“Con Kabul ci sono relazioni complesse, mentre con Teheran è diverso: da alcuni mesi il Pakistan ha iniziato a sottoscrivere accordi formali per fare da ombrello atomico all’Arabia Saudita e ai Paesi del Golfo. Considero questo un ruolo nuovo che, evidentemente, aiuterà Islamabad a ottenere un riconoscimento anche in funzione interna, come sganciamento dal conflitto con l’India”. Conversazione con il massimo esperto italiano di Pakistan, da 30 anni attivo nell’area del Karakorum
Venerdì prossimo a Islamabad è previsto il primo round di trattative per la pace, alla presenza del vicepresidente americano JD Vance e degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Il premier del Pakistan Shehbaz Sharif annuncia che il cessate il fuoco è immediato e ovunque, “inclusi il Libano e altrove”. Agostino Da Polenza, presidente dell’associazione EvK2Cnr, è tra i massimi conoscitori italiani del Pakistan e da 30 anni attivo nell’area del Karakorum con progetti scientifici, ambientali e di cooperazione internazionale. È inoltre Ambasciatore delle montagne del Karakorum e del turismo per la regione del Gilgit-Baltistan.
Come cresce il ruolo di Islamabad alla luce di questa possibile svolta nella crisi iraniana?
Innanzitutto ha mantenuto relazioni forti con gli Stati Uniti perché, nonostante un’impressione ondivaga, dall’undici settembre in poi ha avuto un ruolo nella gestione delle crisi afghane. Inoltre continua a contrastare i recenti bombardamenti, seppur mirati, in Afghanistan che hanno certamente un’origine legata alla pressione terroristica talebana verso Oriente e, di riflesso, verso il confine pachistano. Io fra l’altro in Pakistan lavoro quasi esclusivamente in una regione settentrionale, dove c’è una forte maggioranza sciita. In altre regioni ci sono sunniti e anche altre confessioni musulmane, per cui avendo una forte presenza sciita l’attrazione con l’Iran è sempre stata molto forte.
Ma anche la cooperazione?
Sì, l’Iran è un Paese intelligente, capace di università, di scuole, di tecnologia. Del resto lo stanno dimostrando anche in questo conflitto bellico. Ma anche il Pakistan è intelligente: mi viene in mente il nome di Abdul Salam, Nobel per la fisica che venne in Italia a fondare l’istituto di fisica a Trieste. Si tratta di paesi con anche grandi capacità di pensiero, non solo tecnologico, che al contempo hanno grandi povertà e certamente il Pakistan si è sempre sacrificato dentro una polarità conflittuale con l’India. Da alcuni anni sta pensando che, per contrastare questa conflittualità con l’India, deve iniziare a svolgere un ruolo diplomatico di relazioni.
L’occidente del Pakistan è in primis l’Afghanistan…
Con Kabul ci sono relazioni complesse, mentre con Teheran è diverso: da alcuni mesi il Pakistan ha iniziato a sottoscrivere accordi formali per fare da ombrello atomico all’Arabia Saudita e ai Paesi del Golfo. Considero questo un ruolo nuovo che, evidentemente, aiuterà Islamabad a ottenere un riconoscimento anche in funzione interna, come sganciamento dal conflitto con l’India.
Il fatto di essere l’unica potenza nucleare musulmana-mediorientale aumenta la possibilità che il Pakistan possa garantire una sorta di ombrello di sicurezza?
Assolutamente sì, secondo me il Pakistan ha sempre avuto nel suo dna politico un pizzico di italianità. Ovvero molti cambiamenti in seno ai governi, ma con un elemento stabilizzatore di fondo: il suo esercito. Per cui questo suo ruolo è fondamentale ‘dentro’ quell’ambito. Tra l’altro da una parte c’è l’India, dall’altra tutto il Medio Oriente: per cui il Pakistan funge anche da intercapedine.
Occidente e Golfo: come il Pakistan può tessere nuove relazioni con entrambi?
Mi auguro possa riuscivi. Parlando dell’occidente penso in primis all’Italia, che ha sempre avuto grandi momenti di relazione col Pakistan. Noi come Everest K2 Cnr ne siamo, come dire, la coda come testimoniano i settant’anni della missione archeologica, quando venne fatto un qualcosa di veramente importante dal punto di vista culturale. Non solo esplorazioni delle montagne, ma anche i ghiacciai e l’acqua. Inoltre in Pakistan per le strade circolano ancora i vecchi trattori Fiat. Alcuni mesi fa ho incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo pakistano e mi raccontò che suo padre aveva lavorato a Torbela e che lui con l’Italia ha una relazione molto stretta, fatta di legami affettivi. Per cui i pakistani riconoscono molto l’Italia come paese vicino a loro e gli italiani stano riconoscendo il Pakistan come paese cruciale e strategico nel quadrante centro-asiatico. In Italia ci sono 300mila pakistani e lo scorso anno il ministro dell’interno Matteo Piantedosi ha svolto una visita ufficiale in Pakistan per rafforzare la cooperazione su sicurezza e immigrazione, firmando un memorandum con il Ministro per i Pakistani all’estero, Chaudhry Salik Hussain. Non mancano infine gli eventi a tema a cavallo fra i due paesi: ieri a Islamabad c’è stata una grande conferenza sul sistema idrico e sull’acqua e noi con i nostri ricercatori siamo stati invitati dal Ministro dell’Energia per discutere di ecoturismo. Così come per l’Africa il governo sta utilizzando lo strumento del Piano Mattei, chissà che non si possa fare lo stesso per le montagne del Pakistan che sono strategiche, visto che rappresentano un luogo molto emblematico a confine tra India, Cina e Afghanistan.
















