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Emanuele Rossi About Emanuele Rossi

Marito, padre e figlio; umbro, spesso connesso, lettore entropico. Scrivo storie e qualche analisi su questioni del mondo. Abbastanza innamorato dell'America e di Londra, del cibo, della birra, del Milan e dei New York Knicks. Sono anche un giornalista e un geologo. Twitter: @de_f_t

La tecnologia Usa in mani fidate. Cosa c’è dentro il Pax Silica Fund

Washington lancia il Pax Silica Fund per coordinare investimenti globali nelle supply chain dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di mobilitare capitali su larga scala e rafforzare filiere “trusted”. Il fondo segna il passaggio da strategia a implementazione, trasformando Pax Silica in un’architettura geoeconomica concreta che intreccia finanza, sicurezza ed energia

Iran, negoziati in corso. Trump prova a rimodellare la crisi di Hormuz

Il rinvio degli attacchi da parte di Trump apre una finestra negoziale che sposta la crisi di Hormuz dalla logica militare a quella diplomatica. Nei prossimi giorni si gioca l’equilibrio tra de-escalation e ritorno alla pressione militare, mentre l’Iran consolida la sua leva sul traffico energetico globale

Usa-Giappone, i minerali critici allentano la pressione su Hormuz

Trump e Takaichi rilanciano l’alleanza Usa‑Giappone tra investimenti, tecnologia e sicurezza, ma il nodo Hormuz rivela i limiti del burden‑sharing. Tokyo evita l’impegno militare diretto nel Golfo e punta su economia e Indo‑Pacifico per restare un partner chiave in un’alleanza sempre più negoziata

Sudan, Libia e rotte informali dell'IndoMed. Controllare i corridoi oltre le mappe

Tra Sudan e Libia emergono circuiti logistici informali che sostengono guerra, migrazione e traffici, rivelando una dimensione geosecuritaria dei corridoi. Accanto a quelli statuali, reti adattive e ibride già operative richiedano una governance specifica, pena la coesistenza con flussi che gli Stati non controllano

Trump rinvia l’incontro con Xi. Cambiano le priorità? Risponde Skylar Mastro

Il rinvio dell’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping riflette una fase in cui Washington è assorbita da crisi globali, a partire dal Medio Oriente. Secondo Oriana Skylar Mastro, “gli Stati Uniti stanno cercando una sorta di distensione con la Cina” per ridurre tensioni e potersi concentrare su altre priorità strategiche

Imec, nuove rotte da Trieste. L'accelerazione necessaria secondo Tajani

Dal forum Imec ospitato a Trieste emerge la volontà di accelerare sul corridoio indo‑mediterraneo e rafforzare il ruolo della città come hub strategico tra Europa, Medio Oriente e Asia

Gli Emirati pronti a difendere l’interesse nazionale contro l’Iran. Parla il ministro Alhajeri

A Trieste, a margine del forum sull’Imec organizzato dalla Farnesina, il ministro di Stato emiratino Saeed Alhajeri denuncia oltre 2.000 attacchi iraniani contro infrastrutture civili e rilancia il ruolo degli Emirati nel corridoio indo-mediterraneo

Hormuz mette alla prova le alleanze Usa nell’Indo-Pacifico. Il dilemma di Tokyo (e non solo)

La guerra tra Stati Uniti e Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno mettendo sotto pressione gli alleati indo-pacifici di Washington. Tra sicurezza energetica, vincoli costituzionali e calcoli geopolitici, il Giappone diventa il caso più delicato di questo nuovo test per il sistema di alleanze americano

La guerra in Iran scuote il West Asia. Ma l’intuizione strategica di Soliman resta viva

Nel suo libro “West Asia”, Mohamed Soliman propone di ripensare il Medio Oriente come uno spazio strategico più ampio che collega Mediterraneo, Golfo e Indo-Pacifico. In un momento di rinnovata instabilità regionale e di confronto tra grandi potenze, la sua tesi invita Washington a costruire un nuovo ordine basato su coalizioni, connettività e tecnologia

Ecco come l’Italia può lavorare per fermare la crisi in Medio Oriente. Conversazione con Alcaro

L’Europa e l’Italia non hanno interesse in una guerra dai costi economici elevati e dagli esiti incerti, e dovrebbero lavorare a una de-escalation coordinata con partner europei e del Golfo, spiega Alcaro (Iai). Ma mentre si ragiona su possibili aperture diplomatiche, il raid statunitense contro obiettivi militari a Kharg segnala che l’escalation nel Golfo continua su un delicato equilibrio tra pressione militare e stabilità dei mercati energetici

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