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Adesso si gioca ad armi pari. Dopo lo stop del governo cinese alla valanga di sussidi destinati a Byd, sancita dall’ultimo piano quinquennale di Pechino, il costruttore di auto elettriche che ha riscritto le regole globali del mercato e messo in seria difficoltà le case europee, è pronto a tornare a un livello di competizione decisamente più equilibrato. Discorso che vale sia dentro le mura di casa propria, sia fuori. Come noto, la generosità del governo verso Byd ha prodotto una vera e propria distorsione del mercato in Cina, con tutti i principali competitor del costruttore di Shenzhen spazzati via in pochi mesi. Da Geely a Great Wall, senza soluzione di continuità.

Altrove, invece, il sostegno pubblico ha permesso al produttore di auto elettriche di aumentare sensibilmente la pressione sui costruttori europei, sia in termini di vendite, sia di presidio, con la seconda e terza fabbrica in arrivo, dopo quella in Ungheria, verosimilmente o in Polonia o in Spagna. Il tutto con il sostegno dalla retrovia di Catl, il principale produttore di batterie mondiale. Naturalmente cinese. Insomma, senza i sussidi di Pechino, adesso per Byd si apre una nuova era. Che parte non benissimo. La principale rivale di Tesla ha fatto sapere come le sue vendite globali ad ottobre siano diminuite del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando il secondo calo mensile consecutivo. Non solo. I profitti sono diminuiti di circa un terzo rispetto all’anno precedente.

Non c’è da allarmarsi più di tanto. Molto semplicemente, si tratta del fisiologico effetto della fine dei sussidi, che sta proiettando Byd verso un nuovo assestamento di mercato. Di sicuro ci sarà una pressione maggiore nei prossimi mesi da parte dei concorrenti cinesi, tra cui Xpeng , Nio, Geely e Leapmotor, che hanno tutti registrato vendite mensili record a ottobre. Ora, è molto probabile che l’onda lunga del riequilibrio in corso in casa Byd si faccia sentire anche in Europa. D’altronde, per la stessa casa di Shenzhen la scelta di puntare sull’Europa non è casuale: con il mercato cinese che mostra segnali di rallentamento e, come detto, gli incentivi ridotti e la concorrenza interna in aumento, Byd guarda all’estero come leva di crescita. La presenza europea diventa quindi essenziale per ridurre la dipendenza dal mercato domestico e per sfruttare un contesto dove la domanda di auto elettrificate è destinata a crescere.

Sul piano tecnologico Byd rivendica un forte vantaggio competitivo: Stella Li, vicepresidente del gruppo, ha ricordato che l’azienda dispone di 120 mila ingegneri su oltre un milione di dipendenti, e rivendica una media di 45 brevetti al giorno. Ma non è tutto oro quel che luccica. L’espansione internazionale comporta costi elevati e competizione agguerrita, sia in Europa che in Cina. Un’importante critica riguarda la capacità di mantenere margini e redditività mentre si scala così rapidamente. E senza i soldi di Pechino sarà più difficile. Per Byd è l’ora di dimostrare davvero di che pasta è fatta.

Senza sussidi Byd dovrà giocarsela alla pari anche in Europa

Con l’approvazione dell’ultimo piano quinquennale, Pechino ha sancito lo stop al sostegno pubblico al costruttore di Shenzhen. Che ora dovrà tornare a rispettare le leggi del mercato, dimostrando di che pasta è fatto. E non solo in Cina

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