È significativa la presenza del ministro degli esteri Antonio Tajani a Washington in occasione della coalizione internazionale sui minerali critici. Cinquanta Paesi, tra cui Regno Unito, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, India, Corea del Sud, Israele (oltre all’Ue rappresentata commissario europeo Stéphane Séjourné) hanno deciso di non foraggiare più uno status quo che, di fatto, è incorniciato nel monopolio cinese
Il nuovo e imprescindibile dibattito su materie prime, sicurezza delle filiere e strategie industriali occidentali legate alla difesa vede l’Italia protagonista. È significativa la presenza del ministro degli esteri Antonio Tajani a Washington in occasione della coalizione internazionale sui minerali critici. Cinquanta Paesi, tra cui Regno Unito, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, India, Corea del Sud, Israele (oltre all’Ue rappresentata commissario europeo Stéphane Séjourné) hanno deciso di non foraggiare più uno status quo che, di fatto, è incorniciato nel monopolio cinese. Per cui il partenariato transatlantico sui minerali critici ha due obiettivi: da un lato dare una svolta vera, seppur tardiva, alle prospettive industriali e dall’altro cementare anche in questo dossier l’iniziativa congiunta Ue-Usa, con sullo sfondo le relazioni con Paesi terzi, in particolare l’Africa, l’Indo-Pacifico e l’America Latina.
LIBERA CONCORRENZA
Tajani lo ha detto chiaramente quando ha posto l’attenzione sul tema della libera concorrenza, che al momento latita, perché per le materie prime la Cina “decide il prezzo e questo non va bene”. Per questa ragione nella sede del dipartimento di Stato, accanto ai discorsi del vicepresidente J.D. Vance, del segretario di Stato Marco Rubio, dell’assistente speciale del presidente Usa e direttore senior per le catene di approvvigionamento globali David Copley, e del sottosegretario di Stato per gli Affari economici Jacob Helberg, il titolare della Farnesina ha portato il punto di vista dell’Italia. Ovvero che per accedere alla competizione mondiale non si può partire “azzoppati” rispetto agli altri concorrenti, ma occorre che Europa, Stati Uniti e Giappone, Corea del Sud, India e i Paesi africani abbiano “una strategia che ci possa permettere di competere a livello globale e di avere un costo di materie prime, e soprattutto penso alle terre rare, ci consenta di essere più competitivi”.
Al contempo ha ribadito che non c’è nessun astio verso la Cina, solo la volontà di lavorare “per la concorrenza e per il libero mercato e lavoriamo perché possa esistere sul serio”. Roma assieme a Berlino ha inviato alla Commissione europea un documento di indirizzo politico in tema di materie prime critiche, per rilanciare l’impegno europeo nel settore, stimolando anche a investire nello sviluppo delle capacità, nello stoccaggio e nell’aumento del riciclo e nell’innovazione tecnologica. Secondo Tajani l’Italia tiene particolarmente a questo aspetto, anche perché è la seconda potenza industriale europea, la quarta potenza industriale mondiale, dunque non si può prescindere da “accordi”, con l’obiettivo di mettere le imprese nella posizione di competere, “abbassando prezzi di energie e materie prime, compresa l’azione sui microchip”.
OBIETTIVO AFRICA E DIFESA
Ma c’è dell’altro oltre il ponte tra Ue e Usa, ovvero il punto di caduta verso i Paesi terzi, in primis l’Africa già attenzionata dall’Italia tramite il Piano Mattei. L’obiettivo del governo italiano secondo Tajani è stringere joint venture per la trasformazione dei minerali. “Dobbiamo coinvolgere di più i Paesi africani, molti dei quali sono presenti all’incontro di oggi. L’Italia è pronta a fare di più, a investire di più perché per noi è cruciale, per le nostre aziende che hanno bisogno di un’azione forte sui minerali”, ha detto intervistato da Fox assicurando che l’Italia è “pronta a lavorare nel prossimo mese, nel prossimo anno con gli americani come Italia e come Unione europea”.
C’è spazio anche per altri temi, sempre connessi alle terre rare, come sicurezza e difesa. Tajani conferma di voler rafforzare il pilastro europeo della Nato: “Vogliamo cooperare con l’America all’interno della Nato perché per noi le relazioni transatlantiche sono cruciali, anche nel settore della sicurezza. Vogliamo lavorare insieme all’interno dell’Unione europea ma anche con gli americani per una forte strategia nella politica industriale della difesa”. Inoltre annuncia di aver sventato nelle ultime ore una serie di cyberattacchi a sedi del ministero degli Esteri, “a cominciare da Washington e anche alcuni siti delle olimpiadi invernali, con gli alberghi di Cortina”, confermando che “si tratta di azioni di matrice russa”.
















