Istituti di credito e compagnie assicurative hanno da tempo abbracciato la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale. Più indietro le imprese, anche per colpa di competenze non sempre all’altezza della sfida. Ecco cosa c’è scritto nell’ultimo rapporto dell’Ocse
La finanza al tempo dell’Intelligenza Artificiale. Un binomio, più che possibile, quasi obbligato. E non è certo un caso che banche e assicurazioni si stiano attrezzando da tempo, nell’attesa che l’Italia si doti di una propria infrastruttura sovrana. Non può stupire, dunque, che secondo l’ultimo rapport Ocse dedicato all’impatto dell’IA sui mercati finanziari, in Italia 7 assicurazioni su 10 e quasi 6 banche su 10 facciano uso dell’Intelligenza Artificiale, mentre tra gli operatori dei mercati finanziari il tasso di adozione adozione risulta nettamente più basso: solo uno su 3 dichiara di utilizzarla.
L’impiego dell’IA è insomma in aumento nel settore finanziario italiano, principalmente nei comparti assicurativo e bancario, con forti livelli di sviluppo e sperimentazione dell’intelligenza artificiale per finalità generali. Nel complesso, dice l’Ocse, il 39% di tutti gli intervistati coinvolti nell’indagine condotta nell’ambito del progetto riferisce di utilizzare l’IA nell’operatività quotidiana. Tra i principali settori finanziari, quello assicurativo presenta la più alta percentuale di impiego dell’IA (70% degli intervistati), seguito dal settore bancario (59% degli intervistati). Il tasso di adozione dell’IA da parte degli operatori dei mercati finanziari è del 31%.
I casi d’uso dell’Intelligenza Artificiale segnalati con la frequenza maggiore includono l’ottimizzazione dei processi interni e funzioni di supporto che interessano tutti i settori della finanza in Italia. Tra le finalità più importanti sono presenti l’analisi dei dati e la generazione e la sintesi di contenuti testuali, si legge, mentre gli altri casi d’uso comunemente segnalati riguardano l’antiriciclaggio/il contrasto al finanziamento del terrorismo, l’individuazione e la prevenzione delle frodi e l’assistenza alla clientela (chatbot). Nonostante tassi di adozione relativamente più bassi, a detta dell’Ocse “gli operatori dei mercati finanziari stanno compiendo progressi nella sperimentazione dell’IA e si aspettano di ampliarne l’utilizzo nelle aree principali connesse con i mercati finanziari. I vantaggi dell’IA osservati dalla maggior parte degli intervistati abbracciano diversi settori, compresa l’attività nei mercati finanziari”.
Non è finita. Secondo l’Ocse, le imprese finanziarie in Italia stanno adottando approcci eterogenei alla governance dell’IA: molte prevedono un approccio a più livelli che combina molteplici strumenti di governance e meccanismi di gestione dei rischi. Tra tutti i partecipanti all’indagine, il 16% ha introdotto assetti di governance dell’IA specifici, mentre altri hanno adeguato quelli esistenti per gestire i suoi rischi. Ma non è tutto rose e fiori. L’incertezza normativa e il potenziale disallineamento delle regole sono infatti i vincoli regolamentari citati comunemente al più ampio impiego dell’IA nella finanza, soprattutto dalle imprese più piccole, a causa delle risorse limitate.
E poi c’è il nodo formazione. Le imprese hanno inoltre segnalato una serie di vincoli di natura non regolamentare legati a fattori organizzativi, culturali e relativi alle competenze, oltre a difficoltà legate ai dati, costi elevati e potenziali impatti negativi dei risultati dell’IA. Un intervistato su quattro ha in questo senso segnalato criticità nell’attrarre e trattenere personale con competenze in materia di IA, mentre altri hanno citato una mancanza di casi d’uso rilevanti e indicato una comprensione limitata dell’IA tra l’alta dirigenza.
















