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Si riuscirà a riattivare la crescita economica di medio e lungo periodo soltanto o prevalentemente con una strategia redistributiva? Questa sembra essere la linea del governo: la riduzione del cuneo fiscal-contributivo, unitamente ad un’accelerazione dei rimborsi dei crediti commerciali delle pubbliche amministrazioni alle imprese sarebbero il grimaldello dei consumi delle fasce di reddito a reddito più basso. Ciò, a sua volta, attiverebbe la domanda interna su un percorso virtuoso tale da rendere possibili anche aumenti della pressione tributaria sulle fasce a reddito più elevato. Il tutto verrebbe poi compensato da sforbiciate su pensioni d’oro o d’argento.

GLI STUDI

Un’analisi di lungo periodo pubblicata dal Fondo monetario nel lontano 2011 ma ora di straordinaria attualità sembra smentire queste ipotesi, e giustificare, quindi, anche misure, promosse da Fondo, Banca centrale europea e Commissione europea, che non sono andate tanto per il sottile nei confronti dei ceti a basso reddito. Un nuovo lavoro, sempre del Fondo, rafforza le conclusioni raggiunte nel 2011. Il nuovo studio (ne sono autori Andrew Berg, Jonathan Ostry e Charalambos Tsangrarides) riguarda l’andamento economico di 173 Paesi nell’arco di cinque decenni. E’ un’analisi empirica (ed econometrica) tale da poter permettere generalizzazioni. Utilizza come metro quantitativo i “coefficienti di concentrazione” elaborati, molti decenni fa, dallo statistico italiano Corrado Gini; coefficienti abbastanza facili da calcolare anche in Paesi che cinquanta anni fa disponevano di apparati statistici elementari. Lo studio, pur avvertendo che non bisogna giungere a conclusioni “affrettate”, indica che i Paesi (come gli Usa) in cui le politiche redistributive abbassano di una decina di punti il “coefficiente di Gini” (tanto tale coefficiente è più alto tanto maggiori sono le diseguaglianze ) la crescita è stata per decenni vivace, mentre in Paesi (come la Svezia) le cui politiche redistributive abbassano il coefficiente di 23 punti, la crescita ristagna.

LE CONSEGUENZE

Ribadiamo anche noi che questi dati vanno presi con un grano di sale. Non solo in numerosissimi Paesi dove la diseguaglianza impera ed imperversa, breve periodi di crescita vengono seguiti da lunghe fasi di stagnazione e declino, ma i contenuti delle politiche redistributive incidono sullo sviluppo; ad esempio tassando il lusso per finanziare le scuole e la loro maggiore apertura a ceti deboli.

Tuttavia il lavoro deve fare riflettere. Non si ritorna sulla via del progresso giocherellando con le aliquote tributarie ma grazie a ben concepite politiche della domanda. In un Paese manifatturiero come il nostro, ciò vuol dire anche una dose di ben concepita politica industriale.

Vi spiego perché l'economia non cresce giochicchiando solo con le aliquote fiscali

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