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Poca crescita ma conti più sani. L’Italia in chiaroscuro secondo l’Istat

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L’ultimo rapporto annuale presentato alla Camera restituisce l’immagine di un Paese in pieno affanno, anche se le finanze pubbliche vanno migliorando. Si fanno sempre meno figli e il rischio povertà è dietro l’angolo. Tutti i dettagli

L’Italia cresce, ma cresce piano. L’ultimo rapporto annuale dell’Istat, presentato alla Camera, restituisce un’immagine di un Paese con tanto bel passato, tanti buoni propositi ma incapace di vivere il presente con la necessaria serenità. E allora ecco l’Italia con le sue reazioni agli urti esogeni e alle fragilità strutturali che la caratterizzano, dove si legano a doppio filo i cambiamenti dei paradigmi geopolitici, la scarsa crescita, l’inflazione e la grande questione dell’inverno demografico.

Nel corso del 2025 l’economia ha mostrato un’espansione solida ma disomogenea, trainata dagli Stati Uniti e dalle economie emergenti, a fronte di una dinamica più debole dell’Unione europea. E per i mesi a venire, le prospettive restano incerte, condizionate dall’inasprimento delle tensioni geoeconomiche in Medio Oriente e dal conseguente rialzo dei prezzi dell’energia, che alimentano i rischi al ribasso per la crescita globale. In Italia, infatti, l’attività economica rallenta rispetto al biennio precedente: il Pil italiano nel 2025 si è attestato al +0,5% sostenuto dalla domanda interna, per 1,5 punti percentuali, e dagli investimenti, aumentati del 3,5% sulla spinta delle costruzioni (+1,7 punti percentuali) e degli impianti e macchinari

In questo scenario, migliorano però i conti pubblici, sostenuti dall’incremento dell’avanzo primario, in aumento allo 0,8% del Pil, e dalla spesa per interessi stabile al 3,9%. L’indebitamento netto cala al 3,1% del Pil (dal +3,4 dell’anno precedente), a fronte di un deficit dell’area euro del 2,9%. Il rapporto debito/Pil si attesta al 137,1%, restando però il secondo valore più elevato nell’area euro dopo quello della Grecia (+146,1%) e superiore alla media europea (+87,8 per cento). La pressione fiscale, intanto, aumenta al 43,1%, sospinta dal dinamismo di Ires e Iva, mentre l’Irpef segna una netta riduzione. In parallelo i contributi sociali aumentano di oltre 27 miliardi.

Anche il mercato del lavoro mostra luci e ombre: se da un lato ha proseguito la fase di espansione, caratterizzata da un aumento dell’occupazione stabile e da una riduzione della disoccupazione e dei Neet, restano i ritardi nel tasso di occupazione rispetto alla media europea e i gap strutturali che riguardano donne, giovani e lavoratori del Mezzogiorno. Nel 2025 l’occupazione ha segnato un +0,8%, manifestando però un progressivo rallentamento rispetto ai tassi di crescita del biennio precedente e restando ancora inferiore rispetto a Francia e Spagna (+12,6%). Il tasso di occupazione arriva quindi al 62,5%, quello di disoccupazione cala al 6,1% (e +5,2% a marzo 2026).

Non accennano a migliorare, poi, le prospettive di un imminente inverno demografico. Gli ultimi dati mostrano una popolazione residente in Italia che, al primo gennaio 2026, conta 58,9 milioni di individui, con un tasso di crescita prossimo allo zero, seppure in miglioramento rispetto al biennio precedente (-0,5 per mille del 2024 e -0,4 per mille nel 2023). Con un numero di nascite inferiore ai decessi, il saldo naturale nel 2025 continua a essere negativo (-296mila) e la popolazione complessiva si mantiene stabile grazie a un saldo migratorio positivo che compensa quello della dinamica naturale.

E le disuguaglianze economiche rimangono marcate. Nel 2025, in Italia, la popolazione a rischio di povertà è pari al 18,6% del totale (11 milioni di individui). Un dato che, restando stabile rispetto al 2024, conferma la persistenza di un’area di vulnerabilità economica ampia e strutturale all’interno del Paese. Le variabili che incidono maggiormente su questa condizione di vulnerabilità sono il titolo di studio, la professione e la cittadinanza, che si conferma una determinante cruciale della condizione economica, evidenziando la maggiore fragilità dei cittadini stranieri.


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