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Gira che ti rigira, sempre di soldi si tratta. Disse chi lo conosceva bene che furono in soldi a spingere Beppe Grillo a fondare nel 2009 il Movimento 5stelle con Gianroberto Casaleggio.
Di sicuro furono i soldi a rappresentare la presunta diversità degli eletti grillini, che per un po’ si ridussero ostentatamente lo stipendio e rifiutarono ogni forma di finanziamento pubblico.
Furono i soldi la principale ragione che giustificò la fuga in massa dei parlamentari dai gruppi di Camera e Senato, tanto da fare del Movimento 5stelle il partito col maggior numero di voltagabbana della Prima e della Seconda repubblica messe insieme.
Furono i soldi, pubblici, la principale ragione del successo elettorale del Movimento 5stelle dopo l’exploit iniziale: denaro distribuito a pioggia sotto forma di reddito di cittadinanza e di superbonus edilizio al 110%, con relativo squilibrio della finanza pubblica a caratterizzare la più colossale operazione clientelare della storia repubblicana.
Furono i soldi l’argomento principe con cui Giuseppe Conte sedusse le masse, passando così dall’epoca del “vaffanculo” all’epoca del “gratuitamente”.
Furono i soldi, per un terzo europei, per due terzi a debito, cioè a carico delle future generazioni, l’argomento con cui l’allora presidente del Consiglio caratterizzò la propria presenza in Europa ai tempi del Next Generation Eu: “209 miliardi!”.
Furono i soldi, 300mila euro l’anno per “progetti comunicativi” mai realizzati, lo strumento con cui Conte provò a ridurre al silenzio Beppe Grillo.
Soldi che non bastano mai. E infatti tra i tanti tradimenti degli “ideali” primigeni grillini spicca l’aver infine deciso di accedere al riparto del 2 per mille dell’Irpef: un paio di milioni di euro nel solo 2023.
Perciò, stupisce lo stupore.
Non si capisce, cioè, per quale ragione in molti siano trasecolati nel leggere il seguente passaggio dell’intervista rilasciata ieri da Giuseppe Conte a Stefano Cappellini di Repubblica: “Grillo ha assunto precisi impegni contrattuali che lo obbligano a non sollevare mai questioni sull’utilizzo del simbolo da parte del Movimento, che peraltro è già stato modificato più volte ed è registrato a nome dell’associazione del Movimento 5 Stelle e non di singole persone”.
Impegni contrattuali, embè? Dov’è la notizia in un partito che, gira che ti rigira, sempre di soldi ha trattato e che non a caso è finito nelle mani di un avvocato d’affari?

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