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Salvini offre a Mosca spazio per la propaganda. L’incontro con le aziende e il racconto del Cremlino

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Salvini rilancia il dialogo economico con Mosca, ma la Russia trasforma rapidamente l’apertura in un messaggio politico. Tass e l’ambasciatore russo amplificano l’iniziativa mentre il dossier Russia torna a dividere la politica italiana

Matteo Salvini torna a spingere sul dialogo con Mosca, partendo dagli interessi delle aziende italiane che continuano a operare in Russia. Ma l’iniziativa del vicepremier e leader della Lega è stata rapidamente raccolta dalla macchina propagandistica del Cremlino, proprio mentre la Russia torna a essere una linea di frattura sempre più visibile nella politica italiana.

L’incontro di Milano tra Salvini e i rappresentanti delle aziende italiane ancora attive in Russia ha avuto una coda significativa. Tass ha intervistato il vicepremier, amplificando elementi della narrazione strategica di Mosca anche attraverso le parole dello stesso Salvini. Contemporaneamente, l’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramonov ha presentato l’iniziativa come il possibile inizio di un cambiamento più ampio nell’atteggiamento italiano verso il suo Paese.

L’episodio mostra il terreno delicato sul quale si muove l’Italia e, in particolare, figure come Salvini, noto per le sue aperture verso la Russia. Anche dando per scontato che l’iniziativa sia stata guidata da interessi economici e dalla volontà di rappresentare imprese italiane penalizzate dalla rottura dei rapporti con Mosca seguita all’invasione su larga scala dell’Ucraina ordinata da Vladimir Putin, ogni apertura può essere utilizzata dalla Russia per sostenere che il fronte europeo contro il Cremlino stia iniziando a incrinarsi.

La Russia è diventata infatti un dossier che attraversa gli schieramenti italiani. Divide il centrosinistra, dove Partito Democratico e Movimento 5 Stelle mantengono posizioni sensibilmente diverse, ma anche il centrodestra, a sua volta sottoposto alla pressione della destra radicale. Salvini deve inoltre affrontare direttamente la competizione alla sua destra della nuova formazione politica guidata da Roberto Vannacci, già vicesegretario della Lega, che sta sottraendo voti al partito.

Mosca, intanto, ha reagito rapidamente all’incontro di Milano, amplificandolo sia attraverso Tass sia attraverso il proprio ambasciatore a Roma.

Paramonov è andato ben oltre il contenuto economico dell’incontro, definendolo “l’incipit di un ritorno dell’establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso”. Una formulazione che sposta il significato dell’iniziativa: da un confronto sugli interessi delle imprese italiane al possibile segnale di un ripensamento politico più ampio in Italia.

“Vediamo che una parte sempre più ampia dell’opinione pubblica dei Paesi dell’Europa occidentale, Italia compresa, s’interroga su quanto l’attuale linea antirussa dei rispettivi governi risponda effettivamente agli interessi degli Stati coinvolti e delle loro popolazioni”, ha scritto Paramonov su Facebook. Secondo l’ambasciatore, lo stesso interrogativo sorgerebbe “sempre più spesso” anche negli ambienti imprenditoriali italiani.

Paramonov attribuisce alle sanzioni europee la forte contrazione dei rapporti economici bilaterali, sostenendo che il commercio tra Italia e Russia si sia ridotto di quasi dieci volte e che la cooperazione energetica sia stata pressoché azzerata. Nella sua lettura, le imprese italiane avrebbero inoltre difficoltà sia a sostituire le forniture energetiche russe a prezzi accessibili sia a trovare nuovi mercati per le esportazioni tradizionalmente destinate alla Russia.

È la posizione di Mosca. Ed è anche la cornice nella quale l’ambasciatore russo ha scelto di collocare politicamente l’iniziativa di Salvini.

A rafforzare questo effetto è arrivata l’intervista concessa dal vicepremier a Tass. Il contesto conta: Tass è l’agenzia di stampa statale russa e, dopo l’invasione dell’Ucraina, è stata colpita da sanzioni o restrizioni in diversi Paesi. Canada e Ucraina hanno adottato misure contro l’agenzia, mentre Estonia e Lituania ne hanno limitato le attività. Tass non è invece soggetta a un bando generalizzato nell’Unione europea paragonabile a quello imposto ad altri media statali russi come RT e Sputnik. Anche alcune organizzazioni internazionali hanno preso le distanze dall’agenzia. Thomson Reuters ha rimosso Tass dal proprio marketplace di contenuti, mentre la European Alliance of News Agencies ne ha sospeso la partecipazione.

Diventa quindi politicamente rilevante non soltanto ciò che Salvini ha detto nell’intervista, ma anche la piattaforma attraverso la quale le sue parole vengono proiettate verso il pubblico russo e internazionale. Salvini ha detto a Tass di non considerare la Russia una minaccia e ha definito la posizione mantenuta dal governo italiano “il più equilibrata possibile rispetto a quella di alcuni altri”.

“Il mio obiettivo è porre fine al conflitto, affinché le armi vengano deposte e la diplomazia possa tornare a svolgere il proprio ruolo, mettendo fine agli attacchi, ai bombardamenti e alle morti”, ha detto Salvini, aggiungendo: “Non siamo in guerra con nessuno”.

Il leader della Lega ha inoltre presentato il proprio approccio come un tentativo di mantenere aperti i canali del dialogo. Richiamando il suo ruolo di ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha detto di considerare “molto importante costruire ponti di dialogo tra i due Paesi in conflitto”. “Come ministro costruisco ponti, amplio porti e aeroporti e modernizzo ferrovie e autostrade”, ha detto a Tass, aggiungendo di voler provare a essere un “umile pacificatore”.

Il punto non è necessariamente stabilire se Salvini condivida la lettura che Mosca dà dell’incontro. È che l’iniziativa offre al Cremlino materiale utile per una narrazione precisa: le sanzioni danneggiano gli europei, il mondo imprenditoriale ne è sempre più insofferente e parti dell’establishment politico occidentale starebbero tornando verso un approccio più pragmatico alla Russia. Le parole di Paramonov rendono esplicita questa interpretazione.

Per Salvini si crea così un problema di esposizione politica. Un’iniziativa che in Italia può essere presentata come difesa degli interessi economici nazionali viene letta e rilanciata a Mosca come qualcosa di più: un segnale politico sulla tenuta della linea europea nei confronti della Russia.

Tutto questo avviene mentre la Russia torna a dividere trasversalmente la politica italiana, sia nel centrosinistra sia nel centrodestra. Per Salvini, la competizione alla sua destra con Vannacci aggiunge un ulteriore elemento, facendo del dossier russo parte di una più ampia contesa politica ed elettorale.

Resta ora da capire se l’incontro di Milano rimarrà un’iniziativa circoscritta agli interessi delle imprese italiane o rappresenterà l’inizio di una linea più strutturata della Lega sui rapporti economici con Mosca. La reazione russa indica già un altro elemento: ogni ulteriore passo di Salvini sarà osservato non soltanto a Roma e nelle altre capitali europee, ma anche a Mosca, dove esiste un chiaro interesse a presentare le aperture provenienti dalla politica italiana come segnali di un cambiamento più ampio.

Salvini può voler parlare di imprese, commercio e interesse nazionale. Mosca vuole parlare delle crepe nella linea occidentale verso la Russia. L’incontro di Milano mostra quanto rapidamente queste due conversazioni possano sovrapporsi.


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