combattimento, camion e aiuti alimentari, durante la quale il leader malgascio ha pubblicamente ringraziato Vladimir Putin definendolo “fratello” e promettendo di rilanciare le relazioni bilaterali tra Antananarivo e Mosca.
Un singolo gesto simbolico, quello di Mosca, dietro al quale si intravede però un disegno ben più ampio. Il Madagascar rappresenta infatti un asset strategico di grande valore, affacciandosi sul Canale di Mozambico, una delle arterie marittime più rilevanti per il traffico energetico globale, e ospitando porti e infrastrutture che potrebbero acquisire un’importanza crescente in un contesto internazionale sempre più frammentato. Come ad esempio il porto di Toamasina, che si trova in prossimità di una rotta attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale, o l’ex base navale di Antsiranana nel nord del Paese, che potrebbe tornare ad avere una rilevanza militare.
A rendere il Madagascar ancora più appetibile è poi il suo sottosuolo. L’isola possiede risorse minerarie di primo piano, tra cui grafite, cobalto e terre rare, tutte materie prime sempre più strategiche per la transizione energetica, l’industria tecnologica e la produzione militare. In un’epoca segnata dalla competizione per le catene di approvvigionamento critiche, il controllo dell’accesso a questi materiali può trasformarsi in una leva geopolitica di grande rilievo.
Il rapporto con la nuova giunta malgascia sembra essersi sviluppato con una certa rapidità. Secondo diverse ricostruzioni, Mosca avrebbe prima garantito sicurezza diretta al nuovo establishment, poi intensificato i contatti economici e infine avviato un sostegno più strutturato sul piano militare. Nelle ultime settimane sarebbero arrivati sull’isola anche veicoli blindati, armi leggere, munizioni e uniformi, insieme alla prospettiva di programmi di addestramento per ufficiali malgasci in patria e in Russia.
Sul piano politico, l’avvicinamento a Mosca offre alla nuova leadership malgascia l’opportunità di aumentare il proprio margine di manovra nei confronti dell’Europa, e soprattutto della Francia. La scelta di Randrianirina di recarsi prima a Mosca e solo dopo a Parigi è stata letta da molti osservatori come un messaggio preciso: il Madagascar vuole ora praticare una politica estera più “multidirezionale”, sfruttando la concorrenza tra potenze per rafforzare la propria autonomia negoziale.
In questo senso, la Russia si presenta come partner ideale per regimi fragili o contestati. A differenza dell’Unione europea, Mosca non lega il proprio sostegno a richieste stringenti in materia di democrazia, governance o diritti. Offre invece sicurezza, armi, supporto politico e, quando possibile, accesso a reti economiche e mediatiche. È uno schema già visto in altri contesti africani, dove il Cremlino ha saputo inserirsi nelle crepe lasciate aperte dal progressivo arretramento occidentale (anche se la situazione sembra essere molto meno florida di qualche anno fa).
Non è la prima volta che Mosca tenta di costruire influenza in Madagascar. Già nel 2018 operatori russi avevano cercato di orientare il quadro politico locale attraverso media, campagne d’influenza e relazioni con esponenti del potere. Allora il tentativo produsse risultati limitati. Oggi però il contesto appare diverso, con la fragilità istituzionale del Paese e la crisi energetica interna che creano condizioni molto più favorevoli. Rimane però il dubbio se la penetrazione russa riuscirà a trasformarsi in qualcosa di più concreto.
















