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Il dopo Vučić deve essere l'Ue. La traiettoria di Belgrado per sfuggire a Mosca e Pechino secondo Onori

La Serbia degli studenti sfida gli equilibri costruiti in oltre un decennio di potere di Aleksandar Vučić e riapre la partita sul futuro europeo dei Balcani. Per Federica Onori (Azione), il voto esprime una domanda di democrazia che i partiti tradizionali non hanno saputo intercettare. Ma la svolta non è ancora compiuta: tra riforme istituzionali da realizzare e legami strategici con Mosca e Pechino, Bruxelles è chiamata a trasformare questa finestra politica in un’occasione concreta di avvicinamento all’Unione

Da Belgrado a Brasilia, il consenso non è più blindato. La sfida per l’Europa secondo Pirozzi (Iai)

Dalla mobilitazione degli studenti in Serbia alla vittoria di Lula in Brasile, il consenso torna contendibile e la partecipazione dal basso sfida le leadership consolidate. Per Nicoletta Pirozzi (Iai), questi risultati raccontano una domanda di cambiamento che intreccia democrazia, Stato di diritto e autonomia dalle grandi potenze. Ma la discontinuità elettorale non garantisce automaticamente una svolta geopolitica

Dietro le nuove proteste, tra mobilitazione digitale e guerra cognitiva. La lettura di Lombardi

Il movimento 17 ottobre segna un salto organizzativo nella gestione delle proteste, tra coordinamento digitale, comunicazioni criptate e nuove sfide per la prevenzione. Per il sociologo Marco Lombardi (Università Cattolica di Milano), le analogie tra Italia e Francia raccontano un’evoluzione del conflitto sociale europeo, in un contesto in cui le vulnerabilità delle democrazie possono diventare terreno di una guerra cognitiva. L’obiettivo è l’opinione pubblica, da esporre a polarizzazione e instabilità: anticipare la violenza significa intervenire prima che la protesta arrivi in piazza

Dalle primarie alle piazze, quando la politica non parla più alla società. L’analisi di Valbruzzi

Dalle primarie del campo largo alla crisi d’identità della Lega, fino al cortocircuito tra piazze e partiti. Per Marco Valbruzzi, politologo della Federico II, la vera emergenza è una rappresentanza incapace di parlare alle nuove generazioni. E con i vincoli della manovra, anche il governo rischia di perdere terreno sul consenso

Quando la mobilitazione precede l’ideologia. La nuova sfida delle piazze secondo Antinori

La violenza di piazza non nasce necessariamente da una regia politica: può precedere l’ideologia e diventare terreno di strumentalizzazione per attori ostili. Nella sua intervista a Formiche.net, il criminologo Arije Antinori analizza le nuove saldature tra antagonismo, disagio giovanile e mobilitazione digitale, indicando la sfida per le democrazie: prevenire l’escalation senza criminalizzare il dissenso

Perché un Pd più forte conviene anche agli alleati. La lettura di Nicodemo

Dopo l’assemblea nazionale dem e la manifestazione della Cgil, il confronto nel centrosinistra si concentra sulla leadership e sulle regole della competizione per Palazzo Chigi. Per Francesco Nicodemo, l’identità della sinistra è una risorsa politica, non un limite. E sulle primarie avverte: “Devono essere davvero di popolo, altrimenti diventano un rischio”

Kyiv e difesa europea misurano la credibilità di governo. La lezione di Casini al centrosinistra

L’Europa al bivio tra irrilevanza e autonomia strategica, l’Ucraina come banco di prova della tenuta occidentale e il campo largo chiamato a sciogliere le proprie ambiguità sulla politica estera. Da Ferrara, Pier Ferdinando Casini rilancia la necessità di una difesa comune e di una visione politica condivisa, indicando nella coerenza internazionale una condizione imprescindibile per chi ambisce a governare. E sul governo Meloni riconosce il valore della stabilità, distinguendo il confronto con la maggioranza dalla responsabilità delle istituzioni

La disponibilità del Pd (anche sull'Ucraina) non è debolezza. Parla Alfieri

Cinque risoluzioni, convergenze sui grandi dossier internazionali e una faglia che continua a passare per Kyiv. Per Alessandro Alfieri, senatore del Pd, il mancato muro comune delle opposizioni non impedisce di intravedere una sintesi, neppure sul sostegno militare all’Ucraina. La novità è l’apertura del Movimento 5 Stelle all’invio di armi, pur con accenti diversi. Ma la partita si gioca anche sul terreno interno: costruire un’alternativa credibile a Meloni, partendo dal programma prima che dalla leadership. Il Pd è pronto a un supplemento di generosità per ricomporre il centrosinistra, senza però confondere l’unità con la rinuncia alla propria identità

Meloni presidia la scena. A sinistra? Potrebbe svoltare Calabresi. Parla Piepoli

Dalla legge elettorale agli equilibri tra maggioranza e opposizione, il sondaggista Nicola Piepoli legge una politica italiana che procede senza scosse apparenti. Giorgia Meloni continua a presidiare la scena grazie a una leadership riconoscibile e a una comunicazione efficace, mentre il centrosinistra resta impigliato nella rivalità tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Sullo sfondo, Roberto Vannacci e l’ipotesi di una sorpresa a Milano con Mario Calabresi. Perché, come ricorda una massima di Andreotti, il potere logora chi non ce l’ha: ma per conquistarlo serve prima una prospettiva comune

Casini chiude un’epoca. Ecco cosa mancherà alla politica secondo Cesa

Dopo 44 anni in Parlamento, Pier Ferdinando Casini ha deciso di non ricandidarsi alla fine di questa legislatura. Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc e amico di lunga data, racconta il peso politico e umano di una scelta che chiude una stagione della Repubblica. E guarda oltre: il prestigio dell’ex presidente della Camera potrebbe riportare il suo nome in corsa per il Quirinale?

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