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Dalla Sicilia al Mediterraneo (globale). La rotta di Ecr spiegata da Giordano

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“La tre giorni di Ecr in Sicilia? Perché la visione dei conservatori sul fronte sud si mescola all’attenzione verso il Mediterraneo, tutti temi ribaditi da Giorgia Meloni non solo al meeting Nato. La fiaccolata per Borsellino? Per la prima volta parteciperà una delegazione europea con le bandiere delle nostre nazioni a rendere omaggio ai nostri eroi dell’antimafia”. Conversazione con il segretario generale di Ecr

Dobbiamo immaginare il Mediterraneo fra 20 anni, quando l’intuizione di Giorgia Meloni di un mare nostrum “globale” avrà avuto un punto di inizio proprio con le politiche dei conservatori. Per questa ragione, spiega a Formiche.net Antonio Giordano (FdI), segretario generale di Ecr, le giornate europee di sensibilizzazione dei conservatori europei si terranno a Catania e Palermo dal 17 al 20 luglio. “Un Mediterraneo più sicuro per un’Europa più forte”, è il titolo della tre giorni, a cui prenderanno parte il vicepresidente della commissione europea, Raffaele Fitto, oltre a eurodeputati e amministratori e per la prima volta sarà presente una delegazione europea alla fiaccolata in ricordo del giudice Paolo Borsellino, “altro evento che ai conservatori meloniani sta particolarmente a cuore” (a cui forse potrebbe partecipare anche la premier). Tra i relatori, oltre a vari eurodeputati di Ecr, il presidente del Senato Ignazio Larussa, il viceministro degli esteri Edmondo Cirielli e Sandro Pappalardo, presidente di ITA Airways.

Perché la scelta della sede siciliana?

La visione dei conservatori sul fronte sud si mescola all’attenzione verso il Mediterraneo, tutti temi ribaditi da Giorgia Meloni non solo al meeting Nato di Ankara ma in tutti i Consigli europei a cui ha partecipato: è un ottimo motivo perché tutti i conservatori europei siano attenti a questo punto. E poi ci sono una serie di elementi oggettivi, al di là del fianco destro dell’Europa. Penso al tema dell’immigrazione economica e dell’Africa, dove Italia e Sicilia sono particolarmente coinvolte, senza dimenticare il fatto che in gioco non c’è solo un tema di sicurezza, ma anche un tema di cultura. Ricordiamo che il Mediterraneo è stata la culla della nostra cultura occidentale e gli scambi commerciali tra i Paesi del Mediterraneo sono sempre stati enormemente superiori a quelli che sono avvenuti in ogni altro mare. Per cui tutta l’attenzione dell’Europa oggi è focalizzata sia nella lotta all’immigrazione clandestina, che vede nel Mediterraneo il suo principale territorio, sia nello sforzo di trovare nuovi sbocchi, anche commerciali, che vedano le nazioni del Nord Africa diventare nuovamente protagoniste.

Quale può essere il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e nel Mediterraneo globale, così definito più volte anche dalla stessa premier?

Dobbiamo immaginare il Mediterraneo fra 20 anni, quando l’intuizione di Giorgia Meloni di un mare nostrum “globale” avrà avuto un punto di inizio proprio con le politiche dei conservatori. Anche solo visivamente, l’Italia è una piattaforma che sta al centro del Mediterraneo, è il punto naturale di transito di tutti i riferimenti, è il punto di collegamento dell’Europa con il nord Africa. Quindi credo che l’aspetto geografico si mescoli a una storia geopolitica che ci dice due cose: quel baricentro è basilare nei ragionamenti futuri e non si può prescindere dal’Italia per ogni futura iniziativa.

Che cosa è cambiato in questi quattro anni rispetto ai dieci precedenti?

Tanto, penso al patto di immigrazione e di asilo, penso all’approccio della popolazione europea al piano Mattei, penso alla reazione europea che ha toccato con mano le nostre proposte pragmatiche e non ideologiche: da quel momento, poi, pian piano è stato compreso che la soluzione più percorribile era il modello Meloni, ovvero dire delle cose sensate, proporre iniziative utili, essere aperti a dialogare con tutti su delle cose concrete. Motivo per cui, progressivamente, i punti di convergenza si sono trovati.

Programma Safe e sistemi industriali, la presidente del Consiglio ha detto che quei soldi li spendiamo, ma bisogna far lavorare le industrie europee. C’è qualcuno in Europa, per esempio, che non è d’accordo?

Non so se c’è qualcuno in particolare che non è d’accordo. So che c’è qualcuno che è d’accordo sul fatto che vorrebbe far lavorare solo la sua industria nazionale, più delle altre: è questa probabilmente una delle caratteristiche tipiche dei nostri cugini d’Oltralpe. Però si sgombri il tema dal concetto di riarmo: noi stiamo parlando di difesa. Ricordiamoci che i droni sono stati l’innovazione degli ultimi quattro anni e hanno molto più una caratteristica di utilizzo civico che di utilizzo belligerante. Oggi grazie ai droni siamo in grado di monitorare le coltivazioni, siamo in grado di monitorare l’insorgere degli incendi. I droni fanno il monitoraggio dei ghiacciai che prima non eravamo in grado di fare, quindi ricordiamoci che ogni euro speso in difesa ha una ricaduta fondamentale nella vita civile.

Dopo il convegno di Ecr ci sarà la concomitanza della fiaccolata in ricordo del giudice Borsellino. Ci sarà anche la presidente del Consiglio?

Questo non glielo so dire, ma la cosa fantastica è che per la prima volta a questa fiaccolata parteciperà una delegazione europea con le bandiere delle nostre nazioni. Abbiamo portato tutte le nostre delegazioni di Ecr a rendere omaggio ai nostri eroi dell’antimafia.


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