“L’Agenda africana 2063 presenta degli obiettivi, gli stessi che si ritrovano nella piattaforma immaginata dal Piano Mattei. La convergenza di mete è il vero jolly di questa due giorni etiope: il know-how, le tecnologie, gli investimenti sono solo alcuni degli strumenti che l’Italia sta mettendo in campo, ma senza la regia di insieme del governo non avrebbero senso: è questa la principale novità”. Conversazione con il vicepresidente della commissione Esteri/Difesa del Senato
“Ai critici del Piano Mattei replico con una domanda: ma perché a nessun governo che ha amministrato l’Italia dal 2011 ad oggi è mai venuta in mente un’idea del genere? Ora basta polemiche, si lavori in nome del sistema-Nazione per proseguire nel solco di quell’Italia globale capace di cambiare il paradigma in Africa”. Così il vicepresidente della commissione Esteri/Difesa del Senato, Roberto Menia (FdI), affida a Formiche.net un’articolata riflessione dopo il secondo vertice Italia-Africa di Addis Abeba e all’indomani della partecipazione come ospite d’onore di Giorgia Meloni alla riunione plenaria della 39esima sessione ordinaria dell’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Africana.
Due anni fa il Piano Mattei appariva come un elenco, lungo e ottimistico, di buoni propositi. Che cosa è cambiato in 24 mesi?
Per quanto ci riguarda nulla che non fosse già in programma, nel senso che chi ha ideato, progettato e armonizzato il piano sapeva già quali obiettivi sarebbero stati raggiunti. Ne cito solo due: l’ampliamento dei Paesi obiettivo, dai 9 iniziali ai 14 attuali, e il coinvolgimento dei maggiori soggetti internazionali come Ue, Bei, Banca Mondiale, Unione Africana che hanno compreso la bontà dell’intuizione di Giorgia Meloni. Quante volte in passato ci siamo interrogati su come sarebbe stato utile stimolare una nuova stagione di relazioni con l’Africa, anche alla luce del disimpegno francese in Sahel e delle enormi difficoltà di dialogo che l’Ue ha mostrato? L’Italia ha fornito a tutti una risposta di merito e di metodo, con anche la presenza delle nostre eccellenze a quelle latitudini, senza sbavature o frizioni con i paesi africani, ma anzi coinvolgendoli positivamente in prima persona. E lo svolgimento in Etiopia del secondo vertice Italia-Africa lo dimostra ampiamente.
Perché questa dovrebbe essere la volta buona delle relazioni con l’Africa?
Perché i mille progetti del piano non sono iniziative sfilacciate fatte da singoli Paesi, o meglio da singoli governi in un momento non sufficientemente valutato. Bensì siamo in presenza di una strategia complessiva, tramite la quale il governo Meloni investe anche sul concetto di Italia globale, capace di essere presente su tavoli che contano con le proprie competenze, con la propria guida politica e con la consapevolezza che è questo il momento delle grandi decisioni e dei grandi progetti. Non è più consentito aspettare o sbagliare, data la complessità della situazione, dal momento che le emergenze sono sempre più crescenti. Per restare all’Africa, penso alla crisi in Sudan, o alle penetrazioni della brigata Wagner, o alle mani cinesi nelle terre rare. Tutti fronti che vanno affrontati con responsabilità, altrimenti le conseguenze saranno nefaste per tutti e non solo per gli africani.
Alcune voci scettiche in questi due anni hanno sostenuto che il piano Mattei fosse irrealizzabile per la mole dei problemi africani e per la “piccolezza” politica dell’Italia se raffrontata ad altri partner più grandi. Che ne pensa?
Ai critici del Piano Mattei replico con una domanda: ma perché a nessun governo che ha amministrato l’Italia dal 2011 ad oggi (o anche prima) è mai venuta in mente un’idea del genere? Quelle voci mi ricordano tanto la favola di Esopo “La volpe e l’uva”. La verità è che se tutte le “altre” voci internazionali, autorevoli e certificate come Bei, World Bank, African Bank, Unione Africana e gli stessi Usa stanno così attezionando il Piano Mattei vuol dire che è la mossa giusta al momento giusto. La forza dell’idea italiana è stata quella di capire i tempi internazionali e la praticità di questo dossier: spesso dimentichiamo che l’Africa è l’area di prima prossimità dell’Italia, dal momento che ci affacciamo sul Mediterraneo e nel Mediterraneo proiettiamo ambizioni, imprese, commerci e scambi. Non avrebbe avuto senso continuare nel silenzio programmatico e sarebbe stato miope proseguire nel non fare nulla in quella direzione. Ora basta polemiche, si lavori in nome del sistema-Nazione per proseguire nel solco di quell’Italia globale capace di cambiare il paradigma in Africa: un obiettivo che avrà dei grossi vantaggi anche per l’Unione europea e l’intero versante occidentale.
Dall’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Africana, Meloni ha intrecciato il piano Mattei all’agenda dei Paesi africani. Quale il passo successivo adesso?
L’Agenda africana 2063 presenta degli obiettivi, gli stessi che si ritrovano nella piattaforma immaginata dal Piano Mattei. La convergenza di mete è il vero jolly di questa due giorni etiope: il know-how, le tecnologie, gli investimenti sono solo alcuni degli strumenti che l’Italia sta mettendo in campo, ma senza la regia di insieme del governo non avrebbero senso: è questa la principale novità. La differenza rispetto al passato è notevole: siamo in presenza di una vera e propria rivoluzione nelle relazioni con l’Africa. E l’Italia è entrata di diritto nella storia.
















