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È stato il faccia a faccia con Papa Francesco la ragione profonda del viaggio che ha portato il presidente degli Stati Uniti d’America a Roma. Il saluto con le autorità istituzionali del nostro Paese aveva inizialmente il senso di scattare una photo opportunity con il nuovo primo ministro.

Purtroppo, la crisi ucraina e le prime uscite del governo Renzi hanno raffreddato, e non poco, gli entusiasmi iniziali. La stessa intervista odierna sul Corriere così come il monito lanciato ieri a Bruxelles (“preoccupati per gli annunciati tagli alla difesa di alcuni Paesi Nato”) sono il segno di una freddezza che dovrebbe far riflettere. È toccato ad Obama dover ribadire, anche in più di un passaggio, la priorità politica della Libia ed anche la rilevanza del negoziato Usa-Ue sul Ttip, due argomenti trascuratissimi nell’agenda di Farnesina e Palazzo Chigi. Persino sull’Expo il presidente americano è sembrato spendersi più dei vertici del governo. Degli aspetti di sicurezza internazionale (difesa e politica energetica) Obama e Renzi discuteranno vis-à-vis ma non vi è dubbio che i punti di partenza siano più distanti di come non fossero con i precedenti governi.

C’è un problema temiamo non banale o superficiale nell’identità nazionale del nostro Paese e nella sua proiezione sugli scacchieri internazionali. Non è solo un tema di atlantismo più o meno accentuato. Renzi ha annullato per esempio la visita in Cina ad aprile già programma da Enrico Letta. Il presidente cinese Xi è in Europa per un lungo tour (in queste ore è a Parigi) ma non farà tappa in Italia. Non è un elemento di dettaglio né un segnale incoraggiante. È presto per anticipare valutazioni, ci mancherebbe. Un campanellino d’allarme sta suonando e probabilmente Obama lo renderà ancora più esplicito oggi. Certo, ci si può nascondere dietro una stampa nazionale (ancora per un po’) accondiscendente ai limiti dell’imbarazzo. Forse è meglio prendere sul serio le critiche di chi suggerisce di non sottovalutare l’importanza della politica estera per meglio definire e perseguire l’interesse nazionale.

Post Scriptum: Nell’agenda italiana del presidente Obama il tempo maggiore sarà dedicato, ancora una volta, al bilaterale riservato con Giorgio Napolitano. I due sono legati da un sentimento di stima profondo. È lecito immaginare che avranno un colloquio franco in cui si scambieranno opinioni, anche un po’ desolate, circa il ruolo italiano nell’Alleanza Atlantica. Pur non minimizzando le incertezze dell’attuale governo, il Capo dello Stato tornerà ad insistere perchè all’Italia venga riconosciuto il ruolo di guida “politica” della Nato. Napolitano proverà a ribadire la candidatura dell’ex ministro degli Esteri, Franco Frattini. Se dovesse fallire anche questo tentativo in extremis ed Obama confermerà la volontà di privilegiare una soluzione nord europea, ci sarà assai poco di essere lieti. In attesa di conoscere l’esito della trattativa, …crossed fingers!

Ecco #ObamainItalia. Da Francesco a Renzi, passando per Napolitano

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