L’amministrazione di Donald Trump lancia l’iniziativa da 12 miliardi di dollari per aumentare le proprie riserve e mettere al sicuro le catene di approvvigionamento, slegandosi dalla dipendenza dalla Cina. Si tratta solo dell’ultimo piano degli americani, che coinvolgono anche gli alleati in questa delicata missione
“Nell’ultimo anno, la mia amministrazione ha adottato misure straordinarie per garantire che gli Stati Uniti dispongano di tutti i minerali essenziali e delle terre rare di cui abbiamo bisogno”. A dirlo è Donald Trump, che ha tutta l’intenzione di continuare su questa strada. Dallo Studio Ovale il presidente americano lancia il Project Vault, una iniziativa da 12 miliardi di dollari complessivi per creare una scorta di minerali strategici e mettere al sicuro le catene di approvvigionamento. Verrà finanziata per 1,67 miliardi da fondi privati, mentre per i restanti 10 miliardi il consiglio di amministrazione della Us Export-Import Bank ha già approvato il prestito. Per Trump, il contribuente americano trarrà “profitto” da questo progetto, a cui partecipano aziende del calibro di General Motors, Stellantis, Boeing e Google.
Chi non deve trarne alcuno è ovviamente la Cina. Tutto questo è infatti volto a diminuire la dipendenza dalle risorse cinesi. Con il 70% di terre estratte e il 90% di quelle raffinate, Pechino ha la leadership del settore. Il che rende tutti più vulnerabili, visto che il governo centrale può decidere di bloccare l’export verso l’esterno e licenze alle compagnie straniere, come già accaduto di recente. Per questo, spiega il presidente di Us Export-Import John Jovanovic, “il Project Vault è stato concepito per supportare i produttori nazionali in caso di shock dell’offerta, sostenere la produzione e la lavorazione di materie prima essenziali negli Stati Uniti e rafforzare il settore minerario critico degli Stati Uniti”.
L’annuncio dell’iniziativa segue e anticipa eventi importanti. Non soltanto gli accordi siglati con Australia e Ucraina. La scorsa settimana, il governo ha erogato finanziamenti per 277 milioni di dollari da destinare all’azienda mineraria e manifatturiera Usa Rare Earth Inc., così da supportarla nello sviluppo della sua catena di fornitura di metalli e magneti. Sempre al gruppo sono stati accettati prestiti fino a 1,3 miliardi di dollari. Per il segretario al commercio Howard Lutnick l’investimento serve per “ripristinare l’indipendenza mineraria critica degli Stati Uniti” e “garantisce che le nostre catene di approvvigionamento siano resilienti e non dipendano più da nazioni straniere”.
Un concetto che verrà replicato agli alleati nei prossimi giorni, quando saranno tutti riuniti a Washington. Il Critical Mineral Summit che partirà il 4 febbraio serve proprio per avviare un processo di condivisione delle terre rare e proteggere la supply chain, oltre a riavvolgere il nastro e cercare di superare le tensioni dell’ultimo periodo. Parteciperà anche il Giappone, che è riuscito a compiere una missione storica: estrarre sedimenti ricchi di metalli critici a 5.600 metri sotto il mare, intorno all’isola del Pacifico di Minami Torishima, in quello che è il primo tentativo al mondo.
Sempre in questo senso va letta la Pax Silica, annunciata a fine anno scorso. L’ennesimo piano per mettere in comune le proprie risorse strategiche, una questione di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti.
















