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Perché il Golfo guarda all’Italia. Calovini racconta la missione Nato negli Emirati

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“Dei sei Paesi del Golfo forse l’Eau è quello che guarda con più attenzione alla Nato. Sono molto interessati alla difesa e alla deterrenza. Il ruolo dell’Italia? Meloni lo ha visitato 4 volte in 4 anni di governo: una cosa che non era mai successa prima. Hanno capito che l’Italia è un partner vero, solido e affidabile per il presente, ma soprattutto anche per il futuro”. Conversazione da Abu Dhabi con il parlamentare di Fratelli d’Italia, Giangiacomo Calovini

Queste missioni servono per rafforzare il dialogo e per comprendere le percezioni del Golfo su diversi aspetti, in un momento in cui la deterrenza è forse più rilevante di tanti altri aspetti classici legati alla difesa. Lo dice a Formiche.net il deputato di FdI Giangiacomo Calovini, raggiunto telefonicamente ad Abu Dhabi, dove si trova come capodelegazione in occasione della riunione della Commissione Nato Scienza e Tecnologia. Un’occasione per dialogare con un Paese strategico come gli Emirati Arabi Uniti, oggetto di continui attacchi da parte dell’Iran, con cui la Nato collabora e con cui sta orchestrando un proficuo scambio bilaterale e anche per ricordare il rapporto costante che il governo italiano ha instaurato con quello emiratino.

Quali gli obiettivi della missione?

La missione, voluta dal gruppo speciale Mediterraneo, scienza e tecnologia della Nato, intende rafforzare il dialogo tra Paesi dell’Alleanza e il Golfo per ovvie motivazioni. Si tratta di un evento programmato da tempo e che si inserisce, a maggior ragione, in un momento estremamente delicato, in virtù delle tensioni che ci sono in quest’area, anche in merito alle elezioni di midterm e dopo il voto di Israele.

In che settori gli EAU sono più sensibili e desiderosi di un confronto?

La missione è andata molto bene: c’è dai Paesi del Golfo, ed in particolar modo da parte degli Emirati, una particolare attenzione sul tema della difesa. Ricordiamoci che durante gli attacchi di febbraio e marzo, come più volte ci hanno sottolineato, hanno ricevuto circa il 90% di droni o missili lanciati dall’Iran nei confronti del Golfo e nonostante la quantità enorme in proporzione sono comunque riusciti a difendersi di più grazie a uno sviluppo e a una ricerca una tecnologia che portano avanti da anni. Infatti sono consapevoli che la deterrenza molto probabilmente è il futuro per sopravvivere alle minacce iraniane. Per cui dei sei Paesi del Golfo forse l’EAU è quello che guarda con più attenzione alla Nato. È chiaro che queste missioni servono per rafforzare il dialogo e per capire anche come si stanno comportando su diversi aspetti.

Chi avete incontrato e come vi siete rapportati?

C’è stato un primo momento svoltosi in ambasciata britannica, che ci ha ospitato, per fare un focus con alcuni addetti militari e altri ambasciatori di rappresentanza dei Paesi Nato. Nel pomeriggio sono intervenuto in quello che di fatto è stato un Consiglio che si occupa di difesa e di armamenti, paragonabile all’ufficio armamenti dello Stato maggiore della difesa. Ho sottolineato innanzitutto una solidarietà e una vicinanza ai Paesi del Golfo e in particolar modo nei confronti degli Emirati Arabi per gli attacchi e le minacce ricevute. In secondo luogo ho precisato che è innegabile come ormai la deterrenza sia la strada che tutti noi dobbiamo seguire, in un mondo che è sempre più complesso dal punto di vista geopolitico. Quindi il dialogo resta fondamentale, soprattutto per quanto riguarda le attività di ricerca.

Come sta cambiando il concetto di difesa?

Notevolmente. Ne abbiamo parlato a proposito dell’attacco hacker contro alcuni supermercati europei: a chi dice che non bisogna investire in difesa, vorrei ricordare che anche salvare dei supermercati e del cibo che verrà buttato via, rientra all’interno del nuovo concetto di difesa, passaggio più volte ricordato dal presidente del consiglio Giorgia Meloni. Dobbiamo essere consapevoli infatti delle problematiche cyber esistenti, per cui ritengo che tali iniziative servano per un rafforzamento che ormai è sempre più strategico. Ma non è tutto.

Ovvero?

Apro una parentesi, in virtù anche di una bella chiacchierata fatta in ambasciata con il nostro ambasciatore e alcuni rappresentanti della comunità italiana, soprattutto imprenditori. È ormai chiaro a tutti, nel Golfo e fuori da esso, che l’Italia sta avendo un ruolo fondamentale in quell’area. L’esempio più importante lo si ritrova nelle quattro visite del presidente Meloni negli Emirati Arabi in quattro anni di governo: una cosa che non era mai successa prima. È stato soprattutto il primo Presidente di un Paese europeo e di un Paese Nato che si è recato negli Emirati Arabi dopo l’attacco subìto da parte iraniana. Dal momento che alla simbologia e alla cortesia a queste latitudini sono molto sensibili, hanno capito che l’Italia è un partner vero, solido e affidabile per il presente, ma soprattutto anche per il futuro.


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