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Così l’IA cambia guerra, potere e democrazie. Il report Nato

L’ambiente informativo moderno si configura sempre più come un ecosistema conteso, in cui tecnologie emergenti, l’intelligenza artificiale e le piattaforme immersive acquisiscono capacità autonome di selezione, filtraggio e produzione di informazione, ponendo di fronte alle democrazie europee nuove sfide, minacce e opportunità. Il report Nato

Il report del Nato Strategic Communications Centre of Excellence, frutto di un ciclo di incontri interdisciplinari nel 2025 tra accademici, policy maker e attori industriali, individua l’evoluzione dell’ambiente informativo come una delle sfide strategiche più rilevanti per le democrazie liberali. La domanda che orienta l’intera analisi riguarda l’impatto di tecnologie immersive e sistemi agentici sul rapporto tra cittadini, istituzioni e flussi informativi, con implicazioni dirette sulla resilienza democratica e sugli equilibri geopolitici.

La competizione tecnologica

Il documento colloca il mutamento dell’ambiente informativo all’interno di una competizione ad alta intensità tecnologica tra grandi potenze. Se gli avversari utilizzano tecnologie emergenti per colpire direttamente le popolazioni degli Stati membri dell’Alleanza, le operazioni informative vengono trasformate in veri e propri strumenti offensivi, piuttosto che difensivi, informativi, neutri.

Si tratta di una dinamica che si inserisce, secondo l’analisi Nato, nel ritorno della politica di potenza e nella frammentazione del consenso liberale post-1945, eroso sia da attori esterni, tra cui Cina, Russia, Iran e Corea del Nord, sia da tensioni interne legate a populismo e polarizzazione. Qui, l’intelligenza artificiale non è solo fattore economico, ma elemento strutturale della competizione strategica transnazionale e globale.

Il rischio, sottolinea il report, è che l’Occidente continui a considerare l’IA come semplice strumento tecnologico, senza però coglierne la capacità di trasformare ontologicamente il rapporto tra individuo e realtà informativa.

La frammentazione della realtà

Uno degli scenari delineati riguarda la progressiva ed estrema personalizzazione dell’informazione. Sistemi di micro-targeting e agenti IA capaci di adattare contenuti alle preferenze emotive e cognitive degli utenti produrranno ambienti informativi paralleli, con conseguente erosione del discorso pubblico e della sua comprensione individuale e collettiva.

In tale configurazione, stimano gli analisti Nato, la fiducia nelle istituzioni e nell’expertise umana è destinata a diminuire, mentre i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero diventare i principali arbitri di ciò che viene percepito come conoscenza valida. La contesa si concentrerà anche e soprattutto sull’autorità algoritmica deputata a stabilire quali prove siano accettabili. Impostando le regole del gioco.

Il risultato è una crisi dell’epistemologia democratica, nella quale prove, evidenze e verità rischiano di essere ridefinite da architetture algoritmiche concorrenti, spostando l’onere della dimostrazione dal terreno oggettivo a quello della scelta del sistema interpretativo.

L’algoritmo il campo di battaglia

Il report descrive l’emergere di un vero e proprio “battleground algoritmico”, in cui sistemi agentici operano su larga scala filtrando, selezionando e promuovendo contenuti in autonomia, determinando l’esposizione dell’informazione e l’accesso a questa. In quest’ottica, particolarmente critico appare il rischio di avvelenamento dei modelli open source occidentali tramite l’iniezione sistematica di dati falsi nei cicli di addestramento, con l’obiettivo di distorcerne progressivamente la comprensione della realtà.

Neuro-tecnologie e guerra cognitiva

Tra le evoluzioni più rilevanti viene indicata la convergenza tra intelligenza artificiale e neurotecnologie, destinata a generare un nuovo dominio di sicurezza. La neuro-warfare basata sulla capacità di modellizzare stati cognitivi e interpretare dati neurali descritta come già esistente e destinata a influenzare profondamente processi democratici e integrità informativa. L’analisi, in prospettiva, vede nella disponibilità di dati neurali veri e propri arsenali strategici per lo sviluppo di forme di manipolazione psicologica di precisione, incidendo su credenze, comportamenti e processi decisionali individuali.

L’ibridazione della sicurezza e gli attori privati

Un elemento strutturale della trasformazione informativa riguarda l’ibridazione tra sicurezza pubblica e attori privati. Le grandi aziende tecnologiche e i leader industriali acquisiscono un’influenza diretta sulle strategie di sicurezza e sulle architetture informative globali, talvolta operando indipendentemente dagli Stati e con dinamiche più veloci e di maggior efficacia.

Questa autonomia crea, avverte il report Nato, nuove vulnerabilità. Tecnologie apparentemente neutrali possono incorporare logiche autoritarie o bias algoritmici, generando dipendenze infrastrutturali difficilmente reversibili per le democrazie occidentali.

L’Europa tra regolazione e ritardo strategico

Il documento evidenzia un dilemma tutto europeo: privilegiare la regolazione etica o accelerare lo sviluppo tecnologico per competere con Stati Uniti e Cina? L’eccesso di cautela, combinato con cicli elettorali brevi e tendenza al presentismo democratico, rischia di tradursi in un ritardo strutturale nella corsa globale all’intelligenza artificiale con la possibilità per l’Europa di perdere capacità di influenzare le architetture dell’informazione e quindi la propria autonomia strategica.

Di fronte a un ecosistema informativo frammentato e manipolabile, il report suggerisce un cambio di paradigma, nel quale le democrazie dovrebbero affiancare alle misure difensive una dimensione offensiva delle comunicazioni strategiche, orientata alla cosiddetta guerra cognitiva, intervenendo sui meccanismi di curatela algoritmica, imponendo costi tecnologici agli avversari e sviluppando capacità di anticipazione delle operazioni di influenza.

Informazione e democrazia

L’analisi Nato chiarisce come la sovranità su infrastrutture informative e IA determinerà chi riuscirà ad esercitare influenza sui processi informativi e sulle percezioni collettive. La necessità di agire e di farlo subito, per le democrazie europee, è dettata dalla consapevolezza che il ritardo negli investimenti e nello sviluppo autonomo rischia di tradursi nella compromissione della capacità di proteggere ambienti informativi aperti da manipolazioni esterne.


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