La mozione unitaria sull’Ucraina riapre le divisioni nel campo largo su difesa europea e sicurezza. “Non si può dire no agli strumenti per la sicurezza comune”, spiega Lia Quartapelle, deputata dem, a Formiche.net. “Non vorrei che un cedimento verso posizioni populiste diventasse la cifra della coalizione. Il Movimento 5 Stelle sta mettendo a rischio la credibilità del progetto” che, spiega, ha bisogno di forze come Italia Viva e +Europa. E di un dialogo con Azione
La questione Ucraina è da tempo il banco di prova del campo largo. La risoluzione unitaria presentata oggi in Parlamento avrebbe dovuto rappresentare un punto di equilibrio sulla linea da tenere, ma finisce per riportare in superficie le distanze interne alla coalizione: dal sostegno a Kyiv al ruolo dell’Europa nella sicurezza internazionale, fino al nodo della difesa comune. Per Lia Quartapelle, deputata del Partito democratico, il problema non è soltanto il contenuto del testo, ma il metodo con cui è stato costruito. E il rischio, spiega a Formiche.net, è quello di un arretramento su una posizione europeista e di governo.
Onorevole Quartapelle, la risoluzione sull’Ucraina presentata oggi doveva essere unitaria. Perché non vi ha convinto?
Mi è difficile ricostruire la genesi di questo documento perché il problema è innanzitutto di metodo e poi di contenuto. La domanda che dobbiamo porci è: che tipo di alleanza è un’alleanza che non riesce a darsi un’idea di Europa? È un’alleanza molto fragile, che rischia di nascondere le divisioni con slogan facili. Chi vuole davvero la pace in Ucraina deve essere consapevole che per arrivarci bisogna preparare l’Europa. Nel testo presentato oggi questa consapevolezza non c’era.
Il punto più controverso riguarda il riferimento al fondo Safe e alla difesa europea.
Il Safe non può essere utilizzato come uno strumento da rifiutare a prescindere, perché rappresenta un passaggio importante nella costruzione di una capacità europea di sicurezza. Chiunque abbia responsabilità di governo deve sapere che i rischi per ciascun Paese europeo sono aumentati. Se tutti si stanno riarmando, non saremo più sicuri pensando di poter restare fuori da un sistema comune di difesa. Se vogliamo garantire maggiore sicurezza ai cittadini, non esiste una strada alternativa alla sicurezza europea.
Secondo lei questo passaggio era necessario per dare coerenza anche alla linea indicata da Elly Schlein nell’intervista al Foglio?
Quell’intervista è stata coraggiosa e condivisibile. Ma poi le posizioni politiche devono trovare una traduzione concreta. In quel documento serviva un richiamo forte all’utilizzo dei fondi Safe, perché possono essere il primo seme di una difesa comune europea. L’assenza di questo riferimento e l’idea che si possa dire contemporaneamente no alla guerra e no agli strumenti necessari per affrontare il nuovo scenario internazionale rendeva quel testo, per noi, non votabile.
La partita ucraina sembra aver riaperto una frattura nel campo largo. È un problema di merito o di metodo?
Sono entrambe le cose. Questa risoluzione rischia di diventare un precedente sia per il contenuto sia per il metodo. Non vorrei che un cedimento verso posizioni populiste diventasse la cifra della coalizione. Il Movimento 5 Stelle sta mettendo a rischio la credibilità del progetto perché da tempo rimanda occasioni di confronto per sciogliere i nodi programmatici. Poi ci troviamo impreparati davanti a passaggi parlamentari importanti come quello di queste ore e rischiamo di procedere attraverso continui strattoni.
Con Giuseppe Conte il confronto sembra più complicato. Con Alleanza Verdi e Sinistra vede invece margini diversi?
Con Avs vedo un atteggiamento diverso. Mi sembra che, a differenza del Movimento 5 Stelle, stiano lavorando per una mediazione e per costruire un quadro politico condiviso che ci aiuti a battere le destre, pur mantenendo differenze anche significative. È un approccio più utile alla costruzione di una coalizione.
Questa vicenda apre anche il tema della costruzione del campo largo in vista delle prossime sfide politiche?
Certamente. Il metodo seguito con questa risoluzione rischia di marginalizzare alleati più piccoli ma necessari come Italia Viva e +Europa. Ma il punto è più ampio: serve anche un confronto con Azione. Dobbiamo lavorare a un’idea comune di Italia da proporre agli elettori e dobbiamo farlo il prima possibile.
Il Pd quale ruolo deve assumere in questa fase?
Il Pd può svolgere un ruolo diverso: non quello di inseguire ogni posizione interna alla coalizione, ma quello di costruire una proposta politica credibile. Il Movimento 5 Stelle continua a rimandare i chiarimenti e poi forza la mano nei passaggi decisivi, come accaduto con questa risoluzione. La sfida per noi è costruire una visione europea, progressista e di governo, capace di parlare al Paese.
















