Il premier sarà giovedì e venerdì al vertice di Cipro, dove grande attenzione verrà riservata all’emergenza energetica, dal momento che esiste la possibilità di una carenza di carburante per i trasporti. Per questa ragione la Commissione Europea presenterà un piano energetico, denominato “AccelerateEU”. Su Trump spiega: “Gli amici ti danno una mano anche e forse, soprattutto, quando ti dicono che non sono d’accordo”
Francesco De Palo
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Energia, IA, spazio. Tutti gli accordi tra Italia e Kenya
Infrastrutture, energie rinnovabili, agroalimentare e manifatturiero, con particolare attenzione al settore della produzione di cuoio in un’industria moderna: questi i settori coinvolti nel forum, a cui va sommato il turismo come motore di scambio culturale, prosperità economica e responsabilizzazione delle comunità attraverso pratiche turistiche sostenibili e inclusive
Piano d'azione triennale, così Meloni puntella le relazioni fra Roma e Nairobi
In evidenza IA, spazio e difesa, il governo italiano rafforza l’interoperabilità fra piano Mattei e Global Gateway dell’Unione europea. Per estendere verso l’Africa orientale il Blue Raman Cable, la dorsale marittima digitale che punta a collegare l’India alle economie europee, passando per il Medio Oriente e per il Mediterraneo
Su Hormuz l'Italia ha dato un segnale di consapevolezza strategica. Loperfido spiega perché
“L’Italia ha ridotto drasticamente la dipendenza dal gas russo, costruendo un sistema fondato su forniture diversificate provenienti da Mediterraneo, Caucaso e Golfo. La disponibilità italiana? Si colloca in un quadro multilaterale. L’Ue? La legittimazione democratica resta in capo agli Stati membri. Cipro nella Nato? È alleato affidabile”. Conversazione con il parlamentare di Fratelli d’Italia, Emanuele Loperfido
Hormuz, l'Ue si muove. Anche l'Italia manderà le navi (con l'ok del Parlamento)
L’Italia, insieme ai volenterosi, punta al consolidamento del cessate il fuoco in Libano, definito “preziosissimo” anche grazie alla mediazione degli Stati Uniti, oltre che a favorire la ripresa dei negoziati con l’Iran. “Non rinunciamo a costruire soluzioni giuste, durature e pragmatiche”, rivendica Meloni, e assicura la piena disponibilità dell’Italia a fornire le proprie navi con l’ok del Parlamento
Usa e Ue sempre salde, è Meloni la chiave per i conservatori. Parla Giordano
“Difendere il papa è come difendere l’Europa. Ha ragione Carafano, le sfide geopolitiche non mineranno la cooperazione italo-Usa”. La Nato? “Ad oggi un’Europa senza gli americani è una cosa inimmaginabile. In Europa si ammira il modello-Meloni”. Conversazione con il segretario generale di Ecr e deputato di FdI
Nato, Africa e Cina. L'agenda Tajani e la strategia italiana
Dalla conferenza di Berlino il ministro egi esteri sgombra il campo dalla ventilata crisi della Nato (“non è in crisi, ci sono delle divergenze di opinioni tra Stati Uniti ed Europa”). Un ritiro degli Usa dalla Nato? “Al momento non risulta. Bisogna chiederlo agli Stati Uniti, noi crediamo fortemente nella Nato, l’Iran non è area di competenza dell’Alleanza atlantica, quindi non siamo intervenuti”.
L'Occidente diviso è un regalo a Mosca. Meloni incontra Zelensky
“A fianco di Kyiv, del suo popolo e delle sue istituzioni”, rivendica Meloni, certa che sostenere l’Ucraina non sia solamente “un dovere morale, ma anche una necessità strategica, perché in gioco non sono solamente la dignità, la libertà e l’indipendenza dell’Ucraina, ma anche la sicurezza dell’Europa nel senso più ampio del termine”
Meloni ha avuto coraggio a difendere Leone XIV. Orsina spiega perché
“Finora Meloni ha cercato di fare da ponte tra le due sponde dell’Atlantico, e la posizione ha anche una sua ragionevolezza. Era prevedibile che, se quelle due sponde si fossero distanziate troppo, il ponte si sarebbe trovato sotto stress, fino magari a spezzarsi o crollare”. L’analisi del politologo e direttore del dip di scienze politiche presso l’Università Luiss-Guido Carli di Roma, Giovanni Orsina
Gli effetti di Hormuz, si accelera su Yamal e EastMed?
Il punto di partenza per i futuri ragionamenti passa da una considerazione di fondo: il Mediterraneo orientale si trova al centro di una grande trasformazione energetica su scala globale, che se fosse stata sufficientemente programmata avrebbe potuto (come fatto dal Tap durante la crisi ucraina) limitare i danni della crisi a Hormuz. Di contro l’Artico è centro gravitazionale delle (non troppo) future scelte
















