Bill Yuen e Peter Wai sono i primi condannati nel Regno Unito per attività a favore della Cina ai sensi del National Security Act. Al centro del caso, operazioni di sorveglianza e intimidazione contro dissidenti di Hong Kong rifugiati nel Regno Unito
Bill Yuen, ex sovrintendente della polizia di Hong Kong, e di Peter Wai, funzionario della Border Force britannica, sono stati riconosciuti colpevoli di aver assistito un servizio di intelligence straniero tra il 20 dicembre 2023 e il 2 maggio 2024. È la prima condanna nel Regno Unito per attività riconducibili alla Cina nell’ambito del National Security Act, la legge varata a Londra per rafforzare gli strumenti contro lo spionaggio, le interferenze straniere e le minacce ibride.
La rete attorno all’Hong Kong Economic Trade Office
Il cuore dell’operazione, secondo l’accusa, era lo Hong Kong Economic Trade Office di Londra, ufficio ufficiale di rappresentanza della regione amministrativa speciale. Da lì, Yuen avrebbe coordinato attività di sorveglianza e raccolta di informazioni, incaricando Wai e altri collaboratori, tra cui l’ex Royal Marine Matthew Trickett, di monitorare dissidenti e attivisti pro-democrazia di Hong Kong residenti nel Regno Unito.
Per i pubblici ministeri, oltre alle attività informative, le operazioni si concentravano sulla “shadow policing”, una polizia ombra operante sul territorio britannico per conto di interessi legati a Hong Kong e, più in generale, alla Repubblica popolare cinese. I dissidenti venivano indicati in alcuni scambi con il termine dispregiativo “scarafaggi”, segno di un clima di ostilità e delegittimazione che andava oltre la normale sorveglianza.
I bersagli
Tra i profili finiti nel mirino figuravano nomi noti dell’opposizione democratica hongkonghese in esilio, come Nathan Law e Christopher Mung. Entrambi rientrano nella categoria di attivisti sui quali le autorità di Hong Kong hanno esercitato una forte pressione anche oltre confine. Nel luglio 2023, Hong Kong aveva annunciato ricompense fino a un milione di dollari hongkonghesi per informazioni utili su alcuni dissidenti all’estero.
Yuen avrebbe chiesto a Wai di prestare attenzione anche a figure istituzionali britanniche vicine alla causa dei dissidenti, compresi parlamentari e consiglieri locali. Tra i nomi citati compare quello di Sir Iain Duncan Smith, presidente dell’Inter-Parliamentary Alliance on China e da anni voce critica nei confronti di Pechino.
La richiesta, secondo quanto emerso nel processo, era quella di raccogliere fotografie, dettagli personali e informazioni sulla vita privata. Una modalità che richiama il repertorio delle operazioni di pressione transnazionale: identificare, sorvegliare, intimidire e, quando possibile, isolare i bersagli.
L’accesso ai database pubblici
Il caso ha una dimensione particolarmente delicata per Londra perché uno dei condannati, Peter Wai, lavorava per la Uk Border Force ed era stato in passato nella Metropolitan Police. Secondo l’accusa, Wai disponeva di accessi a sistemi sensibili del ministero dell’Interno e li avrebbe utilizzati impropriamente per condurre ricerche non autorizzate. Per questo è stato condannato anche per cattiva condotta nell’esercizio di una funzione pubblica.
Wai aveva lavorato anche all’aeroporto di Heathrow, dove disponeva di un pass per le aree riservate. In parallelo gestiva una società privata di sicurezza, D5 Security, insieme a Trickett. È proprio l’intreccio tra competenze di sicurezza, accesso a banche dati pubbliche e attività private a rendere il caso così sensibile per il controspionaggio britannico.
Interconnessioni
Nel processo è emerso anche un altro filone, legato a una presunta operazione per localizzare Monica Kwong, assistente personale di una ricca imprenditrice cinese, Tina Zou, accusata di aver sottratto ingenti somme prima di lasciare Hong Kong. Secondo Sky News, Wai avrebbe utilizzato i sistemi a cui aveva accesso per individuare Kwong in un appartamento a Pontefract, nello Yorkshire occidentale.
I fatti richiamano l’operazione Fox Hunt, il programma cinese per rintracciare all’estero cittadini accusati di reati economici o politici e favorirne il rientro in patria: presentato da Pechino come uno strumento anticorruzione, mentre i governi occidentali lo considerano spesso una copertura per attività coercitive e di pressione extraterritoriale.
Il terzo uomo morto prima del processo
Il procedimento era nato da un’operazione dell’MI5 e della polizia antiterrorismo britannica che aveva portato all’arresto di undici persone. Tra gli imputati figurava anche Matthew Trickett, ex Royal Marine e investigatore privato responsabile, secondo l’accusa, di aver partecipato alle attività di sorveglianza e raccolta informazioni, anche attraverso strumenti e metodi da investigazione privata. L’ex marine è stato trovato morto in un parco a Maidenhead il 19 maggio 2024, pochi giorni dopo la sua prima comparizione in tribunale insieme a Yuen e Wai.
La risposta di Londra
Il caso segue il collasso, politicamente controverso, del procedimento contro Christopher Cash e Christopher Berry, accusati di aver passato informazioni su parlamentari britannici alla Cina. Questa volta, però, il processo è arrivato a una condanna. Il ministro dell’Interno Dan Jarvis ha definito le attività dei due uomini una violazione della sovranità britannica e ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore cinese Zheng Zeguang.
















