La partecipazione della premier alla cerimonia di condoglianze per Hamad bin Khalifa Al Thani rafforza l’asse con Doha in un contesto regionale segnato da tensioni con l’Iran e nuovi equilibri nel Golfo
La partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alle esequie dello sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, “Emiro Padre” del Qatar, segnala la volontà dell’Italia di essere rappresentata al massimo livello in un passaggio delicato per l’equilibrio regionale e per i rapporti bilaterali con Doha.
La scomparsa dell’ex sovrano, avvenuta il 12 luglio all’età di 74 anni dopo una lunga malattia, ha immediatamente attivato la diplomazia internazionale. Hamad bin Khalifa Al Thani è stato una figura cardine nella trasformazione del Qatar contemporaneo: salito al potere nel 1995, ha guidato il Paese in un percorso di modernizzazione economica e proiezione globale, culminato nell’abdicazione del 2013 in favore del figlio Tamim. Un passaggio di consegne ordinato e raro nella regione, che ha consolidato la stabilità interna dell’emirato.
Le esequie si sono svolte secondo la tradizione islamica con tempistiche rapide, tra la preghiera del Maghrib presso la moschea Imam Muhammad bin Abdul Wahab e la sepoltura a Lusail. Il Qatar ha proclamato quattro giorni di lutto nazionale, mentre numerosi leader internazionali hanno fatto pervenire messaggi di cordoglio o valutano la presenza a Doha.
In questo quadro, la possibile presenza di Meloni assume un valore politico che va oltre la dimensione protocollare. Roma considera Doha un interlocutore strategico su più dossier: sicurezza energetica, cooperazione industriale e difesa, oltre al ruolo di mediazione che il Qatar continua a esercitare in diversi teatri di crisi mediorientali. La visita della premier nell’aprile 2026 aveva già confermato la solidità di un rapporto in crescita.
Le reazioni delle istituzioni italiane riflettono questa impostazione. Meloni ha definito Hamad bin Khalifa Al Thani “uno di quei rari leader che ha cambiato il corso della storia della propria Nazione”, sottolineandone visione e capacità di proiettare il Qatar ben oltre i suoi confini. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio all’emiro Tamim, ha richiamato non solo la “storica guida” dell’ex sovrano, ma anche il contesto regionale segnato da “nuovi, inaccettabili attacchi iraniani”, evidenziando al contempo “l’equilibrio e la volontà di mediazione” di Doha.
Un riferimento che si inserisce in un momento di tensione crescente tra Iran e attori occidentali, con implicazioni dirette anche per l’Italia. Nei giorni precedenti, alcune fonti mediatiche iraniane avevano alimentato polemiche inserendo Meloni in elenchi di presunti responsabili legati alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei, circostanza successivamente ridimensionata dalla diplomazia italiana ma che contribuisce a mantenere elevata l’attenzione sui profili di sicurezza.
Sul piano governativo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato l’ex emiro come “figura eccezionale e visionaria”, ribadendo l’impegno italiano a rafforzare ulteriormente la cooperazione bilaterale. Analoga la linea del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha sottolineato il ruolo decisivo della leadership di Hamad bin Khalifa nello sviluppo del Qatar e nel suo accreditamento internazionale, evocando anche un rapporto personale di lunga data.
Nel complesso, la partecipazione italiana alle esequie si configura come un segnale di continuità strategica: riconoscimento del ruolo storico dell’emiro padre, attenzione agli equilibri regionali e volontà di consolidare un asse con Doha che, tra energia, difesa e diplomazia, resta centrale nella proiezione italiana nel Golfo.
















