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Presenta un taglio africano (strategicamente intrecciato con il Piano Mattei) il G7 dell’agricoltura in corso a Siracusa, ovvero come la diplomazia del cibo e del settore agroalimentare può farsi passepartout per dialogare più intensamente con il continente, anche al fine di rilanciare la cooperazione tra Ue e Africa dove il ruolo dell’Italia non è di semplice cerniera ma di attore protagonista. In questa direzione si muovono gli indirizzi dell’evento siciliano, alla presenza di Giorgia Meloni e di mezzo governo, dove il leit motiv si ritrova proprio nel Piano Mattei quale modello per gli investimenti in Africa.

L’idea tra G7 e Africa

L’obiettivo del governo è quello di mostrare che l’Italia è capace di contribuire sotto ogni punto di vista allo sviluppo del pianeta insieme alle Nazioni che compongono il G7 ma anche con i Paesi in via di sviluppo dell’Africa. Un dialogo a più cervelli con le associazioni agricole, con il mondo della ricerca e dell’innovazione, con i giovani, con la industria e i produttori italiani, non solo dell’agricoltura ma anche della pesca e con istituzioni dedicate (come il Corpo Forestale dello Stato).

Così come osservato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il G7 tematico propone un modello Italia per stimolare lo sviluppo agricolo, e farlo tramite un Piano Mattei come strategia per tutti i Paesi che vogliono guardare all’Africa. “Metteremo sul piatto risorse economiche e chiederemo di fare altrettanto agli altri Paesi del G7 per garantire all’Africa l’accesso alle sementi”.

L’evento

Tra gli ospiti di “Divinazione Expo 24 e G7 agricoltura” i presidenti delle commissioni agricoltura, ambiente e pesca del Parlamento europeo, la Commissaria dell’Unione Africana per l’Agricoltura, nonché i vertici delle tre agenzie Onu del polo romano (FAO, IFAD, WFP), dell’OCSE e del CGIAR, partenariato globale che unisce organizzazioni internazionali impegnate nelle ricerche sulla sicurezza alimentare. I lavori si svolgeranno su aree tematiche prioritarie individuate dalla Presidenza italiana: scienza e innovazione in agricoltura per l’adattamento ai cambiamenti climatici; le giovani generazioni come agenti di cambiamento in agricoltura; il contributo della pesca e dell’acquacoltura sostenibili alla sicurezza alimentare; il contributo del G7 allo sviluppo dell’agricoltura nel continente africano.

Tra l’altro di Africa si è parlato intensamente due giorni fa a Roma, in occasione di un meeting ad hoc promosso da Fondazione Articolo 49 in collaborazione con l’ambasciata del Marocco proprio per rilanciare la cooperazione tra UE e Africa, particolarmente nei settori dell’energia e degli investimenti per lo sviluppo. Ambasciatori, ministri, manager e rappresentanti di molti stati africani si sono confrontati sul tema con le istituzioni e i Ceo delle principali aziende italiane che operano sul mercato internazionale.

Prospettive

Al momento è stimato che le iniziative messe in campo per il Piano Mattei porteranno un effetto positivo sulla crescita, con la possibilità di un incremento del Pil italiano dello 0,5%. I progetti con Egitto, Tunisia, Kenya e Rwanda ammontano a già 5 miliardi di euro, a cui vanno aggiunte iniziative come la tutela del Bacino del Congo e la “Misura Africa”, a partire da 200 milioni, per investimenti a sostegno dei processi di transizione digitale ed ecologica e per il rafforzamento patrimoniale. Pronta, inoltre già dal luglio scorso, l’architettura finanziaria per supportare l’attuazione del Piano, ovvero il GRAf che si somma al Plafond Africa, previsto dal D.L. 89/2024 del 29 giugno scorso, che consente a Cassa Depositi e Prestiti di elargire finanziamenti, per un massimo di 500 milioni di euro, a valere sulle risorse proprie, a sostegno di imprese che operano in Africa per supportare i progetti promossi nell’ambito del Piano Mattei.

Il G7 Agricoltura guarda all'Africa e al Piano Mattei. Ecco come

L’obiettivo del governo è quello di mostrare che l’Italia è capace di contribuire sotto ogni punto di vista allo sviluppo del pianeta insieme alle Nazioni che compongono il G7 ma anche con i Paesi in via di sviluppo dell’Africa. Un dialogo a più cervelli con le associazioni agricole, con il mondo della ricerca e dell’innovazione, con i giovani, con l’industria e i produttori italiani, non solo dell’agricoltura ma anche della pesca

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