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Vienna caccia tre diplomatici russi. Sotto accusa le antenne sulle sedi diplomatiche di Mosca

L’Austria dichiara “personae non gratae” tre funzionari dell’ambasciata russa per sospette attività di spionaggio dei segnali. Sullo sfondo, ancora una volta Vienna, capitale della diplomazia multilaterale nonché storico crocevia dell’intelligence europea

Vienna è ancora una volta al centro delle attività di spionaggio ostili in Europa. Il governo austriaco ha dichiarato personae non gratae tre diplomatici russi, accusati di essere collegati a un sistema di antenne installato sui tetti di edifici diplomatici riconducibili a Mosca. Una vera e propria “foresta di antenne”, come è stata definita, che secondo le autorità austriache avrebbe potuto essere utilizzata per attività di intercettazione e spionaggio dei segnali.

La decisione è stata confermata lunedì dal ministero degli Esteri austriaco. I tre funzionari, descritti dall’emittente pubblica ORF come dipendenti dell’ambasciata russa, hanno già lasciato il Paese. Con questa misura sale a quattordici il numero dei diplomatici russi espulsi dall’Austria dal 2020.

“È inaccettabile che l’immunità diplomatica venga usata per commettere attività di spionaggio”, ha dichiarato al Scmp la ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger. La formula è diplomatica, ma il messaggio è inequivocabile. Vienna non intende più tollerare zone grigie tra copertura diplomatica e operazioni d’intelligence.

Il grande orecchio

Nel mirino degli apparati austriaci ci sarebbero soprattutto le numerose parabole satellitari collocate su edifici utilizzati dallo Stato russo nella capitale, in particolare su un complesso residenziale destinato al personale diplomatico. Da anni queste installazioni attirano l’attenzione della Direzione per la sicurezza dello Stato e l’intelligence, il principale servizio interno austriaco, che aveva già segnalato il rischio di intercettazioni delle comunicazioni satellitari di altri Paesi e organizzazioni internazionali.

Vienna l’epicentro dello spionaggio

La capitale austriaca non è un luogo qualunque. Vienna ospita l’Osce, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica e diverse organizzazioni delle Nazioni Unite. È una delle grandi piattaforme della diplomazia multilaterale europea, dove potenze come Russia e Stati Uniti mantengono rappresentanze separate presso l’Austria, l’Osce e le organizzazioni internazionali. Questa densità diplomatica, da sempre, offre anche coperture ideali agli apparati di intelligence.

La città porta, oltretutto, con sé una lunga memoria di spionaggio. Divisa in settori alleati dopo la Seconda guerra mondiale, Vienna ha costruito nei decenni la reputazione di capitale delle retrovie, luogo di contatto, scambio, sorveglianza e influenza. Oggi, la situazione si ripropone ma, questa volta,  in un’Europa segnata dalla guerra russa contro l’Ucraina.

La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Secondo l’agenzia russa Ria, l’ambasciata russa a Vienna ha definito la decisione ingiustificata e ha preannunciato una risposta dura. Una rappresaglia diplomatica appare dunque probabile, nel quadro di un deterioramento più ampio dei rapporti tra Russia e Paesi europei e per l’Austria, tradizionalmente attenta a preservare un profilo di neutralità, il caso segna un ulteriore irrigidimento.  Segnale che anche uno dei principali hub diplomatici d’Europa considera ormai lo spionaggio tecnologico e la protezione delle comunicazioni internazionali un fronte prioritario per la sicurezza nazionale.


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