Chi si agita (e chi no) per il futuro della Cassa depositi e prestiti

Tutto nasce da Palazzo Chigi. Ovvero dai consiglieri del premier Matteo Renzi. In primis Andrea Guerra. Ma anche Marco Carrai, manager e imprenditore amico dell’ex sindaco di Firenze. Che cosa? L’idea di rottamare con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale i vertici della Cassa depositi e prestiti presieduta da Franco Bassanini e guidata dall’ad, Giovanni Gorno Tempini.

Tra coloro che si sono agitati meno, a sostegno dell’azione del premier, ci sono di certo le fondazioni bancarie azioniste con il 18% della Cassa depositi e prestiti, controllata dal ministero dell’Economia. Infatti solo ieri, a distanza di 10 giorni dalle prime indiscrezioni sulle volontà della presidenza del Consiglio di sostituire i vertici di Cdp, l’associazione delle fondazioni – l’Acri presieduta da Giovanni Guzzetti – ha comunicato che avrebbe chiesto spiegazioni e informazioni sul futuro della Cassa.

Tra chi si è agitato meno, o forse non è stato per nulla consultato dalla presidenza del Consiglio, è stato il dicastero del Tesoro retto da Piercarlo Padoan.

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