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Nemiche, anzi no. Cosa ci dice il ritiro di alcune aziende cinesi dalla blacklist degli Usa

Venerdì mattina il Pentagono aveva inserito Alibaba, Baidu, Byd e altre società nell’elenco delle società che supportano l’esercito della Cina. Un’ora dopo, la lista era scomparsa. Probabilmente a Washington hanno immaginato la reazione di Pechino

Si allunga la lista delle aziende che secondo gli Stati Uniti supportano l’esercito cinese. O forse no. Venerdì mattina il Pentagono aveva inserito nella blacklist anche Alibaba, Baidu, Byd, la società di biotecnologie WuXi AppTec e quella di intelligenza artificiale RoboSense Technology con l’accusa di essere “impegnate nella fornitura di servizi commerciali, nella produzione e nell’esportazione”, operando “indirettamente” negli Usa. Circa un’ora dopo, la lista è scomparsa. Al suo posto c’era un messaggio: “Ritirata”.

La lista viene spesso aggiornata e dentro figurano già aziende note. Tra queste anche Catl, che produce batterie per le automobili elettriche, e Tencent Holdings. Nel momento in cui si ritrovano nell’elenco, molto spesso le aziende fanno causa al governo americano. Probabilmente lo avrebbe presentato anche Alibaba, che si difende da qualsiasi giudizio nei suoi confronti. “Non siamo né un’azienda militare, né facciamo parte di una strategia di fusione militare-civile”, afferma un portavoce del colosso dell’e-commerce. Ad ogni modo, non c’è motivo per arrivare allo scontro visto che tutto è stato bloccato.

Una spiegazione parziale di quanto accaduto la offre la Federal Register: “Dopo la messa in consultazione pubblica di questo documento, è stata ricevuta una lettera dell’agenzia che ne chiedeva il ritiro”. Il motivo ufficiale non è dato sapersi. Ma si può provare ad avanzare un’ipotesi.

Stati Uniti e Cina stanno provando a capirsi. Non è un processo facile, non è neanche detto che alla fine riusciranno davvero a instaurare una coesistenza. Ma da entrambe le sponde arrivano dei segnali che lasciano qualche segnale di speranza, come conferma la tregua commerciale raggiunta lo scorso autunno. Di certo, inserire nuove società – anzi, dei giganti – nella lista dei nemici dell’America non sarebbe stato visto da Pechino in modo positivo. Far parte di quel nucleo non comporta delle vere e proprie sanzioni, a chi ne fa parte può essere vietata la sottoscrizione di accordi con il Pentagono, che non può nemmeno acquistare alcun bene da quelle aziende. Ma più che l’interscambio commerciale, è il simbolismo che avrebbe rappresentato questa mossa che ha portato a un dietrofront praticamente immediato.


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