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Warsh con un piede nella Fed. Ora il rebus AI

Dopo il disco verde della commissione finanziaria, manca solo il voto del Senato. Poi, l’era di Jerome Powell sarà definitivamente tramontata. E per il neo presidente c’è subito una scommessa da cuori forti: l’inflazione diminuirà grazie all’aumento della produttività generato dall’Intelligenza Artificiale

Ora che Kevin Warsh ha preso quasi ufficialmente le redini della Federal Reserve la domanda è: e adesso? Premessa, poche ore fa la commissione finanziaria del Senato ha approvato la nomina di Warsh alla presidenza della Fed. Warsh ha ottenuto 13 voti a favore e 11 contrari. Ora la sua conferma sarà ora sottoposta al voto dell’intero Senato che, con ogni probabilità, avverrà nei prossimi giorni consentendo così a Warsh di assumerà l’incarico per il 15 maggio, quando scadrà il mandato di Jerome Powell.

La nomina di Warsh alla guida della Federal Reserve non è soltanto un avvicendamento ai vertici della finanza mondiale ma è il segnale di una rottura epistemologica nel modo in cui l’Occidente intende la politica monetaria. Tanto per cominciare, se per anni si è rimasti appesi ai dati e dei modelli lineari, l’arrivo di Warsh segna il passaggio a una visione dove la tecnologia, e in particolare l’Intelligenza Artificiale, diventa la variabile impazzita capace di scardinare i vecchi dogmi sull’inflazione.

Tradotto, c’è una visione dell’inflazione completamente diversa rispetto al passato. Secondo Warsh, l’Intelligenza Artificiale genererà un aumento della produttività del lavoro tale da neutralizzare le pressioni inflazionistiche e consentire un taglio dei tassi. Dunque, nel Warsh pensiero, la la bassa inflazione è legata non ai salari, ma ai guadagni di produttività dell’IA. Un cambio di paradigma netto rispetto alla letteratura monetaria degli ultimi decenni. Per l’Europa, tale nuovo punto di vista, segna uno spostamento dell’asse americano, che inciderà sulla tempistica dei tagli dei tassi. Per decenni, il rapporto tra le due sponde dell’Atlantico è stato regolato da una sorta di sincronia monetaria: quando Washington alzava i tassi per raffreddare l’economia, la Banca centrale europea seguiva a ruota per proteggere l’euro. Forse ora non sarà più così.

Quanto alla sua azione alla Fed, Warsh afferma che una volta alla guida della Banca centrale attuerà un regime change. Tale approccio passerà per un cambiamento delle modalità con cui l’istituzione misura l’inflazione e comunica le proprie decisioni di politica monetaria. Nel suo intervento introduttivo dell’audizione al Senato, non a caso il successore di Powell, ha fortemente criticato la forward guidance della Fed, ovvero l’indicazione preventiva sul futuro andamento dei tassi d’interesse, definendola poco utile e dichiarando di preferire riunioni più disordinate ma prive di copioni prestabiliti. Palla a Warsh.


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