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La Ferretti cinese non piace nemmeno agli Usa. Il caso della Florida

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Dopo lo scontro legale in Italia con l’azionista di minoranza e la minaccia del golden power, ora la partita del cantiere finito in mani cinesi si sposta oltre l’Atlantico. Per la precisione in Florida

Sembrava finita lì, consegnata alla storia. Invece no, la vicenda Ferretti torna e rientra d’improvviso dalla finestra. Questo giornale si è spesso occupato delle implicazioni dentro e fuori lo storico cantiere emiliano, connesse alla presenza di un azionista di controllo cinese, Weichai. Da quando il conglomerato industriale del Dragone ha vinto la sua battaglia contro i soci di minoranza, spuntandola in assemblea lo scorso maggio e nominando il suo uomo di fiducia, Stassi Anastassov, al vertice, da una parte si è aperto un contenzioso legale tra azionisti cinesi e non, dall’altra il governo italiano è parso più volte sul punto di azionare la leva del golden power. Fattispecie che, almeno per il momento, non si è verificata.

Eppure, l’onda lunga del caso Ferretti è arrivata fino agli Stati Uniti. Nemmeno lì piace molto l’idea di un gruppo navale del lusso, quale Ferretti è a tutti gli effetti, nelle mani di un socio dagli interessi spesso accostati all’uso militare, per giunta cinese. Per questo sta salendo e non poco in terra americana la pressione sul controllo di Ferretti da parte di Weichai, gruppo riconducibile al governo provinciale cinese dello Shandong. Si stanno intensificando, in particolare, sia l’attenzione politica sia quella mediatica: nel mirino ci sono, come detto, proprio le partecipazioni cinesi in un settore strategico come quello della nautica di lusso.

Tanto che negli ultimi giorni è stata annunciata anche un’iniziativa formale della Procura generale della Florida, stato americano del Sunshine State, uno dei mercati chiave per il settore e che ospita lo showroom americano del gruppo, a Fort Lauderdale. Già ad agosto, il senatore Jim Banks ha chiesto al Segretario alla Guerra Pete Hegseth di inserire Weichai nell’elenco previsto dalla Sezione 1260H, cioè la lista del Pentagono delle aziende militari cinesi che operano negli Stati Uniti. Negli ultimi giorni, poi, si sono susseguiti una serie di segnali significativi, a partire dall’annuncio del Procuratore generale della Florida, James Uthmeier, dell’avvio di un’indagine sullo showroom di Ferretti a Fort Lauderdale.

Non è tutto. Il presidente del Partito repubblicano della Florida, Evan Power, ha rilanciato l’iniziativa il 28 ottobre, ricordando che la Florida ha approvato una legge per tenere i proprietari legati al Partito comunista cinese lontani dalle infrastrutture critiche dello Stato, e definendo l’indagine sull’azienda nautica vicina a Port Everglades il modo giusto per applicarla. Il deputato Randy Fine, ancora, ha chiesto alle autorità federali di estromettere dalla Florida Ferretti, perché controllata da Weichai, mentre un altro rappresentante della Florida al Congresso, David Borrero, ha tenuto una conferenza stampa davanti allo showroom di Ferretti a Fort Lauderdale, chiedendo un’indagine sulla proprietà statale cinese di Ferretti e sulla vicinanza della sede a infrastrutture strategiche della Florida. Insomma, almeno negli Stati Uniti per Ferretti si mette male.


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