Skip to main content

Perché l’Italia è un bersaglio primario della guerra cognitiva russa. Parla Germani

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Un ecosistema di influenza russa radicato in Italia da oltre un decennio, capace di muoversi dalla politica alla cultura, dal pacifismo ai social. Luigi Sergio Germani, direttore dell’Istituto Gino Germani, legge i casi di Vagli di Sotto e Formello come possibili tasselli di una più ampia strategia di guerra cognitiva di Mosca, alimentata anche dalla propaganda nucleare e dalla narrazione dei legami storico-culturali tra Italia e Russia

La targa dedicata a Darya Dugina a Vagli di Sotto, le iniziative culturali e i richiami al pacifismo religioso. Episodi apparentemente isolati che, letti nel loro insieme, possono diventare tasselli di una strategia più ampia. È questa la chiave di lettura proposta su Formiche.net da Luigi Sergio Germani, direttore dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, secondo il quale l’Italia sarebbe da anni uno dei terreni privilegiati della guerra cognitiva russa. Un’attività che, dopo l’invasione dell’Ucraina, non sarebbe diminuita, ma avrebbe progressivamente ampliato i propri strumenti, spostandosi anche sul terreno culturale, identitario e dei social network.

Professore, partiamo dai fatti: una targa per Darya Dugina a Vagli di Sotto e un’iniziativa annunciata a Formello, costruita attorno a San Francesco e alla presenza di esponenti diplomatici e rappresentanti di Paesi come Russia, Iran, Cuba e Venezuela. Siamo di fronte a episodi marginali o ai segnali di un ecosistema di influenza russa che continua a operare in Italia?

La targa per Darya Dugina e l’iniziativa annunciata a Formello vanno collocate, a mio avviso, all’interno di una più ampia strategia russa di guerra cognitiva attiva da molti anni nel nostro Paese. Un ecosistema di influenza russa ha iniziato a svilupparsi in Italia intorno al 2010 ed è in continua espansione, anche per l’assenza di una strategia organica di contrasto e contro-influenza da parte dei governi che si sono succeduti nel tempo.

L’Italia rappresenta un bersaglio primario della guerra cognitiva russa. Il nostro Paese è un pilastro della NATO e dell’Unione Europea, riveste un ruolo militare strategico nel Mediterraneo ed è un alleato chiave degli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, Mosca percepisce l’Italia come l’anello debole dell’Alleanza Atlantica a causa di diverse vulnerabilità: l’elevata permeabilità alla propaganda russa, la presenza radicata di sentimenti ostili alla NATO e agli Stati Uniti, il peso di lobby politiche ed economiche filorusse e, salvo rare eccezioni, un deficit di cultura della sicurezza nazionale all’interno della classe politica.

A partire dal 2014, con l’annessione della Crimea e la destabilizzazione dell’Ucraina orientale, le operazioni russe di guerra cognitiva sono aumentate in modo esponenziale, in Italia come nel resto d’Europa.

La strategia del Cremlino punta a manipolare la percezione dell’opinione pubblica sul conflitto russo-ucraino, a offuscare la natura espansionista e neo-imperiale della politica estera russa e ad accreditare Mosca come una potenza responsabile, interessata alla sicurezza e alla stabilità internazionale.

Parallelamente, viene alimentata la diffidenza nei confronti della NATO, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, con l’obiettivo di erodere progressivamente la fiducia nelle istituzioni democratiche. Un altro elemento è rappresentato dalla diffusione dello spettro di un conflitto nucleare e dalla polarizzazione politica e sociale interna attraverso temi fortemente divisivi.

Una componente centrale di questa strategia di manipolazione psicologica di massa consiste, oggi come in passato, nel sostegno sistematico alle forze populiste e sovraniste, sia di destra sia di sinistra, in Italia e su scala europea.

Tra i principali strumenti utilizzati dal Cremlino figurano giornalisti, politici, intellettuali, militari e diplomatici filo-russi. Molti possono agire senza essere consapevoli di fare gli interessi geopolitici di Mosca a scapito della sicurezza nazionale.

All’interno di questa rete di influencer, tuttavia, potrebbero anche nascondersi veri e propri “agenti di influenza” occulti, cioè soggetti reclutati dai servizi segreti russi con il compito specifico di diffondere narrazioni strategiche favorevoli al Cremlino.

Nel caso di Formello colpisce l’uso del linguaggio pacifista e francescano come cornice per un’iniziativa dal profilo geopolitico molto marcato. L’evento, da quanto siamo riusciti ad apprendere, alla fine non si è svolto. Al di là del mancato svolgimento, che cosa rappresentava quel tipo di iniziativa?

L’infiltrazione e la strumentalizzazione dei movimenti pacifisti occidentali, compresi quelli di matrice religiosa, costituivano un pilastro della strategia sovietica delle cosiddette “misure attive” durante la Guerra Fredda.

L’obiettivo era l’indebolimento militare, economico e psicologico dell’Occidente. Mentre Mosca perseguiva un vasto programma di riarmo convenzionale e nucleare, le operazioni di influenza sovietiche alimentavano il pacifismo oltrecortina ed esasperavano la paura di un conflitto atomico, con l’obiettivo di fiaccare la volontà delle democrazie di contrastare l’espansionismo sovietico.

In quel quadro il KGB creò anche organizzazioni pacifiste internazionali di ispirazione religiosa, come la Conferenza Cristiana per la Pace, utilizzata per infiltrare e condizionare il movimento cattolico Pax Christi International. Oggi i servizi segreti russi continuano, secondo me, a portare avanti questa tradizione operativa, strumentalizzando anche il pacifismo religioso.

Un caso recente che potrebbe rientrare in questo tipo di azione di influenza era rappresentato dall’iniziativa annunciata a Formello dall’associazione “Fides et Ratio ETS”, dal titolo “Tavoli di pace, un’esperienza francescana, un’eterna sfida tutta italiana – dalla fine dell’Occidente Pacis Ordo verso quale Novus Pacis Ordo?”.

L’impostazione concettuale dell’evento appariva chiaramente ispirata alle narrazioni strategiche diffuse dalla propaganda del Cremlino e, in particolare, a due tesi care al filosofo ultranazionalista russo Aleksandr Dugin.

La prima è quella secondo cui la civiltà occidentale “post-moderna” sarebbe sull’orlo del collasso totale perché decadente, materialista, nichilista e dominata da un individualismo sfrenato e da comportamenti sessuali perversi. La Russia, al contrario, si propone come l’ultimo baluardo dei valori tradizionali e della religione cristiana su scala globale.

La seconda riguarda la presunta transizione, guidata da Russia e Cina, dall’“unipolarismo” dominato dagli Stati Uniti e dai loro alleati occidentali verso un sistema multipolare, descritto dalla propaganda moscovita come un assetto più pacifico e giusto.

È ragionevole ipotizzare che questa iniziativa, insieme ad altre recenti iniziative culturali dell’associazione, potesse essere il frutto di una specifica operazione di influenza da parte dell’intelligence russa. Solo approfondite e complesse indagini di counterintelligence potrebbero confermarlo.

Se così fosse, si tratterebbe della prosecuzione di una consolidata tradizione operativa sovietica, piuttosto che di un nuovo approccio. Il fatto che l’evento non si sia poi svolto non consente, naturalmente, di trarre conclusioni definitive sulla sua natura.

In questa fase, le operazioni psicologiche di Mosca puntano a rafforzare i sentimenti pacifisti nell’opinione pubblica e nelle élite europee, così da spingere i governi a interrompere il sostegno militare all’Ucraina in nome della “pace”.

Per raggiungere questo traguardo, Mosca affianca alla pressione psicologica una violenta campagna di guerra ibrida in tutto il continente, che include sabotaggi e incendi dolosi contro infrastrutture critiche, centri commerciali, fabbriche di armamenti e basi militari. Parallelamente, le minacce atomiche del Cremlino alimentano la paura di un’escalation per indurre i cittadini e i decisori politici europei al disimpegno dal conflitto russo-ucraino.

Dal 2014, infatti, Mosca minaccia sistematicamente di sferrare attacchi nucleari contro i Paesi NATO e l’Ucraina. Quanto pesa oggi questa “propaganda nucleare”?

Dal 2014 Mosca minaccia sistematicamente di sferrare attacchi nucleari contro i Paesi NATO e l’Ucraina. Questa “propaganda nucleare” si è ulteriormente inasprita dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022.

Un esempio lampante di questa strategia in Italia è la pubblicazione a Roma, nell’aprile del 2026, del volume Dalla deterrenza alla coercizione: la nuova dottrina nucleare russa, scritto da tre politologi vicini al Cremlino: Sergej Karaganov, Sergej Avakyants e Dmitrij Trenin.

Il libro, edito da Visione Editore, è stato presentato il 16 aprile scorso presso la Residenza dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia. La presentazione del volume sul sito dell’Ambasciata russa

Durante la presentazione Karaganov rivolge esplicite minacce nucleari all’Europa, sostenendo che, se le élite europee non porranno fine alla guerra contro la Russia e non si ritireranno, Mosca sarà costretta a salire ulteriormente la scala dell’escalation.

Già nel gennaio del 2026 Visione TV, un attore importante dell’ecosistema di influenza russa in Italia, diffuse un’intervista del conduttore televisivo americano Tucker Carlson a Karaganov, nella quale quest’ultimo afferma che, se l’Europa non cambierà rotta, la Russia colpirà il continente con armi nucleari entro due anni. L’intervista di Tucker Carlson a Sergej Karaganov su YouTube

Vagli di Sotto ospita già una statua dedicata a un militare russo caduto in Siria e una via “Cuore Russo”. Quanto contano questi micro-avamposti simbolici nella strategia di Mosca rispetto all’azione diplomatica ufficiale?

Le statue, le targhe commemorative e la toponomastica nelle province italiane rappresentano efficaci strumenti simbolici per promuovere l’idea di un’amicizia e di una vicinanza storica, culturale e spirituale tra l’Italia e la Russia.

La diffusione di questi simboli si configura come un’azione di influenza psicologica, mirata a instillare nell’opinione pubblica la percezione della Russia come l’unico e autentico alleato dell’Italia.

Questa narrazione si associa a una visione negativa dei partner europei, dell’Unione Europea e della NATO, che vengono invece presentati come contrari agli effettivi interessi nazionali italiani.

Un trend emergente nella guerra cognitiva russa è l’uso dei social media per rilanciare narrative sui profondi legami tra Italia e Russia.

Come riferisce Massimiliano Di Pasquale, ricercatore associato dell’Istituto Gino Germani ed esperto di disinformazione e cognitive warfare russo, da diversi mesi sui social media, in particolare Facebook, Instagram e TikTok, assistiamo al proliferare di influencer, spesso giovani donne russe che parlano italiano, che diffondono brevi video o reel in cui offrono al pubblico italiano una visione idilliaca della Russia e mirano a rafforzare l’idea dell’amicizia tra i due popoli e la simpatia tra uomini italiani e donne russe.

Può fare un esempio concreto di questo fenomeno?

Di Pasquale cita come esempio la pagina Facebook “Strade russe” di Darya, una giovane blogger moscovita, che racconta a un pubblico più giovane e prevalentemente maschile come sia bella la vita a Mosca ma anche nei centri minori, come in Russia ci sia rispetto per i valori tradizionali, a differenza che in Occidente, e come il popolo russo ami quello italiano. La pagina Facebook “Strade russe”

Darya intervista inoltre ragazze russe chiedendo loro opinioni sugli uomini italiani e le risposte che riceve, sicuramente suggerite, sono positive.

Dopo l’invasione dell’Ucraina, come sono cambiate le attività di influenza russa nel nostro Paese? Si sono spostate dalla dimensione politica a quella culturale e identitaria?

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina del 2022, la strategia di guerra cognitiva del Cremlino in Italia ha continuato a perseguire i medesimi obiettivi degli anni precedenti: confondere l’opinione pubblica sulle reali finalità della politica estera russa e dell’aggressione all’Ucraina, minare l’orientamento atlantista ed europeista dell’Italia insieme ai suoi valori democratici, alimentare l’instabilità e la conflittualità interna e favorire l’ascesa di forze populiste e sovraniste radicali, sia di destra sia di sinistra.

In questa fase, la massima priorità di Mosca è indurre i decisori politici italiani ad abbandonare la linea di sostegno all’Ucraina inaugurata dal governo Draghi e proseguita da Giorgia Meloni.

A tale scopo, l’ecosistema di influenza russa sta intensificando, soprattutto attraverso i social media, la diffusione di narrative tese a screditare tale scelta. Si sostiene, ad esempio, che l’aiuto militare a Kiev sia la causa diretta del declino economico nazionale, dell’impoverimento della classe media e della sottrazione di risorse al welfare pubblico.

Dal 2024 si nota in Italia una moltiplicazione di nuove iniziative ed eventi politici e culturali volti a promuovere le narrazioni strategiche russe.

La proliferazione su tutto il territorio nazionale di associazioni di amicizia italo-russa, che organizzano spesso la proiezione di film propagandistici sul conflitto russo-ucraino, punta a un target di massa.

Parallelamente, la cultura, in particolare l’idea della Russia come culla di una grande cultura e di una grande civiltà, viene sempre più strumentalizzata da Mosca per esercitare influenza sui settori più colti e d’élite della società italiana.


×

Iscriviti alla newsletter