Amedeo di Savoia-Aosta dall’infanzia al trono contestato. Foto di Pizzi

È morto questa mattina ad Arezzo il principe Amedeo di Savoia, all’età di 77 anni. Lo ha riferito la famiglia in una nota. “La Real Casa di Savoia annuncia che questa mattina si è spento in Arezzo, S.A.R., il Principe Amedeo, Duca di Savoia e Duca d’Aosta”, si legge sul comunicato di Casa Savoia.

Amedeo, figlio di Aimone di Savoia, è morto nella notte all’ospedale San Donato di Arezzo dove era ricoverato da giovedì scorso per un intervento chirurgico.

Nato a Firenze 27 settembre del 1943, era discendente di Vittorio Emanuele II, figlio d’Aimone (1900-1948) e Irene di Grecia e Danimarca (1904-1974), cugino di due re: Juan Carlos di Spagna ed Elisabetta II d’Inghilterra. Prigioniero dei tedeschi a un anno d’età, insieme alla madre, a quattro anni divenne duca d’Aosta, come riporta cinquantamila.it.

Lascia tre figli: Bianca (Firenze 2 aprile 1966), Aimone (vedi Aimone Savoia Aosta), Mafalda (Firenze 20 settembre 1969), nati dal primo matrimonio con Claudia d’Orléans (Larache, Marocco, 11 dicembre 1943), principessa di Francia. Ha sposato in seconde nozze la marchesa Silvia Paternò di Spedalotto (Palermo 31 dicembre 1953) e nel 2006 ha avuto Ginevra da una relazione illegittima con la duchessina Kyara van Ellinkhuizen.

Nel maggio 2004 durante il ricevimento per il matrimonio di Felipe di Spagna, Amedeo fu aggredito da Vittorio Emanuele, con cui non ebbe mai un buon rapporto per divergenze sulla linea dinastica. “Si è voltato di scatto e alzando la voce ha investito il cugino con un torrente di insulti e di contumelie, cui ha fatto seguire due sonori pugni in piena faccia. Che non gli sono stati restituiti. Amedeo ha vacillato ma non è caduto a terra. A sostenerlo le morbide braccia dell’ex regina di Grecia Anna Maria, moglie dell’ex re Costantino, fratello di Sofia di Spagna (…) Lo stesso padrone di casa Juan Carlos si sarebbe lasciato sfuggire un “Nunca mas!”, mai più”, aveva ricostruito la giornalista Laura Laurenzi.

E proprio sulla successione nel 2006 la Consulta dei senatori del Regno, d’accordo con l’Unione monarchica italiana, lo dichiarò Amedeo di Savoia “capo della Casa di Savoia e duca di Savoia, con i relativi titoli e le prerogative ad esso spettanti”, escludendo Vittorio Emanuele e il figlio da qualsiasi ruolo dinastico (ma il Coordinamento monarchico italiano non riconobbe né la decisione né la Consulta).

Nel 2013 fece scalpore l’asta con cui mise in vendita i gioielli di famiglia. Argenti, porcellane, posate, tovaglie, quadri, stampe, alberi genealogici, soprammobili, sculture, candelabri, ventagli, orologi, stemmi, libri antichi, album e fotografie, coppe e monili d’oro, insomma, 270 lotti di ottima qualità con un importante valore storico: “Certi pezzi non li venderò mai – disse -. Non capisco però certi malumori. I tempi sono cambiati. In Inghilterra il duca di Kent ha messo all’asta beni di famiglia e lo stesso ha fatto Costantino in Grecia. Eppure nessuno ha gridato allo scandalo”.

Ecco una selezione di foto dall’archivio di Umberto Pizzi.

(c) Umberto Pizzi – Riproduzione riservata

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